Horror, politica e lotta tra i sessi

La settima stagione di American Horror Story (la serie antologica dedicata all’orrore in tutte le sue manifestazioni) si è conclusa. Cult, ovvero Setta, si è rivelata sin da subito differente rispetto alle altre stagioni, per la mancanza di elementi paranormali; per quanto mi riguarda, questo dettaglio è stato fondamentale per renderla la più terrificante. Il mio livello di inquietudine e di interesse è variato molto nel corso delle 11 puntate, con alcuni picchi di angoscia nella prima metà e una curiosità incostante sulle svolte continue della trama.

Credo che proprio l’eccesso di colpi di scena (più o meno prevedibili) possa considerarsi uno dei difetti di questa stagione. Ciò che – se ben dosato – rende una narrazione più interessante, se arriva ad essere fuori controllo, rasenta il ridicolo. È l’effetto “Silenzio dei prosciutti, direbbe Federica Frezza. Almeno a me è sembrato che fosse così, ma non mi stupirei se anche questo elemento fosse stato sapientemente calcolato dagli autori della serie, che in effetti con AHS vogliono omaggiare il genere horror, un genere che ha sempre fatto dei colpi di scena la sua forza.

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Il finale di Cult ha lasciato molti spettatori a bocca aperta, confusi, o addirittura estasiati. Io non sono tra questi. Forse perché l’esposizione continua alla violenza tende ad anestetizzare, o perché nello stesso periodo della visione ho iniziato lo studio dell’antropologia e questo ha predisposto la mia mente a un certo tipo di ragionamento: relativista e distaccato.

Sta di fatto che ciò che ho apprezzato maggiormente dell’intera stagione – oltre all’usuale spettacolare messa in scena – è stata la trattazione del tema del potere e delle sue terrificanti sfaccettature. Mi ha fatto riflettere e ha lasciato il segno, non solo con le sue immagini potenti e provocatorie, ma anche con la forza e l’iconicità di molte battute.

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Il potere politico, che mira a controllare le masse sfruttando la paura e la frustrazione delle persone.

Kai: Credimi, Bevery Hope. Se rendi tutti abbastanza spaventati, saranno loro stessi a incendiare il mondo per noi.

Il potere mediatico, che controlla le masse tramite la manipolazione della realtà.

Sally: Nessuno crederà a questa roba!
Kai: Certo che ci crederanno – è su Facebook.

Il potere sessuale e quello carismatico, che esercita controllo sull’altro approfittando delle sue debolezze e dei vuoti dell’anima.

Meadow: Quando Kai mi guardava era meglio dello Xanax, era meglio del sesso. Mi faceva sentire speciale, come se fossimo le uniche due persone al mondo.

Il potere maschile e quello femminile, impegnati in una lotta costante e meschina per il dominio sull’altro.

Kai: Non sei un’eroina. Sei un simbolo, che io ho creato! Rappresenti la speranza che le donne un giorno vincano una discussione con i loro mariti; che non vengano fischiate quando camminano per strada; che i loro capi non parlino più delle loro tette; che guadagnino gli stessi soldi degli uomini; che possano vincere. Quando ti ucciderò, vedranno che non c’è speranza; le donne non possono comandare, non possono vincere; saranno sempre superate in astuzia e forza. Devono capire che quello che possono e dovrebbero fare è stare zitte, stare al loro posto, e prepararmi un dannato sandwich.

Ally: Non è triste che una donna forte spaventi le persone più dei clown?

E poi: Ti sbagliavi. In questo mondo c’è qualcosa di più pericoloso di un uomo umiliato… Una donna crudele.

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