la favola di kafka

c’era una volta una piccola farfalla che cominciava timidamente a volare e a scoprire il mondo. ciò che le piaceva più di ogni altra cosa erano i colori: il verde, il giallo, il rosso, l’azzurro… tutte quelle meraviglie dovevano colorare anche le sue ali, seppur piccole.

il mondo era pieno di sorprese e di esseri viventi di ogni specie e forma che, notò, tendevano a riunirsi in piccoli gruppi di simili. la piccola farfalla cominciò a chiedersi dove fossero le altre farfalle, e da quel momento la ricerca divenne il suo chiodo fisso.

nel frattempo, gli insetti e gli altri animali che incontrava, la confondevano: le dicevano che volava male, che le ali non le aveva proprio, che non poteva essere una farfalla. lei però continuava a volare, anche se spesso urtava contro qualcosa e quindi, sì, sapeva di non essere particolarmente aggraziata.

una notte, dopo un’intera giornata di pioggia, che l’aveva resa pesante e stremata, si imbatté in un esserino nero nero, con otto zampe lunghe e rachitiche, che la invitò a ripararsi sotto la sua tenda di zucchero filato.

“qui potrai riposarti – disse il ragnetto – è il posto adatto per uno scarafaggio come te.” la piccola farfalla non poteva credere alle sue orecchie: era sempre stata uno scarafaggio? per questo sbatteva sempre ovunque? per questo non viveva assieme a un gruppo di farfalle?

si addormentò con questi pensieri che le frullavano in testa. la mattina seguente, quando si svegliò, scoprì di non riuscire più a muoversi.

“cosa mi hai fatto?” chiese al ragnetto che faceva colazione.

“chi, io? niente! puoi raggiungere i tuoi amici scarafaggi quando vuoi!”

“ma io sono una farfalla!” gridò, restando totalmente ferma.

“aver dipinto la tua corazza con qualche colore sbiadito, non ti rende una farfalla.”

il piccolo scarafaggio restò lì, in trappola: non riusciva più a volare, perché, dopotutto, forse non aveva mai avuto le ali, né aveva mai imparato a camminare. attorno a lui, i colori sbocciavano e la natura cantava la sua antica melodia.

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