Tipi psicologici in sala d’attesa

Ci sono moltissimi luoghi e altrettante situazioni particolarmente adatti all’osservazione dell’essere umano. Gli autobus e in generale i mezzi pubblici, per esempio, offrono infinite possibilità di studio e di stimolo per l’immaginazione. “Quel tipo è arrabbiato con la vita e cerca il litigio… Quella signora ha voglia di chiacchierare… Quel ragazzo lo riconosco, fa parte del club dei nerd.” E così via, fino a supporre mestieri, gusti e passatempi segreti.

Altro posto stimolante per l’individuazione dei cosiddetti “tipi psicologici“, sono sicuramente le sale d’attesa: gli uffici postali, le banche, i centri per l’impiego, i vari studi medici. L’altro giorno ho partecipato ad una selezione di un’agenzia di formazione e mi sono ritrovata in una bella sala spaziosa e rinfrescata assieme a un gran numero di persone, in attesa come me del colloquio individuale. Ho scambiato un po’ di parole con diversi di loro e oggi posso dire di aver individuato alcuni “tipi”, che catalogherò in questo modo:

IL COMICO DI COLORADO, quello che vuole rompere il ghiaccio ed essere divertente a tutti i costi (e spesso non ci riesce)

L’ELLEN DEGENERES, quello che è simpatico in modo naturale e riesce davvero a rompere il ghiaccio

IL CAPITAN AMERICA, quello timido e un po’ insicuro, ma che mostra di volersi aprire (e lo fa)

L’EDWARD CULLEN, quello che appare timido, ma in realtà non vuole “mischiarsi” con la plebe

L’ALBUS SILENTE, quello che ne sa più di tutti gli altri ma non lo fa pesare, perché affabile e modesto

IL LEGOLAS, quello che fa il modesto per un attimo, poi ne approfitta per mettersi in mostra

Ed io, che tipo sono? Sono quella che ha stilato questa lista, quindi… il tipo strano!

 

#13 portare a termine un progetto

il progetto primavera, nato all’inizio della stagione per festeggiare ogni settimana la bellezza della rinascita e della vita (!), è giunto al termine.

come mi aspettavo, col passare delle settimane, l’entusiasmo è scemato. ma l’idea mi era venuta anche ed essenzialmente per un altro motivo: esercitare la costanza. e così posso dire che l’esperimento è riuscito, ho portato avanti il progetto facendo lo sforzo di cogliere il positivo anche laddove inizialmente non riuscivo a vederlo, o persino dove il negativo continua ad insinuarsi costantemente.

va bene, sai cosa ne è venuto fuori? che forse ha ragione chi ha detto che accettare anche i lati oscuri può far emergere quelli luminosi. è una convivenza necessaria, vitale.

impegnarsi in un progetto, come può esserlo scrivere un blog o qualsiasi altra cosa nel “mondo reale”, ci mette alla prova e ci fa scoprire moltissime cose: limiti, schemi mentali, qualità da sviluppare e punti di forza. quindi ben vengano i progetti e gli obiettivi chiari e a tempo determinato!

tu hai qualche progetto per l’estate?

#12 nonostante

Nonostante lo specchio spietato,

la prepotenza, la presunzione,

la violenza,

il vento sferzante e le lacrime,

i fraintendimenti, gli imbarazzi e le code di paglia,

le dimenticanze, la mancanza di tatto,

le assenze,

i sorrisi tirati che bruciano come schiaffi,

trovare ancora un po’ di tempo per la leggerezza

e nella dissonanza e col sorriso storto

trovare ancora un po’ il modo di sorridere.

progetto primavera #9

questa domenica torno con il progetto primavera (la verità è che considero anche il post della settimana scorsa come parte del progetto, nonostante il particolare positivo lì sia un po’ difficile da scovare, quasi da “sentire” tra le righe).

quindi, se ancora non lo sai, ti parlo di un fatto, anche piccolo, della settimana che mi abbia fatto rifiorire come un bocciolo di rosa nel mese di maggio, o rincuorato come un caldo raggio di sole nell’aria frizzantina.

l’istantanea di oggi riguarda un evento a cui ho partecipato un paio di giorni fa: un laboratorio di poesia e scrittura creativa, nato all’interno di un progetto che si chiama “vita nella città”, dedicato alla riscoperta degli ambienti cittadini – della mia cagliari – e alla condivisione di spazi ed esperienze tra persone di culture differenti.

