Non si può stare fermi

Mentre procede lo studio per il terzo esame pre-concorso (che avrò già dato nel momento in cui qualcuno starà leggendo questo post), ascolto un bel po’ di musica per rifornirmi di energia.

Visto che qualcuno qualche giorno fa mi ha fatto ragionare su questa cosa, vi dico in due parole perché scelgo di parlare di libri, film e altre cose affini piuttosto che raccontare più dettagli su di me. Premetto che sul blog trovate anche qualche articolo più “personale” e non escludo di scriverne altri in futuro… ma la verità è che io non credo che le mie piccole passioni siano vuote di significato, né tantomeno slegate dalla mia persona: dicono un bel po’ di me, se si legge tra le righe, e spesso senza troppa difficoltà. Quando ci si incontra – anche online – e ci si scambia uno “sguardo d’intesa” grazie a queste frivolezze, per me ha valore.

A volte (o spesso) la frase di qualcun altro esprime esattamente quello che avremmo voluto dire noi, a volte lo fa un’immagine, a volte una canzone. Se siamo fortunati, saremo anche i creatori di qualcosa, un giorno o l’altro. Nel frattempo, continuiamo a nutrirci di arte.

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L’articolo che non scriverò mai

Vorrei parlare di qualcosa di personale. D’altronde questo blog è sì nato per condividere le mie passioni, ma anche come una sorta di terapia, per esprimere quello che ho dentro e stare a vedere dove va a finire.

Ma ci sono delle cose che, per quanto mi sforzi, non riesco a far uscire, rimangono incoĺlate dentro e vanno a disturbare i miei sogni, lasciandomi solo una strana sensazione al risveglio. Non posso scrivere un articolo su questo.

Così vi parlerò di una serie tv. L’ho guardata tutta d’un fiato un po’ di tempo fa su Netflix, e si intitola Love. Questa serie racconta della relazione improbabile tra Gus e Mickey. Lui è un tipo non proprio affascinante, impacciato, nevrotico, con tanti amici e interessi da nerd; lavora come tutor di una giovane attrice su un set televisivo (siamo in California) ed è molto frustrato da questa occupazione. Lei è una tipa piuttosto sexy, scontrosa, leggermente asociale e alle prese con diverse dipendenze, ma decisa a cambiare il corso della sua vita; lavora nell’ufficio di una stazione radiofonica, dove riesce a ottenere qualche soddisfazione.

Love è proprio una bella serie, perché, pur essendo di base una comedy romantica, non è troppo prevedibile, né forzatamente ottimista. Vuole essere il più possibile realistica nella sua tragi-comicità, con quel pizzico di follia che solo una persona problematica (indovina chi?) può trovare normale.

Ma anche se magari non vi immedesimerete con tanta facilità in entrambi i personaggi come è accaduto a me, sono sicura che ritroverete nelle loro storie, stranamente intrecciate e un po’ ingarbugliate, almeno un pezzetto della vostra. Se l’avete vista, fatemi sapere cosa ne pensate.

Per finire questo articolo – che ha sostituito quello che non scriverò mai – vi lascio una canzone sull’amore. Piccola curiosità: l’autore, Bo Burnham, è un giovane comico e cantautore statunitense, apparso anche in un film di Judd Apatow, uno dei creatori di Love.
Eh sì, tutto è collegato.

Vuoi un ragazzo che sia dolce
Un ragazzo che sia un duro
Un femminista a cui piace pagare per cose
Quel tipo di ragazzo che va d’accordo con le tue amiche
Senza essere attratto da nessuna di loro
Un ragazzo buono, un cattivo ragazzo, un buon cattivo ragazzo
Un mezzo ragazzo metà buono metà cattivo
Che adori tuo fratello, sensibile ma non debole
Che sia un grande amatore, che chiami tua madre nel week-end

Potresti pensare che un ragazzo del genere esista solo nella tua mente
Indovina un po’…
Hai ragione

Se desideri l’amore
Abbassa le tue aspettative di un po’
Perché il Principe Azzurro non si accontenterebbe mai di te
Se desideri l’amore
Prendi semplicemente un ragazzo e amalo
E se ha un feticismo per i piedi
Oh fanculo, fallo cadere ai tuoi piedi

Vuoi una ragazza che sia gentile
Una ragazza che non lo sia
Ossessionata dal suo aspetto ma incredibilmente sexy
Il tipo di ragazza che puoi esibire ai tuoi amici
Ami i film che ti piacciono e rida sempre alle tue battute
Una ragazza autentica, un ragazza sexy, una ragazza autenticamente sexy
Una nuova vera bambola veramente sexy
Vuole le tue attenzioni ma non gli interessa che tu la noti
Che ti usi solo per solleticargli la gola

