The Christmas Cookie Book Tag

Buongiorno lettrice/lettore! Oggi do ufficialmente il benvenuto al mese di dicembre, alla stagione del respiro con nuvoletta di vapore, dei calzettoni e dei berretti di lana, e delle prorompenti festività natalizie. Lo faccio con un tag trovato per caso, creato dalla ragazza del canale youtube Share, Inspire, Journey, Dream: The Christmas Cookie Book Tag. Sono 10 domande che riguardano i libri, i biscotti e il Natale, alcune delle cose terrestri che preferisco.

Ecco le domande, che ho tradotto alla meglio dall’inglese, con le mie relative risposte.

1) Biscotti con gocce di cioccolato, ci confortano in tutte le stagioniIl libro preferito di sempre. 

La storia infinita, di Michael Ende. 

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2) Biscotti secchi con anice e mandorle, duri da mordere, ma ne vale la penaUn libro difficile da leggere all’inizio, ma che alla fine ti ha dato molta soddisfazione.

1984, di George Orwell. L’ho letto in lingua originale, ma non è stata tanto questa la difficoltà, quanto i contenuti. Nonostante la crudezza, è uno dei miei preferiti.

3) Biscotti glassati, di forme e dimensioni diverseConsiglia un libro “diverso”.

Invisible Monsters, di Chuck Palahniuk. Sono particolari sia la struttura, che la trama, che i personaggi.

4) Biscotti al burro di arachidi, che da sfavoriti diventano i preferiti delle festeUn personaggio che, anche se lentamente, hai imparato ad amare.

Direi in generale i personaggi dei romanzi di Haruki Murakami e in particolare il protagonista di Dance Dance Dance.

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5) Biscotti alla cannella, che solo a nominarli ci fanno sorridereUn libro che ti ha fatto ridere/sorridere.

Buona apocalisse a tutti! di Terry Pratchett e Neil Gaiman.

6) Biscotti con frutta candita, i biscotti che non dovrebbero esistereUn libro di cui potevi fare a meno.

Ricordo di aver rivenduto uno o due libri di Fabio Volo.

7) La casa di pan di zenzero, più di un biscotto, un capolavoroIl libro scritto meglio o con il mondo inventato migliore.

Non saprei sceglierne uno, ne nomino tre letti quest’anno: Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie; Harry Potter e la pietra filosofale di J.K. Rowling; qualsiasi racconto di Stephen King.

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8) Biscotti fatti apposta per Babbo NataleUn libro (o più di uno) che conti di leggere durante le vacanze.

La lista delle letture in sospeso è lunga, ma credo che opterò per Nessun dove, di Neil Gaiman.

9) Scambio di biscottiI tuoi biscotti preferiti per le feste (possibilmente con la ricetta).

Biscotti al cacao con cuore morbido di cioccolato fondente.

10) Un bicchiere di latte per mandare giù tuttoLa tua bevanda “natalizia” preferita.

Cappuccino con latte d’avena, zenzero e cannella.

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Questa era l’ultima. Spero di averti dato qualche spunto di lettura… tra un biscotto e l’altro. E se ti va, rispondi anche tu!

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Mindhunter: viaggio nella mente dei serial killer

Mindhunter è una nuova serie televisiva statunitense, di genere thriller drammatico, diretta da David Fincher, regista di Seven, Fight Club, Zodiac e Gone Girl.  Racconta gli albori degli studi sugli assassini seriali e la loro “profilazione“, ovvero la definizione del profilo criminale.

La serie è basata sul libro Mindhunter: la storia vera del primo cacciatore di serial killer americano (Mindhunter: Inside the FBI’s Elite Serial Crime Unit), scritto più di vent’anni fa da John E. Douglas e Mark Olshaker. John Douglas è stato un agente speciale dell’FBI ed è tuttora un autore di saggi sulla criminologia.

Iniziò la sua carriera nell’FBI nel 1970, prima come cecchino poi come negoziatore per gli ostaggi. Nel 1977 fu trasferito nell’Unità di scienze comportamentali, e da questo momento cominciò ad insegnare le tecniche di negoziazione e la criminologia agli agenti dell’FBI e a quelli di polizia in tutti gli Stati Uniti. Fu lui a creare e dirigere il Programma di Profilazione Criminale, un programma che si arricchì negli anni con le numerose interviste ad assassini seriali e perpetuatori di crimini particolarmente violenti; per citarne alcuni: David Berkovitz, Edmund Kemper, Charles Manson.

