La mia vita è un numero complesso

La mia vita è un numero complesso.

Da una parte c’è quello che faccio, quello che è e quello che sono – la parte reale.

Dall’altra c’è ciò che io immagino dovrebbe essere – la parte immaginaria.

Il numero complesso è l’insieme di queste due parti:

a+ib, dove a e b sono i numeri reali, mentre i è l’unità immaginaria.

La matematica dice che i al quadrato è uguale a -1.

Detto in altri termini, se moltiplico per se stessa la parte immaginaria il risultato sarà un uno (ego) negativo.

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Summer of Books

Sarà un’estate di studio e di letture, più di qualsiasi altra, eppure so che leggerò solo una minima parte dei libri che vorrei leggere, solo una minuscola parte dei libri che avrei bisogno di leggere per avere una cultura di cui andare fiera. So anche che tra queste prossime letture non mancheranno i miei autori preferiti e quei libri che mi riprometto di leggere ormai da troppo tempo, e che questi distoglieranno un po’ l’attenzione dalle letture più “impegnate”. E va benissimo così.

E voi sapete quali saranno le vostre prossime letture? Avete letto qualcuno di questi libri o ne avete sentito parlare?

Gli umani – Matt Haig [in lettura]

Il salmone del dubbio – Douglas Adams

La mia famiglia e altri animali – Gerald Durrell

Kafka sulla spiaggia – Haruki Murakami

I ragazzi di Anansi – Neil Gaiman

Il gigante sepolto – Kazuo Ishiguro

Yeats è morto! – Vari autori irlandesi

Gli uccelli – Tarjei Vesaas

Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

A Scanner Darkly – Un oscuro scrutare – Philip K. Dick

Movie Club – Quel mostro chiamato repressione

In questi ultimi mesi di primavera mi è capitato di scegliere diversi film legati da una tematica sottile eppur pesante come un macigno: la repressione. Chiunque abbia mai represso un’emozione, un desiderio, un pensiero o un modo di essere, sa di cosa stia parlando e forse sa quanto sia invece liberatorio lasciarsi andare, essere sinceri (con noi stessi in primis) e illuminare ciò che per tanto tempo è rimasto nel buio.

Ho scelto tra i tanti tre film che secondo me vale la pena vedere e che affrontano, in maniera abbastanza originale, la repressione di qualcosa dentro di noi, esseri umani, e i possibili modi per reagire a questo meccanismo.

COLOSSAL Ha come protagonista Anne Hathaway, una ragazza che a causa dei suoi problemi di alcolismo perde il lavoro e il fidanzato e decide per questo di fare ritorno nella sua città natale, nel tentativo disperato di rimettersi in sesto. Molto presto scopre di essere misteriosamente collegata a un colossale mostro apparso sulle strade di Seul… Una storia che a mio parere è una grande metafora sulla repressione della rabbia, su cosa significhi non lottare contro le ingiustizie e lasciarsi sopraffare dagli altri, disconnettendosi da se stessi, sulle conseguenze disastrose che questo tipo di condotta ha sui nostri corpi e su tutto ciò che ci circonda.

GOD’S OWN COUNTRY – LA TERRA DI DIO È un bellissimo film ambientato nelle campagne dello Yorkshire e racconta la storia di un giovane ragazzo che ha rinunciato a una vita in città per aiutare il padre invalido nella gestione della fattoria di famiglia. Il lavoro è molto duro, come anche il rapporto col padre, e gli unici sfoghi del ragazzo sono la birra al pub e il sesso occasionale. Uno spiraglio di cambiamento appare quando alla fattoria arriva Georghe, un immigrato rumeno che ha bisogno di lavorare e che non tarda a mostrare le sue doti e la sua maturità. Un film genuino sulla repressione dei desideri e su quel bisogno di amore che tutti conosciamo, ma che capita fin troppo spesso di mettere da parte.

