Movie Club – Quel mostro chiamato repressione

In questi ultimi mesi di primavera mi è capitato di scegliere diversi film legati da una tematica sottile eppur pesante come un macigno: la repressione. Chiunque abbia mai represso un’emozione, un desiderio, un pensiero o un modo di essere, sa di cosa stia parlando e forse sa quanto sia invece liberatorio lasciarsi andare, essere sinceri (con noi stessi in primis) e illuminare ciò che per tanto tempo è rimasto nel buio.

Ho scelto tra i tanti tre film che secondo me vale la pena vedere e che affrontano, in maniera abbastanza originale, la repressione di qualcosa dentro di noi, esseri umani, e i possibili modi per reagire a questo meccanismo.

COLOSSAL Ha come protagonista Anne Hathaway, una ragazza che a causa dei suoi problemi di alcolismo perde il lavoro e il fidanzato e decide per questo di fare ritorno nella sua città natale, nel tentativo disperato di rimettersi in sesto. Molto presto scopre di essere misteriosamente collegata a un colossale mostro apparso sulle strade di Seul… Una storia che a mio parere è una grande metafora sulla repressione della rabbia, su cosa significhi non lottare contro le ingiustizie e lasciarsi sopraffare dagli altri, disconnettendosi da se stessi, sulle conseguenze disastrose che questo tipo di condotta ha sui nostri corpi e su tutto ciò che ci circonda.

GOD’S OWN COUNTRY – LA TERRA DI DIO È un bellissimo film ambientato nelle campagne dello Yorkshire e racconta la storia di un giovane ragazzo che ha rinunciato a una vita in città per aiutare il padre invalido nella gestione della fattoria di famiglia. Il lavoro è molto duro, come anche il rapporto col padre, e gli unici sfoghi del ragazzo sono la birra al pub e il sesso occasionale. Uno spiraglio di cambiamento appare quando alla fattoria arriva Georghe, un immigrato rumeno che ha bisogno di lavorare e che non tarda a mostrare le sue doti e la sua maturità. Un film genuino sulla repressione dei desideri e su quel bisogno di amore che tutti conosciamo, ma che capita fin troppo spesso di mettere da parte.

THE LADY IN THE VAN È tratto dalla storia vera di Mary Shepherd, una donna che per quindici anni ha vissuto in un furgone sul vialetto di casa di Alan Bennett, lo sceneggiatore del film. Questa anziana e scontrosa signora (interpretata da Maggie Smith) negli anni settanta è arrivata con il suo furgone in un tranquillo quartiere residenziale di Londra, sconvolgendo le vite dei suoi abitanti dell’alta borghesia con il suo atteggiamento eccentrico. Solo il commediografo Bennett si dimostra realmente disponibile con lei, permettendole di parcheggiare nel vialetto di casa sua. Riesce così ad instaurare con la donna un rapporto tanto insolito quanto stretto e a cogliere qualcosa del suo passato che spieghi quella scelta difficile di vivere isolata in uno scassato furgoncino giallo.

Per quanto mi riguarda, qualche notte fa ho sognato di urlare con tutta la forza del mio corpo e credo che con questo ormai il mio inconscio stia finendo i modi per comunicarmi la necessità di una mia liberazione. Voi che ne dite?

3 pensieri riguardo “Movie Club – Quel mostro chiamato repressione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...