ogni maledetta domenica -l’amica immaginaria

penserai voglia raccontarti di quando da piccola ero così timida e solitaria da avere solo un’amica, quella immaginaria. invece no, la storia è completamente diversa.

fino alle scuole medie ho avuto un’amica (in carne ed ossa) che consideravo “la migliore”. giocavamo insieme fin da quando eravamo piccole, e anche nel triennio delle medie ci incontravamo spesso, sia per fare i compiti assieme sia per divertirci con musica e altri passatempi. all’inizio delle superiori ci siamo perse in breve tempo di vista, nonostante fossimo nella stessa scuola. la cosa mi dispiacque, ma senza drammi, semplicemente ognuna aveva preso una strada diversa, con amici diversi. riguardando indietro capisco che già dalla nostra amicizia avrei dovuto capire che ci fosse un’incomprensione di fondo, o una non affinità. qualcosa che ho sperimentato tante (troppe) volte, ma di cui ero molto poco consapevole allora.

ricordo un episodio che, per quanto possa sembrare insignificante, mi ha dato modo di riflettere su me stessa, i miei limiti, e i meccanismi che ho messo in atto diverse volte. eravamo tornate a scuola dopo le vacanze estive e la professoressa di italiano ci aveva assegnato un compito nel quale dovevamo raccontare ciò che avevamo fatto, qualcosa che ci aveva colpito o ci aveva divertito particolarmente. io e la mia amica avevamo passato insieme un bel po’ di tempo durante quelle vacanze. andavamo al mare insieme e giocavamo spesso anche la sera, anche se non ricordo cosa facessimo esattamente. a volte andavamo in giro “in esplorazione”, credo. comunque, la mia amica scrisse di aver trascorso le vacanze in compagnia di una ragazzina molto particolare, simpatica, avventurosa, fantasiosa e vitale, e di essersi divertita un mondo con lei. non ricordo se si inventò un nome, ma ricordo che ci tenne a rivelarmi, all’orecchio, che quella bambina non esisteva.

in fondo so che quella ragazzina ero io, certo, non proprio identica alla sua descrizione. era come se avesse parlato della persona che volevo essere, di quella che a volte riuscivo ad essere, quando mi sentivo abbastanza a mio agio per potermi esprimere liberamente. agli occhi dei più non ero quella ragazzina, non mi mostravo affatto, e anche la mia compagna di giochi poi smise di vedermi. come accade, prima o poi, ad ogni amica immaginaria.

piccolame
baby aliena come te ©

colonna sonora who else – mark mcadam (paper man)

 

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