THE LADY IN THE VAN È tratto dalla storia vera di Mary Shepherd, una donna che per quindici anni ha vissuto in un furgone sul vialetto di casa di Alan Bennett, lo sceneggiatore del film. Questa anziana e scontrosa signora (interpretata da Maggie Smith) negli anni settanta è arrivata con il suo furgone in un tranquillo quartiere residenziale di Londra, sconvolgendo le vite dei suoi abitanti dell’alta borghesia con il suo atteggiamento eccentrico. Solo il commediografo Bennett si dimostra realmente disponibile con lei, permettendole di parcheggiare nel vialetto di casa sua. Riesce così ad instaurare con la donna un rapporto tanto insolito quanto stretto e a cogliere qualcosa del suo passato che spieghi quella scelta difficile di vivere isolata in uno scassato furgoncino giallo.

Per quanto mi riguarda, qualche notte fa ho sognato di urlare con tutta la forza del mio corpo e credo che con questo ormai il mio inconscio stia finendo i modi per comunicarmi la necessità di una mia liberazione. Voi che ne dite?

Vi presento i Durrell

Louisa, suo marito Lawrence Durrell e i loro quattro figli vivono in India durante l’Impero anglo-indiano. Il signor Lawrence, ingegnere oberato di lavoro, muore disgraziatamente per un infarto nel 1928, e la famiglia si trasferisce in Inghilterra, dove già il figlio maggiore, Lawrence (Larry), era stato mandato per motivi di studio. Qualche anno più tardi, nel 1935, i Durrell vanno a vivere nell’isola greca di Corfù, probabilmente spinti dalle difficoltà economiche e da una generale e profonda insoddisfazione per la grigia esistenza nella cittadina inglese di Bournemouth.

Qui in Grecia Larry si dedica alla scrittura dei suoi primi romanzi. Mostra fin da subito la sua vena poetica e virtuosistica, nonché la sua predilezione per la tematica amorosa ed erotica, che rigoglierà poi nelle sue opere di maggiore successo del “quartetto di Alessandria“. Suo fratello Leslie non ha altrettanta fortuna con la carriera, non trovando mai una vera e propria vocazione aldilà della sua passione per le armi, e vive in balìa del proprio cuore forse un poco ingenuo. Margaret, detta Margo, adolescente spensierata, trova in Corfù la sua vera casa, con il sole, il mare e la gente del posto che non vorrà più lasciare.

Il piccolo Gerald (Gerry), immerso nella natura del Mediterraneo, può vivere liberamente il suo più grande amore: quello per gli animali. Man mano riempie l’abitazione di famiglia e il giardino circostante di piccoli e grandi animali selvatici, e con l’aiuto dello scienziato Theodore Stephanides, che diventa suo mentore e amico, si dedica allo studio della fauna locale, interessandosi sempre più alla cura delle creature maggiormente a rischio di estinzione.

Sull’isola i quattro fratelli, assieme all’amata madre, trascorrono cinque anni di indimenticabile pace. È il 1939 e con la Seconda Guerra Mondiale inesorabilmente le loro vite prendono strade diverse e impreviste. Ma c’è un lieto fine.

Lawrence non è il solo a raggiungere una certa fama. Gerry, una volta finita la guerra, riesce a laurearsi e a diventare zoologo, realizzando così il sogno della sua vita: un’intera esistenza dedicata alla natura, agli animali, all’esplorazione e alla salvaguardia delle specie più rare e fragili. Non solo, scrive anche una serie di libri a tema naturalistico e tra questi la trilogia autobiografica La mia famiglia e altri animali, L’isola degli animali e Il giardino degli dei. Da questi romanzi è stata tratta la serie tv The Durrells, composta per il momento da tre stagioni, che racconta quei magici anni trascorsi sotto il sole di Corfù, e che mi ha permesso di conoscere questa famiglia sorprendente.

Miyazaki Collection

Una collezione di storie con la quale sono cresciuta, questa dei lungometraggi animati di Hayao Miyazaki. Un immaginario dallo stile inconfondibile, avventure mozzafiato, la natura spesso protagonista e sempre sorprendente, i piccoli gesti di coraggio e di gentilezza, e la magia nascosta proprio qui, nelle trame della semplice realtà.

