Ultimo giro di giostra – racconto blu

La signora Noble saliva ogni notte sulla collina per guardare le stelle. Non era mai stata un’esperta di astronomia, ma aveva più che altro “un affare in sospeso lassù”, come diceva spesso a suo nipote Wilfred. Lui non capiva cosa intendesse e si limitava a sorriderle, come si fa con i bambini quando lavorano di fantasia. La nonna, in effetti, non sapeva cosa ci fosse in sospeso e perché sentisse – giorno dopo giorno, anno dopo anno – il bisogno irrefrenabile di osservare il cielo.

A volte faceva dei sogni molto strani, in cui si trovava in un’altra epoca o addirittura in un pianeta diverso dalla Terra, e parlava con creature straordinarie e mostruose, ma non aveva mai paura. In mezzo alle fornaci più roventi o ad immensi paesaggi di ghiaccio, lei sentiva che sarebbe stata al sicuro. Anziché di incubi, si trattava sempre di sogni avventurosi e bellissimi.

Una sera, in cui il cielo era particolarmente limpido e sembrava una tela di seta blu puntellata da una miriade di paillettes, nonna Noble era sulla collina in compagnia di Wilfred. Sedevano su delle seggioline da campeggio, lei avvolta in una pesante coperta a quadri, lui in un cardigan di lana grossa. Si passavano un thermos che conteneva del tè caldo. La temperatura era piuttosto bassa lassù a quell’ora, nonostante fosse piena estate.

La nonna iniziò a raccontare di un sogno fatto la notte precedente, uno di quei sogni bizzarri e meravigliosi. “C’era un uomo con me”, disse quasi in un sussurro. Poi continuò, visibilmente eccitata: “ Era un uomo affascinante, anche se non ricordo il suo volto. Forse non aveva un unico volto… forse non era neppure un uomo. Ricordo però la forza che mi trasmetteva… con lui tutto sembrava possibile.”

Wilfred l’ascoltava con il suo consueto sorriso. “Magari assomigliava al nonno, no?”

Ma lei non ripose. Continuò a puntare il suo sguardo tra le stelle, come se si aspettasse di trovare qualcosa di diverso dal solito. Pensava al suo sogno e a quel compagno di avventure che la faceva sentire così giovane, piena di energia vitale ed entusiasmo.

Intanto il nipote, un po’ sorpreso dal silenzio prolungato della nonna, ritentava di catturare il suo interesse. “Non credi che i sogni siano sempre residui della realtà che abbiamo vissuto? Pensa a tutti i film di fantascienza che hai visto, ai libri che hai letto… è facile pensare che sia tutto lì, mischiato nel subconscio.”

Nonna Noble non lo stava ascoltando. Aveva tenuto gli occhi aperti così a lungo che le lacrimarono, e dovette stropicciarli e asciugarli con la mano, per poter rischiarire la vista. Non appena lo ebbe fatto, notò un bagliore nel cielo scuro, una meteora, una stella cadente.

In quello stesso istante rivide chiaramente le immagini dei suoi sogni. Rivide esseri alieni, alcuni dall’aspetto buffo, altri spaventoso, e luoghi misteriosi che non appartenevano a questo mondo, né a questa realtà. Risentì nella sua mente una canzone che aveva dimenticato, una canzone di un popolo che era stato a lungo schiavo degli umani, e sentì la voce di quell’essere che l’aveva accompagnata attraverso lo spazio e il tempo, infondendole coraggio e voglia di vivere. L’uomo delle stelle, così lo aveva chiamato. Ora ne era certa: non erano semplicemente sogni, ma ricordi di esperienze reali.

Aveva visto un passato difficile e uno sconcertante futuro per l’umanità, aveva rischiato di morire tante volte, e aveva sofferto, nel corpo e nella mente. Ma era stata così coraggiosa, più di quanto avesse mai creduto di poter essere. Aveva combattuto, fino a perdere le forze.

“Tutto ciò che desidero è un’ultima, grande avventura”, disse nonna Noble con gli occhi bagnati di nostalgia.

Wilfred la osservò preoccupato, non l’aveva mai vista così. “Si è fatto tardi, che ne dici? Andiamo a letto.” E solo quando le poggiò una mano sulla spalla, lei si voltò verso il nipote e rise, com’era solita fare spesso, per togliersi dall’imbarazzo. “Sì, andiamo caro, sono tanto stanca”.

La sera successiva la signora Noble tornò sulla collina, da sola. C’era un affare lasciato in sospeso lassù, una promessa, un’avventura ancora da vivere. Scrutava il cielo blu, oramai sicura di ciò che stava cercando.

Un ultimo giro sulla giostra dell’uomo delle stelle.

Wilfred si inerpicò su per quella collina, con una torcia in una mano e un thermos con del tè caldo nell’altra. La notte prima sua nonna le era sembrata un po’ strana, e non voleva che passasse troppo tempo da sola. Ma quando raggiunse il solito punto, di nonna Noble non c’era alcuna traccia.

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