Alice e Unlove, due graphic novel tristi

Ero indecisa se recensire questi due libri della casa editrice Lettere Animate, della collana Wonderland. Ora ne parlo, singolarmente, e poi accennerò il perché di questa indecisione.

dsc_0004UNLOVE, l’uomo nato senza cuore (illustrazioni di Simona Valentina Tornabene, soggetto di Roberto Incagnoli e sceneggiatura di Daniela Cervellera) è la storia – il titolo è piuttosto esplicativo – di un uomo nato letteralmente senza cuore .

Sono John Centopaglie e sono nato senza cuore. Non sono una persona crudele, sono fisicamente nato senza cuore. Il primo caso al mondo di umano senza quello che tutti definiscono, a ragione, l’organo più importante. Oggi sono una persona sola, sono quasi sempre stato una persona sola, ma oggi ancor di più perché ho rifiutato di cambiare la mia natura. Non si può prevedere come e quando ogni individuo faccia quella mossa sbagliata che inevitabilmente porta al cambiamento definitivo della propria esistenza, io questa decisione l’ho presa qualche ora fa.
Sono nato senza cuore e non provo niente.

John ci racconta la sua vita e subito capiamo che un’esistenza senza emozioni, senza calore, senza empatia non può riservare belle sorprese. L’incontro incredibile con una ragazza opposta a lui farà nascere l’illusione del sentimento, ma l’illusione è per definizione destinata a svanire e a lasciare il posto alla fredda realtà di quell’abisso creato dall’assenza. La conclusione, che non rivelerò, è poetica nella sua drammaticità. Le illustrazioni sono molto belle, quasi da racconto noir, ricche di dettagli e capaci di trasmettere tutte quelle sensazioni che il protagonista non può sperimentare.

dsc_0003ALICE (illustrazioni di Fabrizio Lavezzi, soggetto e sceneggiatura di Roberto Incagnoli e Mary Fazi) è la storia di una ragazza tormentata nel suo, personalissimo, paese delle meraviglie.

Rivisitazione dell’opera più famosa di Lewis Carroll, in chiave gotica e, direi io, psicologica, tutto il racconto, fatto in prima persona, sfrutta abilmente i riferimenti a quel paese delle meraviglie, rivelandoci una realtà ben più spaventosa. Alice si abbandona nella tana del Bianconiglio alla ricerca del suo tempo perduto, il tempo della giovinezza passato tra abusi, solitudini e autodistruzione. Troppo grande il suo ego per arrendersi al fallimento che è la sua vita, si nutre di speranze e poi le vomita, incapace di trattenere la vita. Alice, unica protagonista, si scalda con i suoi deliri come con una tazza di tè e sembra non riuscire a venire a patti con la regina di cuori, che reclama la sua testa. Le illustrazioni colpiscono per la loro delicatezza e allo stesso tempo per come riescano ad evocare l’inquietudine profonda di Alice; lo stile, surreale e dark, ricorda quello burtoniano.

A guardare entrambe le storie e le immagini che le accompagnano sembrerebbero opere struggenti, sì, ma perfette. Purtroppo ci sono alcuni elementi che non mi permettono di dare un giudizio totalmente positivo. Le sceneggiature sono appesantite, in alcuni punti, da frasi inutilmente complesse, nel tentativo forzato di essere profonde, quando invece avrebbero giovato, proprio per le tematiche dolorose, di una costruzione più “leggera”. La stessa pesantezza la si riscontra già nella struttura di queste graphic novel, caratterizzata dall’alternanza tra disegni e blocchi compatti di testo, che lasciano ben poco respiro alle parole.

Qualche difetto di editing, a cui Lettere Animate mi ha già abituata, credo sia rivelatore della filosofia generale di quelle piccole case editrici che si trovano a dover preferire la pubblicazione di numerose opere di discreta qualità, a quella di poche opere curate nel minimo dettaglio, per pura sopravvivenza. Detto questo, ho capito che i difetti trovati in questi due libri non siano tali da non farmeli apprezzare, e perciò ho voluto parlarne qui, per illustrare le qualità di entrambi i progetti e consigliare la loro lettura!

 

 

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