Non tutti apprezzano gli anime e il loro sapore marcatamente giapponese, io credo di essermene innamorata sin da bambina e ho continuato ad esserne attratta da adulta, apprezzandone sempre di più le atmosfere da fiaba e i personaggi molto simili a degli eroi, in miniatura. Chi pensa si tratti solo di “cartoni” mi prenderà per pazza, ma ognuna di queste storie mi ha lasciato qualcosa di prezioso: un piccolo misterioso tesoro, che Miyazaki conosce molto bene – lo si può capire dal suo sorriso.

Impossibile per me eleggere un film favorito; voi avete qualche preferenza?

Lupin III Il castello di Cagliostro (1979)

Nausicaa della valle del vento (1984)

LaputaCastello nel cielo (1986)

Il mio vicino Totoro (1988)

KikiConsegne a domicilio (1989)

Porco Rosso (1992)

I sospiri del mio cuore (1995 – solo sceneggiatura)

Principessa Mononoke (1997)

La città incantata (2001)

Il castello errante di Howl (2004)

Ponyo sulla scogliera (2008)

ArriettyIl mondo segreto sotto il pavimento (2010 – solo sceneggiatura)

La collina dei papaveri (2011 – solo sceneggiatura)

Si alza il vento (2013)

Prossimamente… How do you live? (2020)

Una recensione olistica

“I paradossi sono esattamente come il tessuto cicatriziale. Tempo e spazio vi si richiudono intorno e le persone ricordano una versione dei fatti che ha tanto senso quanto quelle gliene richiedono. Ciò non significa che quando ci si imbatte in un paradosso non ci sia qualcosa che colpisce per la sua stranezza, ma se sei passato attraverso la vita senza che questo ti sia già accaduto, allora non so in quale universo tu abbia vissuto, ma di certo non in questo.”

Dirk Gently, agenzia di investigazione olistica non è solo un libro di avventura, di mistero, di fantascienza umoristica; Dirk Gently non è solo un libro. È la storia di un detective diverso da chiunque altro, un detective olistico, fermamente convinto nell’interconnessione tra tutte le cose. Se Sherlock Holmes affermava che “una volta eliminato l’impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, dev’essere la verità”, Dirk al contrario non esclude mai l’impossibile.

E ciò che viene raccontato è davvero qualcosa di incredibile, per cui bisogna lasciare il buon senso a cuccia da qualche parte, per godersi il viaggio. Conoscerete il vegliardo professor Urban Chronotis detto Reg, l’ingenuo Richard MacDuff, lo sconclusionato Dirk, e sarete lì con loro all’università di Cambridge, o sul lungo Tamigi, così come in uno strano pianeta dal terriccio rosa in cui esistono monaci elettrici pronti a credere a tutto.

Ma la cosa migliore non sarà questa. La cosa migliore è che questo libro continua ad echeggiare dentro, una volta finito. Certo non dico succederà a chiunque, ma se siete fortunati e un po’ folli, credo vi capiterà. Vi ritroverete a cercare informazioni sul poeta romantico Samuel Taylor Coleridge, a leggere della sua ballata del vecchio marinaio, ad ascoltare con curiosità la musica di Bach, e soprattutto non guarderete mai più un divano senza sorridere (e pure un frigorifero, se leggerete il seguito La lunga oscura pausa caffè dell’anima).

Douglas Adams – ora più che mai me ne rendo conto – non era solo un autore divertente, era anche un uomo di grande cultura e intelligenza. E come tale sapeva che nella vita sono poche le cose davvero importanti: il rispetto per la natura, una bella risata, e, per ogni evenienza, un asciugamano.

Non si può stare fermi

Mentre procede lo studio per il terzo esame pre-concorso (che avrò già dato nel momento in cui qualcuno starà leggendo questo post), ascolto un bel po’ di musica per rifornirmi di energia.