Lo studio, realizzato anche attraverso nuove ed efficaci tecniche di interrogatorio, riguardava la psicologia dei criminali più pericolosi, i retroscena dei loro crimini, i loro trascorsi familiari, il loro modus operandi. Questo ha permesso non solo di catalogare le diverse tipologie di assassino e di comprenderne meglio le scelte e le modalità di azione, ma ha portato l’investigazione ad un livello più profondo, assicurando un numero crescente di criminali alla giustizia. È nato proprio in quei primi anni di ricerca il termine serial killer, forse ad opera dello stesso Douglas, o più probabilmente coniato da un suo più anziano collega di nome Robert Ressler.

John Douglas sembra aver dedicato tutta la sua vita allo studio della mente criminale, e non molto tempo fa, nel suo libro The Forgotten Killer, si è espresso a favore dell’innocenza di Amanda Knox. Aldilà della verità dietro ogni singolo caso, credo ci sia ancora tutta una dimensione da scoprire all’interno della mente umana e che valga la pena continuare ad indagare.

Racconti del terrore – tra fantasia e realtà

asdJohn William Polidori nacque a Londra nel 1795. Era un giovane brillante, infatti si laureò in medicina a soli 19 anni. In seguito divenne medico personale del poeta George Byron e lo accompagnò nei suoi viaggi attraverso l’Europa. Era con lui, e con la coppia Mary e Percy Shelley (non ancora sposata) e la sorellastra di lei, quando rimasti bloccati da una tempesta nella Villa Deodati presso il lago di Ginevra, decisero di passare il tempo scrivendo storie di fantasmi. È noto che da questo “gioco” nacque Frankenstein, ed ebbe vita anche Il Vampiro, scritto da Polidori ma erroneamente attribuito per lungo tempo a Lord Byron. Fu proprio a lui che il giovane medico si ispirò per creare quello che è considerato il prototipo del vampiro moderno, ovvero la creatura demoniaca ma allo stesso tempo elegante e affascinante che tutti conosciamo. Terminato il lavoro al fianco del poeta, non è chiaro quali furono le vicissitudini che portarono nel 1821 John Polidori, ancora giovanissimo, a togliersi la vita.

jb_nation_poe_1_mEdgar Allan Poe, considerato l’inventore del genere letterario “del terrore”, nacque a Boston, Stati Uniti, nel 1809. La sua vita fu affascinante e tormentata almeno quanto le sue opere. Rimase orfano a 2 anni e fu allevato dallo zio. Studiò per diversi anni in Inghilterra, in seguito, tornato in Virginia, fu espulso dall’università per la sua condotta dissoluta. Nonostante iniziò a scrivere molto presto, per lui fu difficile mantenersi con il solo lavoro di scrittore, per questo si dedicò per un periodo alla carriera militare, e poi fece ricorso spesso a prestiti e altre forme di assistenza. Nel 1835 sposò la cugina tredicenne Virginia, che più tardi si ammalò di tubercolosi e infine morì, lasciando un profondo segno nell’animo di Poe. Fu soprattutto da quel momento che lo scrittore si abbandonò all’uso di alcool e droghe, ma è proprio in questi stessi anni che nacquero i racconti del terrore che lo hanno reso famoso. La trilogia Eleonora, Ligeia e Morella rappresenta pienamente e in modo poetico quel sentimento di angosciosa sofferenza per la perdita di una persona amata. E.A. Poe morì diversi anni (e racconti) dopo, nel 1849 a Baltimora, in circostanze misteriose.

220px-william_hope_hodgsonWilliam Hope Hodgson nacque nell’Essex, in Inghilterra, nel 1877. A soli 14 anni si imbarcò, iniziando una faticosa carriera che lo tenne in mare per otto anni. In seguito si trasferì in Francia, dove prese l’avvio la sua produzione letteraria, influenzata dalla passata vita in mare e orientata profondamente al soprannaturale. Le sue opere, e in particolare il romanzo breve La casa sull’abisso, ispirò H.P. Lovecraft nella creazione del suo ciclo di Cthulhu. Durante la Prima Guerra Mondiale Hodgson decise di arruolarsi nell’esercito britannico, e infine morì, nel 1918, durante un bombardamento.

