giveaway libresco

sono lieta di presentarti il mio primo giveaway, nel quale metto in palio due libri in formato cartaceo: senza sangue di alessandro baricco e il primo viaggio di selene tra le stelle di alessandro frailis. il giveaway inizia oggi, 25 giugno 2017, e termina alla mezzanotte del 25 luglio. il 26 luglio annuncerò il vincitore qui sul blog e sulla mia pagina facebook, ma sarà avvisato anche privatamente. per partecipare non devi fare altro che lasciarmi i tuoi datinome e emailnel form qui sotto per essere ricontattato in caso di vittoria. seguire il mio blog e la pagina facebook, condividere questo post sui tuoi social, sono tutte cose gradite ma NON obbligatorie: non avrebbe senso importi di seguire questo blog se la cosa non ti facesse piacere!

il 26 luglio selezionerò il vincitore in modalità casuale (ad ogni partecipante abbinerò un numero e poi farò l’estrazione utilizzando il sito random.org).

se vuoi sapere qualcosa di più sui libri in palio, clicca sui titoli. ti dico solo che si tratta di due romanzi molto diversi che pure hanno qualcosa in comune: il realismo e la drammaticità degli avvenimenti raccontati, e un certo impianto dal gusto cinematografico. scoprirai due alessandri-autori dallo stile quasi opposto e due storie altrettanto forti. le edizioni che ti regalo sono quella della rizzoli di senza sangue e la seconda ristampa della casa editrice i sognatori de il primo viaggio di selene tra le stelle (trovi l’ebook gratuito sul kindle store di amazon!); l’invio sarà fatto tramite pieghi di libri.

buona fortuna e buona lettura!

 

Dance with Murakami

Prima ancora di iniziare (!) dirò che questo libro di MurakamiDance dance dance – è il SEGUITO del romanzo Nel segno della pecora. Io, come molti altri lettori poco informati, l’ho letto senza saperlo, e in effetti la prima volta che è comparso scritto “l’uomo pecora” al suo interno, mi sono chiesta se l’autore mi stesse trollando. Detto ciò, non credo che la lettura sia risultata meno piacevole e interessante per la mancanza di questo tassello.

Il romanzo racconta in prima persona la storia di un giornalista free-lance di 34 anni che, richiamato in sogno da una giovane donna con cui ha avuto una relazione, decide di andare a cercarla laddove l’aveva vista per l’ultima volta, ovvero nell’Albergo del Delfino (Oh albergo, sei il mio delfino – volevo dire – il mio destino… direbbe George McFly), che però ora non esiste più: al suo posto è sorto il grande e lussuoso Dolphin Hotel. Proseguendo, la storia si fa man mano più intricata, il protagonista si relaziona a diversi personaggi e in qualche modo sembra che tutto sia connesso, tutto fa parte di un puzzle a cui però mancano dei pezzi. La ricerca del giovane si rivela come qualcosa di più spirituale e allo stesso tempo concreto: il tentativo, incerto e disperato, di sconfiggere la solitudine.

Il libro è stato scritto ed è ambientato negli anni ’80 ed è ricco di riferimenti alla cultura pop, abbondano i nomi di artisti del panorama pop-rock, così come nomi di marchi famosi di abbigliamento e di automobili. Anche il cibo trova molto spazio tra le pagine. Ma, fortunatamente, nelle quasi 500 pagine del libro occupano più spazio, assieme al susseguirsi degli eventi, le riflessioni ed emozioni del protagonista con cui si può ben empatizzare, visto che, come lui, anche il lettore si ritrova spesso stordito e perplesso. Immersi nel caos che è la realtà, ciò che di meglio si può fare è danzare, danzare, danzare, un passo dopo l’altro.

Io conosco ancora poco Murakami, ma ho potuto già scoprire quali tematiche gli stanno più a cuore: i sogni che si fondono con la realtà, l’uomo che sente il peso dell’abbandono, della perdita, e la sua continua ricerca d’amore, le donne che sono presenti ed evanescenti insieme, e sono sempre un mistero. Sono tanti gli elementi in comune di Dance dance dance con L’uccello che girava le viti del mondo, è quasi la stessa storia anche se succedono cose diverse. Questa ripetitività, assieme alla lentezza e alle atmosfere spesso surreali che possono lasciare insoddisfatti i palati più pragmatici, avrebbe potuto deludermi, ma non è stato così.