Visto che qualcuno qualche giorno fa mi ha fatto ragionare su questa cosa, vi dico in due parole perché scelgo di parlare di libri, film e altre cose affini piuttosto che raccontare più dettagli su di me. Premetto che sul blog trovate anche qualche articolo più “personale” e non escludo di scriverne altri in futuro… ma la verità è che io non credo che le mie piccole passioni siano vuote di significato, né tantomeno slegate dalla mia persona: dicono un bel po’ di me, se si legge tra le righe, e spesso senza troppa difficoltà. Quando ci si incontra – anche online – e ci si scambia uno “sguardo d’intesa” grazie a queste frivolezze, per me ha valore.

A volte (o spesso) la frase di qualcun altro esprime esattamente quello che avremmo voluto dire noi, a volte lo fa un’immagine, a volte una canzone. Se siamo fortunati, saremo anche i creatori di qualcosa, un giorno o l’altro. Nel frattempo, continuiamo a nutrirci di arte.

L’articolo che non scriverò mai

Vorrei parlare di qualcosa di personale. D’altronde questo blog è sì nato per condividere le mie passioni, ma anche come una sorta di terapia, per esprimere quello che ho dentro e stare a vedere dove va a finire.

Ma ci sono delle cose che, per quanto mi sforzi, non riesco a far uscire, rimangono incoĺlate dentro e vanno a disturbare i miei sogni, lasciandomi solo una strana sensazione al risveglio. Non posso scrivere un articolo su questo.

Così vi parlerò di una serie tv. L’ho guardata tutta d’un fiato un po’ di tempo fa su Netflix, e si intitola Love. Questa serie racconta della relazione improbabile tra Gus e Mickey. Lui è un tipo non proprio affascinante, impacciato, nevrotico, con tanti amici e interessi da nerd; lavora come tutor di una giovane attrice su un set televisivo (siamo in California) ed è molto frustrato da questa occupazione. Lei è una tipa piuttosto sexy, scontrosa, leggermente asociale e alle prese con diverse dipendenze, ma decisa a cambiare il corso della sua vita; lavora nell’ufficio di una stazione radiofonica, dove riesce a ottenere qualche soddisfazione.

Love è proprio una bella serie, perché, pur essendo di base una comedy romantica, non è troppo prevedibile, né forzatamente ottimista. Vuole essere il più possibile realistica nella sua tragi-comicità, con quel pizzico di follia che solo una persona problematica (indovina chi?) può trovare normale.

Ma anche se magari non vi immedesimerete con tanta facilità in entrambi i personaggi come è accaduto a me, sono sicura che ritroverete nelle loro storie, stranamente intrecciate e un po’ ingarbugliate, almeno un pezzetto della vostra. Se l’avete vista, fatemi sapere cosa ne pensate.

Per finire questo articolo – che ha sostituito quello che non scriverò mai – vi lascio una canzone sull’amore. Piccola curiosità: l’autore, Bo Burnham, è un giovane comico e cantautore statunitense, apparso anche in un film di Judd Apatow, uno dei creatori di Love.
Eh sì, tutto è collegato.

Vuoi un ragazzo che sia dolce
Un ragazzo che sia un duro
Un femminista a cui piace pagare per cose
Quel tipo di ragazzo che va d’accordo con le tue amiche
Senza essere attratto da nessuna di loro
Un ragazzo buono, un cattivo ragazzo, un buon cattivo ragazzo
Un mezzo ragazzo metà buono metà cattivo
Che adori tuo fratello, sensibile ma non debole
Che sia un grande amatore, che chiami tua madre nel week-end

Potresti pensare che un ragazzo del genere esista solo nella tua mente
Indovina un po’…
Hai ragione

Se desideri l’amore
Abbassa le tue aspettative di un po’
Perché il Principe Azzurro non si accontenterebbe mai di te
Se desideri l’amore
Prendi semplicemente un ragazzo e amalo
E se ha un feticismo per i piedi
Oh fanculo, fallo cadere ai tuoi piedi

Vuoi una ragazza che sia gentile
Una ragazza che non lo sia
Ossessionata dal suo aspetto ma incredibilmente sexy
Il tipo di ragazza che puoi esibire ai tuoi amici
Ami i film che ti piacciono e rida sempre alle tue battute
Una ragazza autentica, un ragazza sexy, una ragazza autenticamente sexy
Una nuova vera bambola veramente sexy
Vuole le tue attenzioni ma non gli interessa che tu la noti
Che ti usi solo per solleticargli la gola