Potresti pensare che questa ragazza esista solo nella tua mente
Esiste davvero…
Ma la scorsa settimana
È morta

Se desideri l’amore
Abbassa le tue aspettative di molto
Se pensi che il tuo pene sia un regalo ti assicuro che non lo è
Se desideri l’amore
Prendi semplicemente una ragazza e amala
Poi tira fuori il tuo pene e lascia che
La ragazza che ami declini la tua offerta

Non voglio qualcuno maniaco della pulizia o uno disordinato
O qualcuno con il cuscino attaccato alla faccia o in un lavoro senza uscita
Perché non mi accontenterò di meno che
Della perfezione
Vogliamo figli perfetti, una vita perfetta
Un marito o una moglie perfetta
Ma in fondo sappiamo
Che non lo meritiamo

Ma
Tutti meritiamo l’amore
Anche nei giorni in cui non siamo al nostro meglio
Perché facciamo tutti schifo
Ma l’amore può farci fare meno schifo
Tutti meritiamo l’amore
È la parte migliore dell’essere vivi
Io lo so di sicuro
E ho appena compiuto venticinque anni

Cosa ho imparato

Che le cose che impari da piccola sono quelle che ricorderai per sempre,

Che la buona educazione non è stare zitti e buoni ma parlare per le cause giuste,

Che il pregiudizio si annida anche laddove si è più convinti della propria apertura mentale,

Che anche se vorremmo il bene di tutti agiamo spinti dal nostro interesse,

Che non sempre quello che crediamo sia il nostro bene si rivela esserlo davvero,

Che se si finge che tutto vada bene e che niente ci scalfisca ci penserà il nostro corpo a portarci il conto,

Che se ti impegni con costanza qualcosa la ottieni ma che non è questo il punto,

Che ho paura di specchiarmi ma che ne avrei di più a non trovare il coraggio di mostrare il mio sorriso imperfetto,

Che ci sarà sempre dentro di me una voce che mi dice “sei una delusione”, perché le cose che ho imparato da piccola sono quelle che ricorderò per sempre,

Che a volte sono abbastanza comica e abbastanza guerriera da zittire quella voce.

And my heart goes to – Aspettando l’Oscar

Nonostante sia più una cinefila da Sundance Film Festival, anche l’Oscar ha una certa attrattiva per me, con la sua orribile statuetta dorata, le scelte mai troppo sorprendenti dell’Academy, e… Meryl Streep. Come ogni anno, non risulto essere una grande esperta dei film in concorso: molti non li ho visti e diversi non li vedrò probabilmente mai. Ma quest’anno, per quanto riguarda tre categorie specifiche, ho le idee ben chiare su chi vorrei che vincesse. Il mio – per la gioia di tutti i critici competenti – è un tifo spudoratamente di parte, mosso dalle emozioni positive che questi artisti con le loro opere hanno suscitato in me; un tifo basato, si potrebbe dire, sul “cuore”.

And my heart goes to…

MIGLIOR REGISTA: Guillermo Del Toro. Il regista messicano partecipa alla competizione con il film The Shape of Water – La forma dell’acqua, che ha sia diretto che scritto. In passato Il labirinto del fauno è stato candidato come miglior film straniero e per la migliore sceneggiatura originale, ma le statuette sono andate a un film tedesco e all’autore di Little Miss Sunshine. Quest’anno ha già ricevuto il Golden Globe come miglior regista.

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MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Sam Rockwell. È candidato per la sua interpretazione dell’agente Dixon in Three Billboards Outside Ebbing, Missouri – Tre manifesti a Ebbing, Missouri, la dark comedy, o meglio il dramma diretto da Martin McDonagh. Vincitore dell’Orso d’argento al festival di Berlino come migliore attore per il film Confessioni di una mente pericolosa, è considerato uno degli attori più sottovalutati di Hollywood. Quest’anno ha ricevuto il Golden Globe come miglior attore non protagonista.

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MIGLIOR FILM ANIMATO: Coco. Il film, creato dai Pixar Animation Studios e basato sulla tradizione messicana del Dìa de los Muertos, ha già ricevuto numerosissimi premi, tra cui il Golden Globe come miglior film di animazione. Agli Oscar compete anche per la migliore canzone originale con il brano Remember me – Ricordami, che nonostante non incontri affatto i miei gusti musicali (infatti preferisco
Mistery of Love, dalla colonna sonora di Call Me by Your Name) si aggiudica un’ipotesi di vittoria da parte del mio cuore che batte in quattro quarti.