200px-howard_phillips_lovecraftHoward Phillips Lovecraft nacque nel 1890 a Providence, Rhode Island. La sua vita non fu affatto fortunata; cresciuto da una madre iperprotettiva (in seguito alla morte prematura del padre), ebbe spesso episodi di esaurimento nervoso che non gli permisero una crescita “normale” e soddisfacente. Solo dopo la morte di lei, Lovecraft si sposò e andò a vivere a New York, ma questa situazione non durò a lungo. Nonostante il talento dello scrittore fu ben presto riconosciuto, non riuscì mai a vivere dignitosamente solo del suo lavoro creativo, e fu costretto per tutta la sua vita a correggere opere altrui. Il matrimonio fallì e Lovecraft, tornato nella città natale, sfogò tutta la sua frustrazione nella scrittura, componendo la maggior parte dei suoi racconti più impegnativi e conosciuti, a partire da Il richiamo di Cthulhu, Il caso di Charles Dexter Ward, Il colore venuto dallo spazio, e la Storia del Necronomicon. La scrittura non gli rese la vita più facile e purtroppo nel 1937, all’età di 46 anni, morì a causa di un tumore all’intestino, ma da quel momento H.P. Lovecraft divenne un mito immortale della letteratura del terrore.

British is my cup of tea

Benvenuta/o in quella che potrebbe diventare una vera e propria rubrica, ovvero il mio angolo delle meraviglie provenienti dal Regno Britannico. Qui si parla sempre principalmente di libri, film e serie tv, e così sarà anche questa volta.

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La mia ultima lettura è L’oceano in fondo al sentiero, dell’autore originario di Portchester, Neil Gaiman. La storia inizia con un uomo sulla quarantina che fa ritorno nel suo paese natale per un funerale e che, giunto presso la fattoria delle sue vecchie vicine, le donne Hempstock, si sofferma a ricordare il passato. Dai ricordi dell’uomo emergerà una realtà incredibile e oscura, abitata da entità antiche e fameliche, e da una ragazzina di undici anni (ma chissà da quanto tempo), che affermava che lo stagno in fondo al sentiero fosse un oceano.

Questa lettura, ancor prima di colpirmi per i suoi elementi fantastici – che vengono presentati in modo ineluttabile, come è giusto che sia, attraverso gli occhi di un bambino – mi ha catturato nel suo essere evocativa di quelli che sono stati anche i luoghi della mia infanzia. No, non sono vissuta nelle campagne inglesi degli anni ’60, ma anche nella Sardegna meridionale degli anni ’80, ho avuto la mia buone dose di stradine terrose, bocche di leone e luoghi ameni in cui immaginare l’esistenza delle fate.

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Mi è capitato, leggendo questo libro, di figurarmi la sua trasposizione cinematografica. E subito mi è venuto in mente Terry Gilliam, che sì è un regista americano, ma che ha rinunciato alla cittadinanza statunitense per quella britannica. Di recente ho guardato il suo Tideland – Il mondo capovolto. Si tratta di un film orribile e bellissimo, che ha ricevuto critiche molto contrastanti, su una ragazzina che, dopo la morte dei genitori tossicodipendenti, rimane sola in una catapecchia sperduta in una campagna sconfinata, e si rifugia nel suo mondo immaginario, tanto inquietante quanto la stessa realtà che la circonda. Se conoscete l’estetica dei film di Gilliam, dopo aver letto il romanzo di Gaiman, capirete perché ho immaginato facilmente una sua versione de L’oceano in fondo al sentiero.

In seguito a queste letture/visioni, proprio qualche giorno fa mi è capitato di leggere un interessante articolo di Luca Divelti, Il Monty Python’s Flying Circus, sullo show dei miei amati Monty Python, sulla collaborazione con l’allora animatore Terry Gilliam, sulla loro comicità irriverente, che ha avuto una così forte influenza sulla cultura britannica e non solo.

 

 

Good Omens – Buona Apocalisse a tutti!

L’Apocalisse si avvicina, pare che la fine del mondo avverrà sabato prossimo. Questa è una brutta notizia, non tanto per gli umani che ne sono perlopiù all’oscuro, ma per l’angelo Azraphel e il demone Crowley, che vivono sulla Terra da tanti, troppi anni ormai e hanno imparato ad apprezzare le piccole gioie della vita, e non vorrebbero proprio rinunciarvi.

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I due, malcelatamente amici di vecchia data, decidono allora di trovare l’Anticristo, ancora ragazzino, e indirizzarlo sulla retta via. Il problema è che, undici anni prima, la suora che doveva affidare il figlio di Satana a una coppia di diplomatici americani, ha compiuto un errore, e il bimbo si è ritrovato in un’amorevole famiglia britannica. Si chiama Adam Young e vive a Lower Tadfield, una idillica cittadina dell’Oxfordshire.

