Suggestioni di inizio autunno

L’autunno è iniziato e io non potrei esserne più entusiasta. Quest’anno ho abbandonato la giacchetta nera in simil-pelle in fase di decomposizione e ho ripescato dall’armadio una bellissima giacca arancione, che mi accompagnerà nella mia nuova vita da studentessa pendolare e super-motivata (non si smette mai d’imparare, si sa). Orange is the new black, e autunno is the new capodanno, e io son piena di buoni propositi.

Come ha detto qualcuno, torna legale il tè caldo e la cioccolata fondente, e già questo mi rende molto felice. Aggiungo una manciata di noccioline e mandorle e un bicchiere di latte di avena (magari caldo, con un po’ di cacao), e posso ritenermi soddisfatta.

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Ancora fa troppo caldo per la copertina, quindi devo ripiegare su qualcos’altro per “proteggermi” dall’inquietudine durante la visione di America Horror Story – Cult. Ok, chiudere gli occhi ogni tanto può andare. Ho scoperto che l’unica cosa che mi fa realmente paura è la realtà: razzismo, omofobia, violenza bruta e… politica, per cui questa stagione per me è la più terrificante di tutte. Ammetto che Evan Peters è un buon incentivo per proseguire nella visione.

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Anche Jake Gyllenhaal e James McAvoy sono un perfetto incentivo per la visione di film come Enemy e Filth, altrettanto inquietanti e sconcertanti, che hanno aperto la mia personale stagione autunnale cinematografica. Se Jake aveva iniziato la sua carriera con un’opera cupa e psicologica come Donnie Darko, lo stesso non si può dire per James, che per tanto tempo – almeno nel mio immaginario – è rimasto il fauno tenerello di Narnia. Dopo Split, Trance e, appunto, Filth, non sarà mai più lo stesso.

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Di atmosfere completamente diverse Adult Life Skills, forse il film preferito del periodo, un comedy-drama britannico con protagonista Jodie Witthaker (il prossimo Dottore di Doctor Who, che ha fatto tanto scalpore nei mesi passati). È la storia di una giovane donna che vive in un capanno di proprietà della madre, e ha uno stile di vita giudicato da tutti infantile ed immaturo. Dietro l’apparente ribellione a qualsiasi responsabilità però si nasconde una motivazione emotiva profonda, una sofferenza da affrontare per poter risorgere dalle proprie ceneri e spiccare il volo.

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Altra storia di maturazione è poi quella scoperta in Dimentica il mio nome, libro-fumetto del celebre italiano Zerocalcare. Un autore che avevo già apprezzato con Kobane Calling, e che dopo questa lettura mi ha confermato la sua capacità di unire leggerezza e riflessività, in più mi ha fatto scoprire altre sue doti come l’autocritica e una immaginazione degna di un vero artista. A proposito di fumetti, non vedo l’ora di leggere l’ultimo numero di Rat-Man, che conclude la saga dello strambo supereroe nato dall’ingegno di Leo Ortolani. Una fine che non è proprio un’uscita di scena, dato che Rat-Man comparirà ancora in un altro albo (C’è Spazio per Tutti) e chissà poi dove. Perché si sa ormai – e in certi casi, per fortuna – che crossover e reboot are the new the end.

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Tipi psicologici in sala d’attesa

Ci sono moltissimi luoghi e altrettante situazioni particolarmente adatti all’osservazione dell’essere umano. Gli autobus e in generale i mezzi pubblici, per esempio, offrono infinite possibilità di studio e di stimolo per l’immaginazione. “Quel tipo è arrabbiato con la vita e cerca il litigio… Quella signora ha voglia di chiacchierare… Quel ragazzo lo riconosco, fa parte del club dei nerd.” E così via, fino a supporre mestieri, gusti e passatempi segreti.

Altro posto stimolante per l’individuazione dei cosiddetti “tipi psicologici“, sono sicuramente le sale d’attesa: gli uffici postali, le banche, i centri per l’impiego, i vari studi medici. L’altro giorno ho partecipato ad una selezione di un’agenzia di formazione e mi sono ritrovata in una bella sala spaziosa e rinfrescata assieme a un gran numero di persone, in attesa come me del colloquio individuale. Ho scambiato un po’ di parole con diversi di loro e oggi posso dire di aver individuato alcuni “tipi”, che catalogherò in questo modo:

IL COMICO DI COLORADO, quello che vuole rompere il ghiaccio ed essere divertente a tutti i costi (e spesso non ci riesce)

L’ELLEN DEGENERES, quello che è simpatico in modo naturale e riesce davvero a rompere il ghiaccio

IL CAPITAN AMERICA, quello timido e un po’ insicuro, ma che mostra di volersi aprire (e lo fa)

L’EDWARD CULLEN, quello che appare timido, ma in realtà non vuole “mischiarsi” con la plebe

L’ALBUS SILENTE, quello che ne sa più di tutti gli altri ma non lo fa pesare, perché affabile e modesto

IL LEGOLAS, quello che fa il modesto per un attimo, poi ne approfitta per mettersi in mostra

Ed io, che tipo sono? Sono quella che ha stilato questa lista, quindi… il tipo strano!