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Visioni di gennaio

Visioni di gennaio, visioni di un inverno che crede di essere già primavera. I film che scelgo di vedere si preannunciano drammi adatti a risciacquare la patina di cinismo in fase di incrostazione con un mare di lacrime, e in parte mantengono la promessa. L’amore, l’amore assieme alla sofferenza danzano stretti in queste visioni, attorcigliati come due amanti sensuali e disperati allo stesso tempo. Nella danza incessante e apparentemente necessaria, percepisco le ombre e le luci dell’esistenza, e i pezzetti di ghiaccio ai lati degli occhi si sciolgono, nella nostalgia di qualcosa di sconosciuto.

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Dicono che dovresti fare sempre la cosa giusta, ma a volte non esiste la cosa giusta. A quel punto, devi scegliere il peccato con cui convivere. (Horns)

 

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Prima della guerra usavo la mia forza di volontà per cose stupide, come non mangiare il cioccolato. Credo che pensassi che se potevo controllare me stessa, allora forse il mondo intorno a me avrebbe iniziato ad avere un senso. Immagino che fossi piuttosto ingenua all’epoca. (How I Live Now)

 

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Quando lui mi guarda, il modo in cui mi guarda… Lui non sa cosa mi manca – o come io sia incompleta. Lui mi vede per quella che sono – come sono. È felice di vedermi, ogni volta, ogni giorno. Ora, io posso salvarlo… o lasciarlo morire. (The Shape of Water – La forma dell’acqua)

I preferiti della fine del 2017

Prima di tutto il mio nuovo buon proposito per l’anno nuovo. Visto che ogni anno mi ripropongo di mettermi in forma, cioè in una forma decente per le mie potenzialità, e finisco sempre per avere una routine di allenamento che difficilmente si può definire tale, per quest’anno l’obiettivo è: sopravvivere.

Ed ora passiamo ai consueti argomenti di questo blog, con l’elenco dei migliori film e documentari, le migliori serie tv e il libro migliore dell’ultimo periodo di questo turbolento e curiosamente proficuo 2017.

Film:

To the Bone – Fino all’osso. La storia di una ragazza che lotta contro l’anoressia e di altre persone che, come lei e assieme a lei, cercano quotidianamente di affrontare i loro demoni interiori e di riaccendere la scintilla della voglia di  vivere. Un film intenso, e a mio parere onesto, che trasmette una buona dose di speranza.

La mafia uccide solo d’estate. Cosa nostra, i suoi crimini e gli interventi di contrasto alla mafia da parte di giudici e magistrati esemplari, visti attraverso il racconto di un palermitano doc, Pif, che li filtra attraverso il suo sguardo ironico e calorosamente umano.

The Book of Henry. Racconta la storia di un ragazzino dalle mente brillante che, consapevole delle violenze subite da una sua compagna di classe nonché vicina di casa, decide di escogitare un piano per salvarla. Il destino si metterà brutalmente contro di lui, ma questo non gli impedirà di lasciare un segno indelebile nella vita degli altri.

Dickens, l’uomo che inventò il Natale. Siamo nel 1843, Charles Dickens, scrittore di successo, è in crisi per il fallimento delle sue ultime pubblicazioni. Una nuova storia bussa all’improvviso alla sua porta e si insinua nel suo animo tormentato da celati ricordi d’infanzia, una storia sul Natale e su un uomo di nome Scrooge.

Coco. L’ultimo capolavoro della Disney Pixar. Il protagonista è Miguel, un ragazzino messicano con il sogno di diventare musicista. Nella sua famiglia però la musica è stata bandita da tempo e il piccolo dovrà ribellarsi per raggiungere il suo obiettivo, dovrà compiere una vera e propria odissea e coinvolgere persino i suoi cari estinti, per coronare il sogno e non perdere la sua famiglia.

Documentari:

Jim & Andy, The Great Beyond. Il documentario mostra i dietro le quinte dell’interpretazione intensa e totalizzante che l’attore Jim Carrey diede del personaggio controverso Andy Kaufman, nel film Man on the Moon.

Joan Didion, The Center Will Not Hold. Una icona della letteratura americana dagli anni ’60, antesignana del giornalismo narrativo, racconta dei suoi alti e bassi nella carriera e nella vita personale.

