carpe diem, yes man e gwyneth paltrow

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i riferimenti cinematografici sono il mio pane quotidiano. seppur non sia particolarmente brava a ricordare i dettagli né tanto meno le battute dei film, ho sempre amato questa arte e le ho sempre dato un valore più alto del semplice intrattenimento. ho voluto apprendere dai film almeno quanto dai libri e dai miei genitori, o forse di più. ero solo una ragazzina quando un motto ha iniziato ad echeggiare nella mia testa, risuonando dentro di me come il richiamo della giungla: carpeeee dieeeem. carpe diem, cogli l’attimo, il monito rivolto dal professor keating ai suoi studenti nel film intitolato (non così stupidamente) in italiano, l’attimo fuggente. è la storia di un uomo sensibile che cerca di insegnare a un gruppo di ragazzi “per bene”, inibiti da una mentalità e un’educazione severa e retrograda, l’importanza di vivere la propria vita secondo i propri valori e desideri, seguendo la propria natura e cogliendo, ogni giorno, l’opportunità di sentirsi davvero vivi. alla fine del film, nonostante il sistema tenti con tutte le forze di far tacere questa voce di libertà, le vite di coloro che l’hanno ascoltata e sentita sono cambiate radicalmente, l’insegnamento è stato appreso. carpe diem. quando hai un’idea quasi romantica della vita, questo motto assume le sembianze di una formula magica, credi che se seguirai il tuo istinto e farai ciò che ti piace, nulla potrà andare storto, l’universo sarà in armonia, perché starai seguendo la tua strada. ma perché nessuno mi ha detto che è difficile sceglierne una, capire cosa si vuole veramente, lottare contro i condizionamenti e gli ostacoli e le svolte improvvise? è molto più faticoso di quanto pensassi, professor keating, il suo carpe diem.

diciotto anni dopo è uscito un film, tratto da un romanzo autobiografico, su un uomo che, per cambiare la sua vita fallimentare, decide di dire sì a qualsiasi opportunità gli si presenti. e lo yes man la vita la cambia eccome, e non solo quella. sperimentare e imparare cose nuove, conoscere persone diverse, trovarsi in situazioni difficili o semplicemente distanti da ciò a cui era abituato, tutto questo tira fuori un carattere che lui stesso non sapeva di avere, la sua natura viene messa alla prova e scopre di poter fare di più, essere di più. certo, come capisce alla fine del film, non si può dire di sì a tutto, non avrebbe senso. non abbiamo bisogno di fare qualsiasi cosa, ma abbiamo bisogno di una mente abbastanza aperta per capire che non ci sono limiti per vivere la nostra vita come vorremmo. la storia raccontata da danny wallace, l’autore del libro, rende bene l’idea della persona che, stanca di prendere le solite decisioni con prudenza e spesso malcelata paura, attua una “cura d’urto”, nel disperato tentativo di spezzare il circolo vizioso della propria mediocre esistenza. ammetto, e non stupirà, di essere una fan di questi colpi di testa. certo un conto è partecipare ad alcuni incontri sugli alieni, visitare nuove città e mostrarsi sicuri sul lavoro migliorando la propria carriera, un conto è abbandonare la civiltà così come la conosciamo, il denaro e tutte le comodità dell’uomo moderno, e andare a morire in alaska. sono entrambe scelte nate dalla volontà di andare contro il conformismo di una vita già decisa, già scritta, ma con due finali leggermente diversi. dico leggermente senza troppa ironia, perché alla fine la morte fa visita a tutti e i discorsi sulla durata della vita sono solo chiacchiere da assicuratori.

il punto è: quante possibilità abbiamo per cambiare le nostre vite? la risposta è: infinite. la cosa che mi terrorizza (ma non quanto lo farebbe una blatta gigante) è non sapere dove mi porteranno le mie scelte. poter vedere la mia vita come in “sliding doors” – film del 1998 con gwyneth paltrow – mi darebbe forse più chances di successo: se colgo quell’occasione troverò il lavoro dei miei sogni, se eviterò quella strada non cadrò in un burrone profondo. troppo facile, vero? dovremmo allenare la nostra mente ad intuire dove ci condurranno le nostre decisioni e i nostri atteggiamenti e, semplicemente, accettare ed esser pronti ad affrontare gli imprevisti, con il nostro stile. perché se c’è una cosa che ci insegna “sliding doors”, è che siamo tutti in balìa degli eventi – un treno che parte senza di noi, una persona mai incontrata – ma questo non ci esime dallo scegliere chi vogliamo essere.

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