Scarpette da ballo – racconto bianco e nero

Eva era dietro le quinte del teatro, le scarpette da ballo in mano, lo sguardo perso nel vuoto.
Tutto era iniziato mesi prima, quando, per gioco, aveva deciso di lasciarsi ipnotizzare. L’ipnotista era arrivato nel suo paese portando con sé un grande carisma e una buona dose di fascino. Eva si lasciò conquistare senza fatica.
Era alta e snella, ma certo non si poteva definire bella, aveva la pelle come la neve e i capelli corvini, il collo lungo e le gambe ossute e muscolose.

Durante la seduta di ipnosi avrebbe scoperto qualcosa sulle sue vite passate, inoltre l’ipnotista la lusingava con galanti complimenti e vaghe promesse di futuri incontri. Era incuriosita, anche se non credeva fermamente che l’ipnosi funzionasse, né che ci fossero delle vite passate da conoscere. Ma si dovette ricredere.
Dopo la seduta si rivide nella registrazione e si sentì parlare con una voce diversa. “Sono Niki Krasnova e faccio la ballerina”, aveva detto.

Questa informazione ebbe un impatto sulla sua vita molto più forte di quanto avrebbe potuto immaginare. Da quel momento, quell’identità prima sconosciuta e il ballo divennero le sue ossessioni.
Si documentò sulla provenienza di Niki Krasnova e andò a visitare la città nella quale era vissuta, cominciò a pensare che alcuni suoi atteggiamenti e gusti non fossero realmente suoi, ma di Niki. Soprattutto si dedicò al ballo con un nuovo spirito, convinta che un residuo di quella vita passata albergasse ancora in lei.

La cosa più sorprendente fu scoprire di essere davvero brava.
Ballava ogni qual volta ne aveva occasione, se da una radio in lontananza giungeva una musica che la ispirava o se incontrava un musicista di strada, accompagnava le sue note con il movimento del corpo, si lasciava andare, spesso a occhi chiusi, alla magia di quegli attimi armoniosi.
Prima dell’ipnosi e di quella scoperta straordinaria non avrebbe mai fatto una cosa simile. Si vergognava del suo corpo e della sua goffaggine, tanto che non riusciva a ballare neanche quando era sola e nessuno poteva vederla.

Il cambiamento non era passato inosservato. Fosse stato solo per il ballo, il fratello di Eva avrebbe provato semplicemente un grande stupore, ma il comportamento della sorella, la sua fissazione per Niki Krasnova e i discorsi su un passato forse mai esistito, lo mettevano in apprensione.
Era stato proprio un consiglio di suo fratello, certamente frainteso, a portarla dal medico che le mostrò l’interno del suo cervello. Per Eva “fare un controllo alla testa” significava solo fare una radiografia al cranio, non consultare uno psichiatra. Da questo fraintendimento emerse un’altra sorprendente scoperta: Eva aveva un tumore.

Era stata strana la reazione a quella notizia. Una parte di lei ne rimase scioccata, un’altra percepiva di averlo sempre saputo.
Il medico imputò a quel piccolo tumore i cambiamenti nella personalità della ragazza, la sua ossessione e i ricordi legati a Niki Krasnova, che sentiva così reali, erano solo una conseguenza del nocciolo scuro che occupava la sua testa.

“Com’è possibile che sappia ballare?” domandò lei, con il vago dubbio che il medico fosse un impostore.
“Deve averlo sempre saputo fare. Non ne aveva mai avuto il coraggio, suppongo”, rispose lui, con estrema calma e fermezza.

Eva ripensava a tutto questo, mentre aspettava dietro le quinte del teatro e si preparava per andare sul palco.
Indossò le sue scarpette e iniziò a danzare.

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