Minimalism, A Documentary About the Important Things. È un concetto molto semplice quello che due giovani americani, in questo documentario, cercano di trasmettere a più persone possibili: quanto si possa vivere meglio possedendo meno.

Raiders! The Story of the Greatest Fan Film Ever Made. Documentario per veri nerd d’annata, Raiders è la storia di un piccolo gruppo di amici che è riuscito – con molte difficoltà – a realizzare un’impresa epica: rigirare dall’inizio alla fine il film Indiana Jones – I predatori dell’Arca perduta.

Serie tv:

Crazy Ex-Girlfriend. Una serie che mi ha fatto impazzire, in senso positivo eh. Se anche a voi piacciono quelle serie tv che raccontano in modo divertente qualcosa che, a ben guardare, tanto divertente non è, e quelle canzoni che sembrano serie ma hanno testi sarcastici ed esilaranti, allora dovete vederla.

Dark. Serie “culto” del dicembre 2017, è stata anche per me una delle serie tv più coinvolgenti, non solo di quest’anno appena passato, ma degli ultimi anni. Un thriller drammatico, con protagonisti ragazzi e adulti, e arricchito da un elemento fantascientifico: consigliato agli amanti della suspense e dei ragionamenti ingarbugliati.

Libro:

Nessun dove. Romanzo di cui scriverò probabilmente una recensione, del mio nuovo amore letterario Neil Gaiman.

Conoscete qualcuno di questi titoli e cosa ne pensate? E quali sono le vostre cose preferite del 2017? Auguro a tutti i blogger e ai lettori un 2018 pieno di nuove scoperte e tanta buona energia!

 

A Nerdish Christmas Carol – Il mio Canto di Natale

A volte penso che non sarebbe male essere come Scrooge, uno stronzo tirchio pieno di soldi che, una volta rinsavito e in seguito a uno slancio di incredibile generosità, si ritrova circondato dall’affetto di un nipote fino al giorno prima trattato a pesci in faccia e di un impiegato – e famiglia – trattato in modo anche peggiore. Siano benedette le seconde possibilità, e le terze, e le quarte, che tanto non si smette mai di sbagliare (e di imparare).

Io stessa, la notte della Vigilia di Natale, ho ricevuto la visita di tre fantasmi. Ma, non essendo semplicemente una stronza cinica tirchia piena di soldi, ciò che mi hanno mostrato ha qualche sottile differenza con le visioni del vecchio Scrooge, e la lezione, ugualmente importante, è forse un po’ più difficile da imparare.

Michael JacksonIl fantasma del Natale passato era una figura luminosa, vestita elegantemente di bianco. Una chioma corvina incorniciava il suo viso pallido e il suo sguardo esprimeva molta dolcezza, ma anche altrettanta malinconia. Quando mi ha parlato, dicendomi “you are not alone”, non ho avuto più alcun dubbio: si trattava di Michael Jackson. Mi ha catapultato negli anni ’80, quando passavo il Natale dai miei nonni, assieme agli zii e alle cugine, e a un gatto cicciotto e pelosone che non riuscivo mai ad accarezzare. Con gli occhi da adulta ho visto delle cose che da piccola non avrei mai potuto capire, e credo che il bello di quei tempi sia proprio questo, essere avvolti dalla magia e credere che tutto sia possibile, che l’amore sia la normalità e che le famiglie debbano restare sempre unite, qualsiasi cosa accada. Il mio distacco dalla realtà si manifestava già in quegli anni. Mentre giocavo e cantavo con mia sorella e le mie cugine “we are the world, we are the children”, non pensavo che sarei realmente diventata una adulta, che avrei dovuto anch’io dare il mio contributo alla società. Pensavo ad un mondo invisibile, alle avventure che avremmo potuto vivere e alla musica, che rendeva sempre tutto più bello.

d932e231d92179fab92bbccc38b04041-christmas-gift-exchange-games-robin-williamsSulle note di Santa Claus is coming to town, il fantasma di Michael Jackson è scomparso e al suo posto, poco dopo, è apparso un uomo vestito da Babbo Natale: il fantasma del Natale presente. Mi sorrideva, ma i suoi occhi avevano un velo di tristezza. Nonostante il suo viso fosse in parte nascosto dal cappello e dalla folta barba bianca, ho impiegato un solo istante per riconoscerlo: era Robin Williams. Dopo averlo abbracciato forte per diversi secondi, piangendo come una scema, è iniziato il nostro viaggio, attraverso le case delle persone che occupavano i miei pensieri quella notte della Vigilia. Con ben poco stupore ho potuto vedere che pochissime di quelle persone mi hanno dedicato un pensiero a loro volta, un pensiero fugace e luminoso, come una stella cadente.