Capisco ogni critica che viene mossa a questo autore, ma gli stessi motivi che vengono usati per criticarlo sono quelli che me lo fanno apprezzare.

ed è solo l’inizio

L’altro giorno ho avuto l’occasione di conoscere una fan di Stefano Benni. Nell’istante della scoperta i colori sono diventati più vividi, la mente ha ripercorso in un colpo solo le innumerevoli tappe del mio rapporto con lo scrittore, meglio di quanto sarebbe riuscita a fare con la mia intera esistenza se fossi stata in punto di morte. Si tratta, in fin dei conti, di vent’anni di rapporto amoroso (ben inteso, a senso unico) nei quali ci sono stati – come è giusto che sia – momenti di quieta indifferenza, di affettuosa perplessità e, perlopiù, di passione entusiasta. La sua fantasia linguistica e la malinconica ironia delle sue storie hanno conquistato la me stessa adolescente, e hanno continuato a farlo anno dopo anno.

Questi sono gli incipit dei romanzi del Lupo che amo di più (a parte l’ultimo che è della sua nuova uscita, che attendo di leggere con amorepreventivo). Spero che ti incuriosiscano.

Il bar sotto il mare

Non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l’altra metà a credere in ciò che altri deridono.

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Saltatempo

Quand’ero molto piccolo ho visto un Dio. Scarpagnavo verso la Bisacconi. Scarpagnare vuol dire camminare a saltelli per via del dislivello, io abitavo in montagna, la scuola era in basso.

Achille piè veloce

L’uomo con i libri sottobraccio uscì di casa e il mondo non c’era. Guardò meglio e vide che c’era ancora, ma una fitta nebbia lo nascondeva, forse per salvarlo da qualche pericolo.

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Terra

La notte del trenta agosto 2039 un’ondata di caldo eccezionale soffocava gli Stati Uniti. Il termometro a New York segnò quarantadue gradi; a mezzanotte tutte le docce della città emisero un ululato di agonia, e il rantolo delle tubature annunciò che l’erogazione di acqua era sospesa fino alle otto di mattina.

Baol

È una tranquilla notte di Regime. Le guerre sono tutte lontane. Oggi ci sono stati soltanto sette omicidi, tre per sbaglio di persona. L’inquinamento atmosferico è nei limiti della norma. C’è biossido per tutti. Invece non c’è felicità per tutti.

Comici spaventati guerrieri

Lucio Lucertola festeggiò il suo settantesimo compleanno svegliandosi.

Elianto

C’era un gran rumore negli universi.

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Pane e tempesta

Nei sogni della notte i cattivi chiedono perdono ed i buoni uccidono. Ma dietro gli occhi chiusi, ognuno mantiene il proprio segreto. Perciò non sapremo mai cosa sognava il Nonno Stregone quella notte…

Margherita Dolcevita

Sono andata a letto e le stelle non c’erano più. Ho pulito per bene il vetro della finestra, ma niente da fare. Erano sparite.

Prendiluna

La vecchia guardava la luna, e viceversa.

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Vita di un ribelle

No, non vi racconterò la vita di Doddore Meloni, indipendentista sardo arrestato il mese scorso nel “giorno della Sardegna”, anche se sarebbe interessante farlo. Quest’anno, ad essere ricordato in quella giornata, è stato un personaggio del Risorgimento italiano, un sardo che ha voluto fortemente l’unità d’Italia, ma ha dedicato la sua lotta politica in gran parte alla sua terra, la Sardegna appunto, che è anche la mia.

18278736_1866157610339004_7701362569806674077_oParlo di Giorgio Asproni. A lui è dedicato il libro Giorgio Asproni – Vita di un ribelle, edito da Palabanda Edizioni e scritto da Arianna Onidi.

Il libro racconta in prima persona le tappe fondamentali della sua vita, dalle origini nel cuore della Barbagia all’attività politica nel parlamento del Regno d’Italia, dall’amicizia con Mazzini all’avversione per Cavour, dal ruolo di canonico alla partecipazione alla spedizione dei mille, fino a quella nella massoneria.

Si tratta di un libro divulgativo, adatto alle scuole, ma scritto quasi come un diario, che porta facilmente il lettore fra le trame di quell’importante periodo storico. Vediamo uno spaccato della realtà sarda dell’epoca, le sue usanze e i suoi problemi, e vediamo tutto il fervore del cambiamento, attraverso gli occhi di un uomo. Così ci sembra quasi di conoscerlo, Giorgio, animato dagli ideali di libertà, unità ed integrità morale: un uomo di altri tempi.

