Il club degli imperatori

Il club degli imperatori è un film del 2001. Quando lo vidi la prima volta avevo iniziato da poco l’università e, anche se lo apprezzai, non raggiunse dentro di me quell’ammirazione e quel coinvolgimento che ho sempre provato per L’attimo fuggente. Lo ricordavo perciò un bel film sull’insegnamento, ma senza troppo slancio.

Rivederlo qualche giorno fa mi ha permesso non solo di rinfrescarmi la memoria sulla trama, ma anche di cogliere degli aspetti che mi erano sfuggiti o ai quali non avevo dato la giusta importanza in passato, e perciò di rivalutarlo.

Il contesto – proprio come quello de L’attimo fuggente –  è molto diverso da quello attuale e italiano: ci troviamo in un importante college americano, frequentato da ragazzi che fanno parte delle famiglie più facoltose del Paese, con poche occasioni di svago e regole moderatamente severe.

Il protagonista è il professore William Hundert. Lui, a differenza di Keating, è un insegnante all’antica, ma non per questo meno appassionato al sapere e meno attento verso i suoi studenti. Quello che emerge sin da subito è la sua forte volontà di trasmettere ai ragazzi non solo l’amore per la conoscenza, ma anche e soprattutto l’importanza di quei valori che rendono grande un uomo: onestà, lealtà, onore e coraggio.

La volontà dell’insegnante si scontra con una realtà amara – che nel film rappresenta un’eccezione alla regola – ovvero un ragazzo che sceglie la scorciatoia dell’inganno per ottenere il successo.

Si sviluppa così un racconto sincero e commovente di un uomo che è stato un insegnante per tutta la vita, un uomo che, seppure ha commesso degli errori – perché umano – non ha mai smesso di credere nei suoi allievi e nel messaggio che voleva trasmettergli. Perché ogni ragazzo ha delle potenzialità, e sarà solo attraverso determinate scelte che potrà o meno diventare una persona migliore.

Fate in modo di potervi specchiare – in uno specchio o negli occhi di qualcun’altro – e vedere una persona giusta. Ben pochi di noi finiranno nei libri di storia, ma i valori che portiamo dentro, e che onoriamo durante la nostra vita, avranno un impatto sul mondo che ci circonda, che va aldilà del nostro breve passaggio su questa terra.

Questo, in poche parole, è il messaggio del prof. Hundert e del film, un messaggio di cui si sente un estremo bisogno, oggi che questi ideali appaiono così tanto fuori moda.

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