Preferiti del mese – quelle facce da dramma

(Anche) questo mese – cinematograficamente e serialmente parlando – le mie visioni preferite sono accomunate da una particolarità specifica dei protagonisti: la faccia da dramma. La faccia da dramma è quella tipica faccia che anche se messa all’interno di una commedia porta inevitabilmente la trama ad una piega, o ad una sfumatura, drammatica. A volte, la faccia da dramma è drammatica a tal punto che fa un po’ ridere. E all’improvviso realizzi quanto ironica sia la vita e quanto noi tutti siamo piccoli esseri sotto l’immensa volta celeste. Ecco, sì, questo è il potere delle facce da dramma.

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Atypical è una nuova serie prodotta da Netflix che in 8 episodi presenta la vita di Sam, un adolescente affetto da una certa forma di autismo. Sulla serie si è abbastanza discusso e, da quanto ho letto, ha ricevuto persino le critiche di un attore realmente autistico per la leggerezza con la quale vengono affrontate le problematiche del protagonista. A mio parere leggerezza non è sinonimo di superficialità ed è proprio questo che ho apprezzato della serie, anche se non bisogna dimenticare che esistono condizioni ben più gravi di quelle di Sam, che credo sarebbe più difficile “alleggerire”(ma non impossibile). Personalmente mi piace quando i personaggi di una serie sono così ben caratterizzati e hanno tante sfumature come nella realtà, tanto da non essere mai esclusivamente positivi o negativi. L’attore che interpreta Sam, Keir Gilchrist, è perfetto per la parte, come anche il resto del cast.

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Lo chiamavano Jeeg Robot è un film italiano del 2015, con protagonista Claudio Santamaria, che è appena diventato uno dei miei film preferiti. È la storia di Enzo, un ragazzo romano che sopravvive compiendo piccoli crimini e che si è isolato dal mondo, soprattutto emotivamente. Un giorno, in fuga dopo un furto, si getta nel Tevere e viene a contatto con una sostanza radioattiva che, come nei migliori fumetti di supereroi, anziché ucciderlo gli conferisce una forza sovrumana. Da qui il percorso dell'”eroe che non vuole esserlo” ha inizio e sarà complicato e drammatico. Il film, di altissima qualità sotto molti aspetti, unisce appunto il dramma all’azione e al fantastico, utilizzando diversi stereotipi del genere supereroistico senza risultare mai pesante o scontato.

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Paul Dano è un attore statunitense che si è fatto particolarmente notare per la sua interpretazione dell’adolescente problematico in Little Miss Sunshine. La sua carriera sta procedendo a gonfie vele, tra film indipendenti e grosse produzioni, e i suoi ruoli, vari e spesso complessi, si collocano sempre su quella linea sottile che separa la consuetudine dalla stranezza. Io non potrei non amarlo e ho recuperato gran parte della sua filmografia. Ci sono i film più malinconici e sentimentali: Gigantic, The Good Heart, Being Flynn; quelli più cinematografici e d’effetto: Looper, Prisoners, 12 anni schiavo; e i miei preferiti, un po’ strani e emozionanti: Motel Woodstock, Ruby Sparks, Swiss Army Man, Okja. Ne ho ancora alcuni da recuperare e il prossimo sarà Love & Mercy, in cui Paul Dano interpreta Brian Wilson, il tormentato leader dei Beach Boys.

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