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Mentre Adam inizia a sperimentare, giocando con i suoi amici, gli effetti dei suoi straordinari poteri, i Quattro Motociclisti dell’ApocalisseGuerra, Carestia, Inquinamento e Morte – si riuniscono e sono pronti a scatenare l’Inferno. Tutto sta avvenendo in linea con Le Belle e accurate profezie di Agnes Nutter, libro scritto da una strega del 1700 e che ora è nelle mani di una sua discendente, Anatema Device, che cerca di decifrarle. Nel frattempo, anche gli ultimi cacciatori di streghe, il sergente Shadwell e Newton Pulsifer, intuiscono che sta succedendo qualcosa di strano e cominciano ad indagare…

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Buona Apocalisse a tutti! (titolo originale: Good Omens, “Buoni presagi”) è un romanzo del 1990 scritto da Terry Pratchett e Neil Gaiman. Ho scoperto che ci sono persone a cui questi autori non piacciono, a cui non piace neppure Douglas Adams, l’umorismo inglese e l’umorismo letterario in generale. Be’, non si può discutere sui gusti. A me tutte queste cose piacciono moltissimo, e per questo ne parlo. Spero che qualcuno che ancora non conosce questo libro ne sia incuriosito e lo legga… Io dirò solo un’altra cosa: pochi libri mi hanno fatta sentire immersa completamente nell’avventura, legata irrimediabilmente ai suoi personaggi, curiosa di conoscere i loro movimenti, anche una volta che il libro è stato chiuso. Ecco, questo è uno di quei libri.

 

La bottiglia magica

La bottiglia magica è un libro edito nel 2016, scritto da Stefano Benni e illustrato da Luca Ralli e Tambe. Io sono sempre ben disposta verso i lavori di Benni, perché è uno dei miei autori preferiti, anche se i miei giudizi non sono sempre e indifferentemente positivi. Alcune sue opere (come Cari mostri) non mi hanno entusiasmato e potrei dire siano state deludenti. In questo periodo sono particolarmente ispirata dalle graphic novel e La bottiglia magica si può collocare facilmente in questo genere, dato che i disegni vanno di pari passo con il racconto e contribuiscono a far andare avanti e arricchire la storia. Questo è un elemento che ho apprezzato e ci tengo a sottolinearlo perché non sia mai che ci si convinca che i libri illustrati siano “solo per bambini”. Ci sono state un paio di cose che non mi hanno soddisfatta (la risoluzione frettolosa e semplicistica di alcune situazioni, e l’insistenza quasi ossessiva dello scrittore per certe tematiche), ma nel complesso ho apprezzato il racconto di formazione, e la lettura, anche se breve, è stata coinvolgente e divertente.

COSA MI È PIACIUTO: 1. che si usi il fantastico come trasfigurazione della realtà per metterne in luce gli aspetti grotteschi, come nei migliori romanzi di Benni e come nei migliori romanzi in generale;

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2. che sia pieno di riferimenti letterari (Alice nel paese delle meraviglie, Pinocchio, e anche Moby Dick, Biancaneve e i sette nani, Il corvo…);

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3. che ci sia il Duca Bianco, ovvero David Bowie, come rappresentante della buona vecchia musica e dell’arte autentica;

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4. che si ritrovi il solito umorismo benniano, spesso mirato a ridicolizzare le maggiori tendenze del nostro tempo (es. Justin Biberon, Monsterchef);

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5. le illustrazioni.

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BONUS. Mi piacciono anche i tanti omaggi che Benni fa alla mia terra, la Sardegna. Particolarmente apprezzata qui è la dea Hic Nusa… probabile che sia stata d’ispirazione. Allora direi di rileggere il libro sorseggiando una bottiglia di birra, meglio se in compagnia, e scaturirà la magia!

Quella sagoma di Albus

“Questa cicatrice se la terrà per sempre.”
“E lei non può farci niente Silente?”
“Anche se potessi, non lo farei. Le cicatrici possono tornare utili. Anche io ne ho una, sopra il ginocchio sinistro, che è una piantina perfetta della metropolitana di Londra.”

[Harry Potter e la pietra filosofale]

Un’estate very British

Purtroppo il titolo del post non fa riferimento né ad un imminente viaggio nella mia amata Gran Bretagna, né a un clima piacevolmente frescolino che accompagni queste lunghe giornate di luglio. Fa invece riferimento alle mie letture del periodo, che sono state, sono e si accingono ad essere tutte di madre patria britannica.