Potresti pensare che questa ragazza esista solo nella tua mente
Esiste davvero…
Ma la scorsa settimana
È morta

Se desideri l’amore
Abbassa le tue aspettative di molto
Se pensi che il tuo pene sia un regalo ti assicuro che non lo è
Se desideri l’amore
Prendi semplicemente una ragazza e amala
Poi tira fuori il tuo pene e lascia che
La ragazza che ami declini la tua offerta

Non voglio qualcuno maniaco della pulizia o uno disordinato
O qualcuno con il cuscino attaccato alla faccia o in un lavoro senza uscita
Perché non mi accontenterò di meno che
Della perfezione
Vogliamo figli perfetti, una vita perfetta
Un marito o una moglie perfetta
Ma in fondo sappiamo
Che non lo meritiamo

Ma
Tutti meritiamo l’amore
Anche nei giorni in cui non siamo al nostro meglio
Perché facciamo tutti schifo
Ma l’amore può farci fare meno schifo
Tutti meritiamo l’amore
È la parte migliore dell’essere vivi
Io lo so di sicuro
E ho appena compiuto venticinque anni

Movie Club – Aprile crudele

Nel movie club di questo mese (nuova rubrica che non so se avrà un seguito e per quanto tempo) parliamo di… morte.

I film presi in esame sono due drammi molto diversi tra loro, ognuno con una propria peculiarità che ne muta creativamente il genere. Abbiamo infatti un dramma che potremmo definire fantastico e uno che richiama le atmosfere del thriller. Tutti e due, a modo loro, trattano il tema della perdita, della morte, di quell’intreccio inestricabile tra morte e vita. Si tratta di film adatti a chi non ricerchi necessariamente l’azione, a chi sia attratto da storie focalizzate più sulla psiche e sulle emozioni, storie in cui i dettagli anche visivi contano, trasmettono sensazioni e stimolano riflessioni.

A Ghost Story – Racconta di un giovane uomo che perde la vita in un incidente e si risveglia… con le sembianze del “fantasma formaggino”. L’ironia in questa storia è sottilissima, quasi impalpabile, ma c’è, e accompagna tutto il percorso del protagonista, che dovrà necessariamente affrontare il fatto di essere morto e di non poter consolare la sua amata vedova. Errante in un tempo non più lineare ma sempre connesso ad un posto specifico come da un filo invisibile, questo fantasma silenzioso ci accompagna attraverso le epoche e i sentieri tortuosi dell’esistenza, sospinto dall’amore che ha provato e dal legame con quel luogo che chiamava casa. Il film regala diverse perle di rara bellezza e poesia (compresa la colonna sonora), se si riesce a superare lo scoglio dei lunghi silenzi e di una certa immobilità. Inoltre è interessante notare l’espressività di Casey Affleck, più quando sia ricoperto da un lenzuolo che negli altri momenti.

superdarktimes2

Super Dark Times – Ambientato nella periferia americana degli anni ’90, racconta la storia di due amici adolescenti che passano il tempo come tanti altri ragazzi adolescenti: sperimentando le prime cotte, cercando di evitare i bulli e facendo cose un po’ stupide per divertimento. Un brutto incidente nel quale perde la vita un compagno di scuola sembra dare il via a una discesa nei recessi più oscuri della loro mente. Entrambi i ragazzi vivono come ricoperti di una patina vischiosa, quella di una morte sanguinosa e assurda, impossibile da levarsi di dosso. Tra sensi di colpa, sospetti e ossessioni, il film ci porta faticosamente laddove non avremmo voluto, ad assistere a una rottura che non potrà essere risanata. Un film sulla perdita dell’innocenza, che trasmette più di ciò che appare a prima vista; qui un video interessante al riguardo (in inglese).

Non ho voluto fare troppi spoiler nel parlare di questi film, ma se vi va di discuterne lasciatemi un commento qui sotto!