Allora forse sono anch’io come Scrooge – ho pensato – e c’è qualcuno che mi vuole bene NONOSTANTE tutto, nonostante i miei momenti da asociale, quelle volte in cui prendo tutto troppo sul serio, e tutte quelle occasioni in cui non riesco ad esprimere me stessa come vorrei e a trovare un canale di comunicazione autentico. “Ho sempre pensato che la peggior cosa nella vita fosse restare soli. Non lo è. La peggior cosa è stare con persone che ti fanno sentire solo.” Robin ha detto questa frase mentre eravamo in visita nella mia stessa casa, osservando me e i miei familiari più stretti festeggiare la Vigilia di quest’anno. Capisco cosa volesse dire, ma non provavo esattamente la stessa cosa in quel momento, anzi. È stato proprio allora che ho sentito quanto sia fortunata a poter essere me stessa con la mia famiglia e con le persone che mi sono in qualche modo vicine, persone diverse da me e imperfette come me, che decidono, per qualche motivo, di non spezzare il filo che ci unisce.

p16naujavee8q1pu51q2279e8o80_47298Mentre ero intenta in questi ragionamenti e osservavo me stessa trascorrere i primi momenti del giorno di Natale in compagnia di Neil Gaiman e dei personaggi di Nessun Dove, il fantasma di Robin Williams era sparito. A quel punto sapevo cosa aspettarmi: la visita della Morte, il fantasma del Natale futuro, che senza proferire parola mi avrebbe mostrato la mia fine, sofferente e solitaria. Non è andata proprio così. Al mio fianco ho trovato un uomo anziano, vestito con un abito scuro di altri tempi. Aveva pochi capelli bianchi, indossava degli occhiali da vista tondeggianti e portava con sé una piccola pipa in legno. “Chi sei, Sherlock Holmes?”, gli ho domandato stupita. Lui mi ha risposto con un’altra domanda: “Pensi avrebbe senso ricevere la visita del fantasma di un personaggio di fantasia?” “Beh – gli ho detto – avrebbe più o meno lo stesso senso di ricevere la visita di qualsiasi fantasma!” Dopo aver annuito e avermi rivolto un sorriso furbetto, l’uomo si è presentato: “sono Carl Gustav Jung”.

Ciò che mi ha mostrato è il futuro che potrebbe essere. Un Natale nel quale mi entusiasmo ancora per le lucine colorate, in cui cucino per qualcuno, mi ritrovo a giocare con il figlio di un’amica, e a sorseggiare infusi aromatici con i miei cari, ridendo per tutte quelle volte che ci siamo disperati inutilmente. “Comincia sempre da te – mi ha detto Jung prima di volatilizzarsi nel nulla – in tutte le cose e soprattutto con l’amore. Amore è portare e sopportare se stessi. La cosa comincia così. Si tratta veramente di te; tu non hai ancora finito di ardere, devono arrivarti ancora altri fuochi finché tu non abbia accettato la tua solitudine e imparato ad amare.” Dell’ultimo fantasma, infine, non c’era più traccia e la mattina di Natale era ormai arrivata: una nuova giornata di sole, in cui ogni cosa poteva ancora succedere.

Su sensibilità e tolleranza

Tutti noi a modo nostro siamo sensibili; la sensibilità, nelle sue diverse gradazioni, fa parte dell’essere umano con un cervello non danneggiato. Se sbaglio, correggetemi. Molti pensano di essere estremamente sensibili (e probabilmente buoni) se si commuovono di fronte a uno spot pubblicitario, o ascoltando una canzone, ma non hanno la minima sensibilità per ciò che è diverso da loro, ciò che non capiscono in modo automatico e naturale. Anche Hitler si commuoveva ogni tanto, anche Hitler è stato bambino, e gli sarà capitato da grande di guardare una trottola e sentire una piccola lacrima scendere sulla sua guancia. Ma questo, come sappiamo, non lo rendeva una persona empatica e di buon cuore.

