Room, il mondo che noi vediamo

Non voglio parlare del film Room, della storia che racconta o dei suoi evidenti pregi. Voglio solo prendere un elemento del film che mi ha colpito e farci una piccola riflessione. Un bambino è nato all’interno di una stanza; in quella stessa stanza ha dovuto nutrirsi, crescere, giocare; per cinque anni la sua intera esistenza è stata racchiusa in quelle quattro mura e tutto ciò che ha conosciuto sono stati i semplici arredi all’interno. Ciao tappeto, ciao lavandino, ciao tv, ciao serpente di gusci d’uovo. E ciao lucernario. Il cielo non è qualcosa che si estende a perdita d’occhio, ma un quadrato sopra la testa: di giorno penetra la luce, di notte solo il buio. Qualcuno gli ha raccontato che il mondo è tutto lì, in quella stanza, il mondo in cui lui può vivere, in cui – nonostante tutto – è al sicuro. Tutto ciò che vede in tv è finto, gli alberi, il mare, gli animali, le persone. Come potrebbero altrimenti stare tutti in quella scatola? Se desidera un amico, un cagnolino, ne crea uno immaginario, di nome Lucky. Per lui Lucky è reale, almeno quanto la stanza, che è tutto il suo mondo.

Come sarebbe scoprire all’improvviso che esiste una realtà immensa al di fuori di quella stanza? Che esistono gli oceani, il cielo, gli alberi, e che i cani possono essere accarezzati? Che esistono migliaia, miliardi di persone, buone e cattive, ognuna con una propria storia e le proprie chiacchiere, e che c’è una grande confusione nel mondo? Ci adatteremmo subito, o avremmo più di un capogiro, sopraffatti da una dimensione fino ad allora sconosciuta?

Quella del bambino è una situazione estrema, ma non così anomala. Tutti cresciamo all’interno di realtà che noi e gli altri cerchiamo di delimitare, lo facciamo per proteggerci o semplicemente per percepirci come esseri distinti, vivi. Questa è la MIA cultura. Ancora alcuni studiosi lottano per far emergere l’illusorietà delle pareti tra le quali confiniamo le nostre vite e le nostre culture, per svelare una realtà ben più estesa, variegata, in movimento.

Capita a sempre più persone di sentirsi strette nella propria esistenza. A volte credo sia una semplice malattia chiamata insoddisfazione, per cui non si è mai soddisfatti della realtà in cui si vive, e si desidera sempre qualcos’altro, qualcosa di più. Altre volte però quella sensazione ci comunica un messaggio, spesso difficile da ascoltare. A volte diventa impossibile dire addio alla propria “stanza”, soprattutto se non si crede davvero a ciò che si sta perdendo, che potrebbe attenderci lì fuori. Ma il messaggio è chiaro: qualche porta va aperta e attraversata, per scoprire quello che si trova aldilà.

“It can’t really be Room if door’s open.”

6 pensieri riguardo “Room, il mondo che noi vediamo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...