 

#13 portare a termine un progetto

il progetto primavera, nato all’inizio della stagione per festeggiare ogni settimana la bellezza della rinascita e della vita (!), è giunto al termine.

come mi aspettavo, col passare delle settimane, l’entusiasmo è scemato. ma l’idea mi era venuta anche ed essenzialmente per un altro motivo: esercitare la costanza. e così posso dire che l’esperimento è riuscito, ho portato avanti il progetto facendo lo sforzo di cogliere il positivo anche laddove inizialmente non riuscivo a vederlo, o persino dove il negativo continua ad insinuarsi costantemente.

va bene, sai cosa ne è venuto fuori? che forse ha ragione chi ha detto che accettare anche i lati oscuri può far emergere quelli luminosi. è una convivenza necessaria, vitale.

impegnarsi in un progetto, come può esserlo scrivere un blog o qualsiasi altra cosa nel “mondo reale”, ci mette alla prova e ci fa scoprire moltissime cose: limiti, schemi mentali, qualità da sviluppare e punti di forza. quindi ben vengano i progetti e gli obiettivi chiari e a tempo determinato!

tu hai qualche progetto per l’estate?

#12 nonostante

Nonostante lo specchio spietato,

la prepotenza, la presunzione,

la violenza,

il vento sferzante e le lacrime,

i fraintendimenti, gli imbarazzi e le code di paglia,

le dimenticanze, la mancanza di tatto,

le assenze,

i sorrisi tirati che bruciano come schiaffi,

trovare ancora un po’ di tempo per la leggerezza

e nella dissonanza e col sorriso storto

trovare ancora un po’ il modo di sorridere.

progetto primavera #9

questa domenica torno con il progetto primavera (la verità è che considero anche il post della settimana scorsa come parte del progetto, nonostante il particolare positivo lì sia un po’ difficile da scovare, quasi da “sentire” tra le righe).

quindi, se ancora non lo sai, ti parlo di un fatto, anche piccolo, della settimana che mi abbia fatto rifiorire come un bocciolo di rosa nel mese di maggio, o rincuorato come un caldo raggio di sole nell’aria frizzantina.

l’istantanea di oggi riguarda un evento a cui ho partecipato un paio di giorni fa: un laboratorio di poesia e scrittura creativa, nato all’interno di un progetto che si chiama “vita nella città”, dedicato alla riscoperta degli ambienti cittadini – della mia cagliari – e alla condivisione di spazi ed esperienze tra persone di culture differenti.

si tratta un’iniziativa che non posso non ammirare e sostenere. nello specifico, il laboratorio di scrittura, nella sua semplicità, è stato divertente e stimolante, ha messo in moto l’immaginazione e ha permesso di confrontarci, attraverso le parole – in lingue diverse – sulla nostra peculiare percezione dei luoghi, su quanto mettiamo di nostro, di intimo spesso, nel vocabolario che scegliamo per descrivere e raccontare ciò che ci circonda. un’occasione per conoscere le nostre diversità, le caratteristiche personali di ognuno, ma anche – sempre – le cose che tutti noi abbiamo in comune.

il laboratorio è stato una bellezza non solo per la tematica in sé, lo è stato per l’atmosfera piacevole che si respirava tra tutte le persone che hanno partecipato, e per ultimo – ma non per importanza – per il luogo in cui si è svolto: l’orto botanico della mia città (di cui puoi vedere un dettaglio nella bella foto di floriana sanna), un piccolo paradiso verde, che trasmette una grande pace.

di giorni malinconici e primavere che avanzano

questa settimana un post anomalo, per dimostrare come anch’io, nonostante una tendenza innata ad organizzarmi e mettere ordine, possa seguire il flusso ed improvvisare.

sono stati giorni abbastanza produttivi: ho iniziato a dedicarmi a un nuovo lavoro, ho letto tanto, ho scritto, sono stata all’associazione per cui faccio volontariato (e che aiuta principalmente me, a sentirmi un po’ più utile), mi sono persino tagliata i capelli, evento diventato quasi eccezionale.

in tutto questo mi dispiace ammettere di essermi portata dietro la mia consueta malinconia e qualche sprazzo di inquietudine. la vita che evolve e la primavera che avanza, con i suoi pollini trasportati dal vento incessante e il sole che a momenti mi scotta la pelle chiarissima, non sono riuscite a sbrinare il mio animo.

la sensazione è quella di stare in un deserto nel quale le oasi sono i tipici miraggi. quando cerco di afferrare qualcosa, quello evapora tra le mie dita, lasciandomi stordita. resta solo la musica, unica compagna, che sempre, puntualmente, solleva i macigni interiori e mi permette di vagare leggera, in una dimensione nascosta alla vista.

progetto primavera #7

ok, ammetto di essermi già stufata del progetto primavera. credo che in generale sia più facile stancarsi delle cose a cadenza regolare, che diventano abitudini o, peggio, costrizioni (anche auto-imposte, come in questo caso).

nonostante ciò, ho qualcosa da condividere anche questa settimana. non si tratta proprio di un momento di pura gioia ma di una sensazione di sollievo. immaginate di avere una cinquina di problemi di salute “medi” – fortunatamente ben lontani dalla sclerosi multipla e certamente più importanti di un’unghia incarnita – e ad un tratto vi si prospetta l’ipotesi di una malattia più grave, quella malattia che solo a nominarla provoca una reazione pietosa alla barbara d’urso. ecco, dopo mesi di analisi, visite e accertamenti, nonché lunghe attese di responsi, viene fuori che no, quel male non è germogliato nel vostro corpo.

#7 beh, mi concedo un sospiro di sollievo.