il coraggio di comunicare

viviamo in un’epoca in cui ognuno ha sempre qualcosa di impellente da dire, specialmente sui social network. quando cerchiamo di comunicare siamo come fluttuanti all’interno di bolle, e capita che si continui a parlare anche se l’interlocutore se n’è andato da un pezzo (o ha cambiato argomento).

aldilà di facili egocentrismi, la comunicazione resta una cosa complessa, non si può negarlo, anche solo per il fatto che ognuno ha una visione personale della realtà e che quindi le interpretazioni del linguaggio (verbale e non) sono molteplici, se non infinite. e questo vale tra persone che condividono la stessa cultura, figuriamoci quando si parlano lingue diverse.

non so se sono l’unica a provare una certa ansia all’idea di non capire o di non riuscire a farmi capire. contrariamente a quanto si possa pensare, l’ansia è sì quella che ci fa fare le più grandi figure di melma, ma anche quella che ci spinge a migliorare, a fare nuovi tentativi. è quindi tutt’uno con la necessità innata di comunicare, potremmo quasi considerarla un propulsore per il confronto (se decidiamo di affrontarla, ovviamente).

così un giorno ti ritrovi a parlare con un signore del bangladesh che non capisce altre lingue fuorché la sua e a scoprirti un mimo provetto, seppur con imbarazzo; oppure ti ritrovi gelata durante una conversazione in inglese perché improvvisamente non ricordi più parole che fino a ieri conoscevi benissimo, e ti dispiace perché vorresti mostrare qualcosa di meglio della tua senilità precoce…

ti ritrovi a voler esprimere un’emozione a parole e riuscire semplicemente a scherzarci su; o a studiare una lingua come il cinese e poi non avere il coraggio di dire una parola quando un cinese ce l’hai di fronte, e dopo pensare “avrei potuto dire così”!

ecco, queste sono solo alcune delle sfide della comunicazione, e possono presentarsi in qualsiasi stadio della vita. e sapete perché non rinuncio a migliorare, nonostante i miei radicati limiti? prima di tutto perché sono testarda, e poi perché ogni tanto (e anche più di ogni tanto) da quelle figure di melma nasce un’espressione condivisa con l’altro, un’espressione che non è necessario tradurre, perché fa parte del vocabolario innato di ogni essere umano. e in quel momento, diventa tutto più chiaro.

zhu ni hao yun! 🙂

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