Bello pensare che la ribellione nella sua vita scaturisse da un rifiuto perentorio della corruzione. Si ribellò in primis al suo ruolo nella Chiesa per poter praticare la politica, e poi si ribellò al governo, per promuovere democrazia e giustizia. Più di ogni altra cosa, Asproni promosse l’istruzione libera per tutti, perché – come diceva – libertà e conoscenza vanno sempre a braccetto.

Altri racconti della sua vita, o di quello che accadeva attorno a lui e che in qualche modo lo coinvolgeva, dipingono man mano un ritratto umano di quella che altrimenti sarebbe una figura storica bi-dimensionale. Il racconto della partecipazione attiva nel Risorgimento di alcune donne da lui stimate, il profondo valore dato al giornalismo come mezzo di diffusione d’idee, il duello alla pistola voluto per essere stato diffamato: sono tutti pezzi del puzzle che fu la sua vita.

È una buona occasione questa lettura, per i ragazzi, di apprendere in modo diretto e scorrevole un pezzo di storia italiana, e anche per gli adulti, di attivare uno sguardo riflessivo su quell’epoca e sul concetto stesso di ribellione.

Dandelion – qual è il tuo desiderio?

Questa raccolta di racconti, edita da Nativi Digitali, è il risultato di un concorso della community del Writer’s Dream (forum ben noto agli appassionati e ai professionisti del campo editoriale, di cui anche io faccio parte). Il nome del concorso ha dato il titolo a questo libro: Dandelion. Si tratta del fiore tarassaco, comunemente detto dente di leone o soffione, per tradizione legato ai desideri, e proprio a questo tema sono ispirati i dodici racconti dell’antologia. Ci tengo a dire che metà del ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza.

La prima cosa ad avermi colpito nella lettura è stata la qualità molto alta dei racconti, soprattutto nella prima metà del libro. Nella seconda parte ho avuto l’impressione che sarebbe stato necessario un po’ di editing in più, per curare nel dettaglio la punteggiatura e alcuni passaggi narrativi: in questo modo la raccolta sarebbe stata più che notevole e al livello di molti testi di grandi autori. Il libro resta comunque molto piacevole da leggere, vario, intrigante, mai noioso.

Ci sono i racconti horror, in cui compaiono demoni a volte fin troppo umani (Nel buio, Occhi di ametista testa di corvo, La vite rossa); quelli fantasy dal sapore di fiaba, talvolta dolce, talvolta amara (La storia dell’uccello dalle piume di mille colori, Sidera, Il volo delle aquile). Ci sono i racconti di fantascienza nei quali si tirano in ballo la fisica quantistica, l’eugenetica o la guerra “razziale” di uomini contro androidi (La pistola con centomila pallottole, Il caso Peiz, i miei preferiti, Deus ex machina); e poi quei racconti che potrebbero definirsi di realismo magico, che ci immergono nel mistero di un deserto, di un’antica tomba egizia o di una villa piena di oggetti provenienti da tutto il mondo (Il vortice, La camera segreta, La stanza).

Come ho detto, è difficile annoiarsi sfogliando Dandelion, e a volte ci si ritrova pure a riflettere. Il filo rosso è quello del desiderio: istinto che dà vitalità e motivazione, ma che può condurre alla dannazione, che può travolgere fino ad ossessionare e far smarrire le menti per eccesso di avidità ed egoismo. Un istinto puramente umano.

Ora immagina di avere questo fiore tra le mani e pensa se avesse davvero il potere di realizzare ogni tuo desiderio… Soffia!

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King, non solo It

Non ho letto molti libri di Stephen King, ma posso dire con onestà che reputo questo autore uno dei migliori scrittori contemporanei. A volte la sua grande popolarità e il sorprendente numero di romanzi (e altri lavori) pubblicati all’anno, gli hanno procurato una nomea non troppo lusinghiera. Nonostante questo, basta leggere alcune delle sue opere per rendersi conto di trovarsi di fronte a un professionista e ad un uomo dall’animo profondo e dalle mille sfaccettature.

King è noto soprattutto come re dell’horror, ma ha scritto tantissime storie in cui questo genere trova poco o nessuno spazio, in cui prevale il fantastico o il dramma totalmente umano. Come mi è già capitato di dire qui, è questo il King che preferisco per un puro gusto personale, ma non escludo affatto che ogni suo lavoro derivi da un’accurata, minuziosa analisi della psiche umana, delle sue emozioni, delle sue debolezze e paure, elemento che arricchisce le stesse storie dell’orrore con risvolti bel più terrificanti del mostro o demonio al di fuori di noi.

