ogni maledetta domenica – 50 sfumature di onestà

alle elementari capitò che la maestra rimase così colpita da un mio tema che lo fece leggere un po’ a tutta la scuola. trattava delle fonti di energia e di come queste fossero sulla strada dell’esaurimento, dipingeva un quadro sconcertante, da apocalisse. alla fine mostrava come una visione del genere fosse superata, dal momento che si poteva già fare affidamento sulle energie rinnovabili, e come l’uomo, proprio di fronte alle sfide più complicate, riesca ad ingegnarsi pur di sopravvivere.

questa storia è parzialmente falsa, e perciò è anche parzialmente vera. mostra un’immagine di me parzialmente inerente alla realtà. hai mai pensato a quanto siano importanti le parole che usiamo per raccontare di noi? sicuramente lo hai fatto se, come me, ami scrivere e lo fai da quando sei alto/a una mela o poco più. ho capito, finalmente, quanto esse siano importanti anche quando non si scrive, quando parliamo di noi, quando raccontiamo qualcosa e trasmettiamo l’immagine che abbiamo del mondo (e di noi stessi) agli altri.

mi sono sempre considerata una persona onesta, anche troppo. credo di aver perso più di una occasione per la mia onestà. poi a volte l’onestà mostra semplicemente quella brutta parte di noi che la maggior parte delle persone tiene nascosta, e finisci per chiederti se avresti fatto meglio a tacere, a tenere quella parte per te, a dissimulare, come un essere umano sa fare.

a volte dissimulare può far stare meglio. lo dicono anche i migliori life coach del mondo: fake it until you make it. un mantra che può aiutare a tirar fuori il meglio di sé, oppure un disturbo dissociativo della personalità, a seconda dei casi.

parlare meglio di te stessa non può che farti bene, questa sembra una verità assoluta.

dipende da quanto mi devo sforzare per far apparire il meglio di me e nascondere il resto sotto al tappeto. perché tanto lo so che non appena qualcuno si accorge di quei bozzoli non è contento né curioso, scappa più veloce possibile alla ricerca di un parquet più dignitoso.

allora, meglio essere del tutto onesti, no? lo diceva anche bukowski, che se era stato pubblicato era solo perché a differenza di tanti altri non faceva la ruota come un pavone, ma era se stesso, un onesto figlio di puttana. certo va detto che ne esistono tanti di figli di puttana, ma un solo bukowski.

chissà se anche lui, nel tentativo di conoscere il vero se stesso, ogni tanto mentiva.

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