victor, il mostro e daniel radcliffe

victor frankenstein, film uscito nell’aprile 2016, ennesima rivisitazione cinematografica del romanzo di mary shelley, racconta l’insana ossessione del dottor frankenstein di trovare una soluzione alla morte, dal punto di vista, questa volta, dell’aiutante igor.

il libro è incentrato maggiormente sulla figura  del mostro che, rinnegato dal suo creatore, scacciato dalla gente ed esiliato in terre selvagge a causa della sua deformità, diventa assassino per vendetta e infine, colmo di sofferenza, si dà la morte con il fuoco, per scomparire definitivamente.

“satana aveva i suoi compagni che lo ammirassero e incoraggiassero, ma io sono solo.”

un mostro piuttosto arguto e profondo, molto differente da quello del film.

qui, a ricoprire il ruolo centrale del diverso è l’assistente del dottore, geniale invenzione  cinematografica del 1931. in questa versione moderna, da individuo deforme, trattato malamente dai suoi compagni del circo, acquista dignità di essere umano grazie all’intervento dell’eccentrico medico, che lo elegge suo aiutante ed amico.

igor è anche il personaggio che rappresenta la coscienza (accecata) dello scienziato, colui che vuole farlo ragionare sui pericoli connessi con un’evoluzione tecnologica non guidata da una morale pienamente umana, sui rischi nell’elevarsi al livello di dio.

le tematiche principali presenti nel romanzo sono quindi presenti, anche se in modo alternativo, in questo lungometraggio, ma condite con una dose massiccia di azione, effetti speciali e qualche banalità di troppo.

c’è un elemento in particolare che salva victor frankenstein dall’essere un insulso film d’intrattenimento: il suo cast, che gli amanti dello star system britannico come me non potranno che apprezzare.

ci troviamo metà degli attori di sherlock, james mcavoy (che io conobbi come il fauno di narnia) che è sempre un piacere vedere sullo schermo, e un bravissimo daniel radcliffe che, per quanto molta gente si ostini a chiamare ancora harry potter, mi ha già da tempo fatto dimenticare la sua iniziale recitazione insipida, con una versatilità e un’intensità mostruose. NOW I SEE YOU.

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