Il libro che ho da poco finito di leggere è il celebre Assassinio sull’Orient Express, di Agatha Christie. Ammetto di non essere una grande lettrice di gialli (a parte tutta la serie su Sherlock Holmes) e di Christie, seppur così famosa, conosco davvero poco. Però, come a suo tempo fece Dieci piccoli indiani, anche quest’opera mi ha coinvolto quasi subito, per i suoi personaggi caratteristici (Hercule Poirot fra tutti) e la sua struttura semplice ma ben congegnata. Non vedo l’ora di guardare la nuova trasposizione cinematografica che uscirà quest’anno a dicembre!

 

Il libro che sto rileggendo, questa volta in italiano, è Tre uomini in barca (per non parlar del cane), di Jerome K. Jerome. La semplice storia di tre amici (e un cane) che fanno una gita in barca sul Tamigi. Un romanzo – così si dice – nato come guida turistica per Londra e che poi, dopo l’intervento dell’editore, è diventato tutt’altro. Un’opera che ci mostra sì alcune bellezze londinesi, ma che non perde l’occasione di essere divertente, con i suoi aneddoti e le sue digressioni, e a tratti persino riflessiva e profonda. Libro consigliatissimo a chiunque voglia farsi un’idea di cosa sia lo humor inglese.

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Continua poi la mia seppur breve relazione con gli audio-libri. Quello che ho iniziato a “leggere” questo mese è nientepopodimeno che Harry Potter e la Pietra Filosofale, di J. K. Rowling. Per varie ragioni non mi ero mai approcciata prima a questo testo e a tutta la saga, ma sono sempre stata convinta che se la avessi letta alla sua uscita, anche se già diciassettenne, l’avrei sicuramente adorata. Tutt’ora, pur avendo superato di gran lunga la maggiore età, riesco ad apprezzare questo romanzo, e so che il meglio deve ancora arrivare! Peccato solo che la qualità dell’audio-libro non sia molto alta.

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Infine, il libro che ho intenzione di leggere a breve è La Tempesta, di William Shakespeare. Non ha certo bisogno di presentazioni ed è una garanzia di qualità, ma ammetto di conoscere l’autore più per averlo studiato che per averlo realmente letto. Romeo e Giulietta, Amleto, Sogno di una Notte di Mezza Estate… ebbene, ho visto solo i film! So che esiste un adattamento cinematografico anche de La Tempesta, ma questa volta non mi farò sedurre dalla celluloide e leggerò parola per parola l’opera del Bardo.

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Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

BookBreakfast #inspiringblog

Per la serie “inspiring blog”, ovvero blog che seguo e che mi ispirano e decido di emulare/omaggiare, ecco pendolaresimo – La vita è un viaggio quotidiano. In sintesi si presenta così:

«Ci sono i pendolari incazzati. Poi ci siamo noi. Milanesi mancati che per un motivo o per l’altro la mattina ci svegliamo prima dei colleghi, andiamo in stazione e poi prendiamo un treno. Poi magari anche la metro e l’autobus, o tutt’e due.

Ma lo facciamo senza pensieri. Perché la vita è un viaggio e noi abbiamo interpretato alla lettera il concetto.

Il tempo passato sui sedili è tempo guadagnato, mai perso.

È momento di riflessione, di lavoro, di svago o di chiacchiera e spesso è l’unico davvero ‘nostro’ che abbiamo.

Non crediate che questa pace dei sensi si raggiunga dopo quattro o cinque abbonamenti mensili. Io, per esempio, ci ho messo 16 anni di onorato pendolaresimo per raggiungere questa serenità viaggiante. Ma da quando la penso così, il mondo è d’improvviso più bello e più facile, e il momento del viaggio è diventato davvero una parte piacevole della mia giornata.

È da questa nuova consapevolezza che nasce questo blog.

Un luogo non-luogo, esattamente come quello dove passo più di due ore al giorno, dove proverò a condensare impressioni e ossessioni, racconti e aneddoti, pensieri e idee su un mondo che conosco bene.»

In particolare ho deciso di riprodurre la sua rubrica bookbreakfast: un libro e una colazione. Due delle mie cose preferite! Ecco la mia composizione (apprezzate lo sforzo di un’anti-fotografa):

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«Ah, la felicità cerca la luce, sicché pensiamo che il mondo sia allegro, ma la sofferenza si nasconde e si apparta, sicché pensiamo che essa non esista.» (Bartleby lo scrivano – Herman Melville)