È questo elemento a rendere le sue opere così verosimili e coinvolgenti, sia laddove il fattore paranormale sia imprescindibile – come ne La zona morta o Il miglio verde – sia in quei racconti che sono poco più di uno spaccato di vita normale – come Il corpo (da cui è stato tratto il film Stand by me) o Colorado Kid.

Ovviamente in quasi tutte le storie di King vi è un elemento di mistero, che ha il ruolo di motore della storia. In Stand by me è la sparizione di un ragazzo in una piccola città che dà il via alla ricerca del presunto cadavere da parte di un gruppo di quattro ragazzini; in Colorado Kid è il caso irrisolto di un uomo senza vita che viene ritrovato su una spiaggia, sul quale per tanti anni investigano due appassionati reporter. Ce lo dice lo stesso autore nella post-fazione dell’opera: il punto questa volta non è raccontare una storia lineare, non è svelare la soluzione del mistero; il punto è il mistero stesso, è l’attrazione delle persone verso quel mistero, istintiva e irresistibile.

In pratica ogni essere umano vive immerso nel mistero dell’esistenza. Perché siamo qui? Come inizia e come finisce tutto questo? Non riusciamo a rispondere a queste domande, ma forse troveremo qualche altra risposta nel frattempo, o impiegheremo le nostre vite nello slancio della ricerca. King racconta benissimo questo slancio, le sue opere sono pregne di umanità e persino un cadavere del Colorado arriva a trasmetterci qualcosa, con i suoi indizi assurdi e i brandelli di vita che ha lasciato dietro di sé.

Ma c’è un altro elemento che King pone spesso al centro della scena: la scrittura stessa e il piacere/la necessità di raccontare. In Stand by me la voce narrante è quella del protagonista ormai diventato adulto, il ragazzino che si mette sulle tracce del cadavere e che ama raccontare storie ai suoi amici; è diventato uno scrittore.     In Colorado Kid sono due anziani reporter a raccontare l’enigma del corpo sulla spiaggia a una giovane leva del giornalismo. Quella è la loro storia, il loro mistero, e giunti ormai al tramonto delle loro vite senza aver trovato la soluzione, non gli resta che “passare il testimone” a qualcun altro che possa continuare quel tipo di ricerca, con la stessa curiosità e la stessa grande passione. Lo stesso lettore può così cimentarsi nella creazione fantasiosa di soluzioni possibili (o anche impossibili!).

Detto questo… sono davvero tanti i libri di King che vorrei leggere e, aggiunti a tutti gli altri e a tutte le altre cose da fare, non so se una vita basterà!                                     A te piace questo autore? Quali sono secondo te i suoi libri più belli?

letture del momento

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diario segreto di un sociopatico è una raccolta di racconti scritti da cinque autori italiani: ivan ferrari, eleonora piana, andrea guerrieri, paolo beretta e roberto albini. sono racconti con protagoniste diverse personalità legate dal filo rosso della psicopatia, dell’introversione, della solitudine. racconti drammatici, duri, con un pizzico di ironia che non guasta. una scrittura introspettiva ma mai monotona, che coinvolge e immerge il lettore in un’altra mente, mostrandone dinamicamente i meccanismi, le rigidità come le fragilità, le manie assecondate e la ricerca frustrata di un cambiamento.

miei preferiti: blu inchiostro e dal balcone.

 

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kobane calling, di zerocalcare, è un fumetto che non mi aspettavo. l’autore ci racconta della sua esperienza in kurdistan, di una lotta silenziosa per la libertà, e lo fa in un modo tanto semplice quanto efficace. l’umorismo che caratterizza zerocalcare stempera i toni di una tematica tanto importante, ma senza mai banalizzarla. incredibile la sua capacità di trasmettere con poche parole e con le immagini le sue impressioni e le emozioni, che colpiscono anche il lettore in pieno petto.

non vedo l’ora di leggere altro di suo.

 

41ojrmkkvml-_sy346_in questo periodo sto leggendo anche alcuni libri in inglese, uno di questi è through the looking glass (and what alice found there) di lewis carroll, ovvero il seguito di alice in wonderland. il racconto presenta diversi aspetti speculari al paese delle meraviglie: le vicende hanno inizio in autunno anziché in primavera, al posto dei cambiamenti di statura vi sono vari spostamenti temporali e spaziali, e invece dei personaggi dall’aspetto di carte da gioco qui troviamo gli scacchi con tanto di regina rossa e bianca. la narrazione è abbastanza nonsense e questo può rendere la lettura in inglese non sempre scorrevole, ma in generale la trovo adatta anche a chi conosce la lingua a un livello intermedio.