si tratta un’iniziativa che non posso non ammirare e sostenere. nello specifico, il laboratorio di scrittura, nella sua semplicità, è stato divertente e stimolante, ha messo in moto l’immaginazione e ha permesso di confrontarci, attraverso le parole – in lingue diverse – sulla nostra peculiare percezione dei luoghi, su quanto mettiamo di nostro, di intimo spesso, nel vocabolario che scegliamo per descrivere e raccontare ciò che ci circonda. un’occasione per conoscere le nostre diversità, le caratteristiche personali di ognuno, ma anche – sempre – le cose che tutti noi abbiamo in comune.

il laboratorio è stato una bellezza non solo per la tematica in sé, lo è stato per l’atmosfera piacevole che si respirava tra tutte le persone che hanno partecipato, e per ultimo – ma non per importanza – per il luogo in cui si è svolto: l’orto botanico della mia città (di cui puoi vedere un dettaglio nella bella foto di floriana sanna), un piccolo paradiso verde, che trasmette una grande pace.

di giorni malinconici e primavere che avanzano

questa settimana un post anomalo, per dimostrare come anch’io, nonostante una tendenza innata ad organizzarmi e mettere ordine, possa seguire il flusso ed improvvisare.

sono stati giorni abbastanza produttivi: ho iniziato a dedicarmi a un nuovo lavoro, ho letto tanto, ho scritto, sono stata all’associazione per cui faccio volontariato (e che aiuta principalmente me, a sentirmi un po’ più utile), mi sono persino tagliata i capelli, evento diventato quasi eccezionale.

in tutto questo mi dispiace ammettere di essermi portata dietro la mia consueta malinconia e qualche sprazzo di inquietudine. la vita che evolve e la primavera che avanza, con i suoi pollini trasportati dal vento incessante e il sole che a momenti mi scotta la pelle chiarissima, non sono riuscite a sbrinare il mio animo.

la sensazione è quella di stare in un deserto nel quale le oasi sono i tipici miraggi. quando cerco di afferrare qualcosa, quello evapora tra le mie dita, lasciandomi stordita. resta solo la musica, unica compagna, che sempre, puntualmente, solleva i macigni interiori e mi permette di vagare leggera, in una dimensione nascosta alla vista.

progetto primavera #7

ok, ammetto di essermi già stufata del progetto primavera. credo che in generale sia più facile stancarsi delle cose a cadenza regolare, che diventano abitudini o, peggio, costrizioni (anche auto-imposte, come in questo caso).

nonostante ciò, ho qualcosa da condividere anche questa settimana. non si tratta proprio di un momento di pura gioia ma di una sensazione di sollievo. immaginate di avere una cinquina di problemi di salute “medi” – fortunatamente ben lontani dalla sclerosi multipla e certamente più importanti di un’unghia incarnita – e ad un tratto vi si prospetta l’ipotesi di una malattia più grave, quella malattia che solo a nominarla provoca una reazione pietosa alla barbara d’urso. ecco, dopo mesi di analisi, visite e accertamenti, nonché lunghe attese di responsi, viene fuori che no, quel male non è germogliato nel vostro corpo.

#7 beh, mi concedo un sospiro di sollievo. 

progetto primavera #6

l’istantanea positiva di questa settimana (qui puoi scoprire la scorsa) riguarda profondamente me, il mio mondo interiore ed è un qualcosa che ha sempre fatto parte della mia vita. ci sono stati periodi a volte anche lunghi (e penso ce ne saranno altri) nei quali l’ho messa da parte, ma mai e poi mai potrei rinunciare a lei. spesso nei momenti più bui è stata un’amica e una vera ancora di salvezza. ha accolto le mie lacrime e le mie speranze, le mie ossessioni e le mie fantasticherie. con lei posso essere me stessa e, a volte, anche qualcuno di migliore. sto parlando di lei…

#6 la scrittura

pochi giorni fa mi son ritrovata con il pc spento e un’idea che scalciava in testa, ma che non riusciva proprio a prendere forma. ho preso carta e penna e in quello stesso istante l’idea si è tramutata in parole, che sono fluite sulla carta direttamente da me, non so neanche io come. c’è la possibilità che non fosse un’idea geniale e che quelle parole non fossero perfette, ma sono sicuramente mie e scriverle mi ha fatto stare bene.

ecco il momento che più voglio ricordare di questi giorni: la sensazione provata con la penna in mano e quel foglio bianco davanti a me, che in breve è diventato qualcos’altro, pasticciato e potenzialmente sensato.

c’è qualcosa che ti fa sentire così? qual è stato il tuo momento della settimana?