Siamo ingannati anche dal concetto di tolleranza, pensiamo che essere tolleranti verso chi è diverso da noi in determinati contesti ci renda persone buone, intelligenti o addirittura sagge. Ma la gente ha perlopiù bisogno di etichette. Avete notato? Riesce ad essere veramente tollerante solo verso una categoria ben definita, conoscibile e comprensibile. Ciò che pratichiamo, di solito, è una tolleranza selettiva. Non parlo solo della signora che accetta gli immigrati africani ma vorrebbe vedere bruciare tutti i rom, o del signore che tollera le lesbiche ma non gli uomini gay. C’è chi è attivo nel dare sostegno “ai poveri”, dà loro da mangiare e abbigliamento e qualsiasi cosa possa essere utile, ma poi si scansa e accelera il passo se una persona vestita male gli si avvicina per strada. C’è chi aiuta volentieri “i malati”, poi deride il parente che sta male ma non ha una diagnosi e finisce per diventare lo zio strambo. Insomma, se non riusciamo a mettere un’etichetta, la nostra tolleranza, così come la nostra sensibilità, vengono soppiantate dalla diffidenza e, spesso, dal rifiuto.

Non ce l’ho con nessuno in particolare, faccio una semplice riflessione sul genere umano. Va tanto di moda ergersi a paladini di qualcosa o di qualche specifica categoria di persone, e si continua a perdere di vista la necessità di trovare un piano comune con gli altri – sì, persino quelli con un’etichetta sbiadita – in cui poter comunicare senza la presunzione di essere “dalla parte giusta della barricata”.

Suggestioni di inizio autunno

L’autunno è iniziato e io non potrei esserne più entusiasta. Quest’anno ho abbandonato la giacchetta nera in simil-pelle in fase di decomposizione e ho ripescato dall’armadio una bellissima giacca arancione, che mi accompagnerà nella mia nuova vita da studentessa pendolare e super-motivata (non si smette mai d’imparare, si sa). Orange is the new black, e autunno is the new capodanno, e io son piena di buoni propositi.

Come ha detto qualcuno, torna legale il tè caldo e la cioccolata fondente, e già questo mi rende molto felice. Aggiungo una manciata di noccioline e mandorle e un bicchiere di latte di avena (magari caldo, con un po’ di cacao), e posso ritenermi soddisfatta.

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Ancora fa troppo caldo per la copertina, quindi devo ripiegare su qualcos’altro per “proteggermi” dall’inquietudine durante la visione di America Horror Story – Cult. Ok, chiudere gli occhi ogni tanto può andare. Ho scoperto che l’unica cosa che mi fa realmente paura è la realtà: razzismo, omofobia, violenza bruta e… politica, per cui questa stagione per me è la più terrificante di tutte. Ammetto che Evan Peters è un buon incentivo per proseguire nella visione.

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Anche Jake Gyllenhaal e James McAvoy sono un perfetto incentivo per la visione di film come Enemy e Filth, altrettanto inquietanti e sconcertanti, che hanno aperto la mia personale stagione autunnale cinematografica. Se Jake aveva iniziato la sua carriera con un’opera cupa e psicologica come Donnie Darko, lo stesso non si può dire per James, che per tanto tempo – almeno nel mio immaginario – è rimasto il fauno tenerello di Narnia. Dopo Split, Trance e, appunto, Filth, non sarà mai più lo stesso.

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Di atmosfere completamente diverse Adult Life Skills, forse il film preferito del periodo, un comedy-drama britannico con protagonista Jodie Witthaker (il prossimo Dottore di Doctor Who, che ha fatto tanto scalpore nei mesi passati). È la storia di una giovane donna che vive in un capanno di proprietà della madre, e ha uno stile di vita giudicato da tutti infantile ed immaturo. Dietro l’apparente ribellione a qualsiasi responsabilità però si nasconde una motivazione emotiva profonda, una sofferenza da affrontare per poter risorgere dalle proprie ceneri e spiccare il volo.

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Altra storia di maturazione è poi quella scoperta in Dimentica il mio nome, libro-fumetto del celebre italiano Zerocalcare. Un autore che avevo già apprezzato con Kobane Calling, e che dopo questa lettura mi ha confermato la sua capacità di unire leggerezza e riflessività, in più mi ha fatto scoprire altre sue doti come l’autocritica e una immaginazione degna di un vero artista. A proposito di fumetti, non vedo l’ora di leggere l’ultimo numero di Rat-Man, che conclude la saga dello strambo supereroe nato dall’ingegno di Leo Ortolani. Una fine che non è proprio un’uscita di scena, dato che Rat-Man comparirà ancora in un altro albo (C’è Spazio per Tutti) e chissà poi dove. Perché si sa ormai – e in certi casi, per fortuna – che crossover e reboot are the new the end.

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