Alice rise: «È inutile che ci provi», disse, «non si può credere a una cosa impossibile.»
«Oserei dire che non ti sei allenata molto», ribatté la Regina. «Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz’ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.»

«Quando uso una parola», Humpty Dumpty disse in tono piuttosto sdegnato, «essa significa esattamente quello che voglio – né di più né di meno.»
«La domanda è», rispose Alice, «se si può fare in modo che le parole abbiano tanti significati diversi.»
«La domanda è», replicò Humpty Dumpty, «chi è che comanda – tutto qui.»

Alice e Unlove, due graphic novel tristi

Ero indecisa se recensire questi due libri della casa editrice Lettere Animate, della collana Wonderland. Ora ne parlo, singolarmente, e poi accennerò il perché di questa indecisione.

dsc_0004UNLOVE, l’uomo nato senza cuore (illustrazioni di Simona Valentina Tornabene, soggetto di Roberto Incagnoli e sceneggiatura di Daniela Cervellera) è la storia – il titolo è piuttosto esplicativo – di un uomo nato letteralmente senza cuore .

Sono John Centopaglie e sono nato senza cuore. Non sono una persona crudele, sono fisicamente nato senza cuore. Il primo caso al mondo di umano senza quello che tutti definiscono, a ragione, l’organo più importante. Oggi sono una persona sola, sono quasi sempre stato una persona sola, ma oggi ancor di più perché ho rifiutato di cambiare la mia natura. Non si può prevedere come e quando ogni individuo faccia quella mossa sbagliata che inevitabilmente porta al cambiamento definitivo della propria esistenza, io questa decisione l’ho presa qualche ora fa.
Sono nato senza cuore e non provo niente.

John ci racconta la sua vita e subito capiamo che un’esistenza senza emozioni, senza calore, senza empatia non può riservare belle sorprese. L’incontro incredibile con una ragazza opposta a lui farà nascere l’illusione del sentimento, ma l’illusione è per definizione destinata a svanire e a lasciare il posto alla fredda realtà di quell’abisso creato dall’assenza. La conclusione, che non rivelerò, è poetica nella sua drammaticità. Le illustrazioni sono molto belle, quasi da racconto noir, ricche di dettagli e capaci di trasmettere tutte quelle sensazioni che il protagonista non può sperimentare.

dsc_0003ALICE (illustrazioni di Fabrizio Lavezzi, soggetto e sceneggiatura di Roberto Incagnoli e Mary Fazi) è la storia di una ragazza tormentata nel suo, personalissimo, paese delle meraviglie.

Rivisitazione dell’opera più famosa di Lewis Carroll, in chiave gotica e, direi io, psicologica, tutto il racconto, fatto in prima persona, sfrutta abilmente i riferimenti a quel paese delle meraviglie, rivelandoci una realtà ben più spaventosa. Alice si abbandona nella tana del Bianconiglio alla ricerca del suo tempo perduto, il tempo della giovinezza passato tra abusi, solitudini e autodistruzione. Troppo grande il suo ego per arrendersi al fallimento che è la sua vita, si nutre di speranze e poi le vomita, incapace di trattenere la vita. Alice, unica protagonista, si scalda con i suoi deliri come con una tazza di tè e sembra non riuscire a venire a patti con la regina di cuori, che reclama la sua testa. Le illustrazioni colpiscono per la loro delicatezza e allo stesso tempo per come riescano ad evocare l’inquietudine profonda di Alice; lo stile, surreale e dark, ricorda quello burtoniano.

A guardare entrambe le storie e le immagini che le accompagnano sembrerebbero opere struggenti, sì, ma perfette. Purtroppo ci sono alcuni elementi che non mi permettono di dare un giudizio totalmente positivo. Le sceneggiature sono appesantite, in alcuni punti, da frasi inutilmente complesse, nel tentativo forzato di essere profonde, quando invece avrebbero giovato, proprio per le tematiche dolorose, di una costruzione più “leggera”. La stessa pesantezza la si riscontra già nella struttura di queste graphic novel, caratterizzata dall’alternanza tra disegni e blocchi compatti di testo, che lasciano ben poco respiro alle parole.

Qualche difetto di editing, a cui Lettere Animate mi ha già abituata, credo sia rivelatore della filosofia generale di quelle piccole case editrici che si trovano a dover preferire la pubblicazione di numerose opere di discreta qualità, a quella di poche opere curate nel minimo dettaglio, per pura sopravvivenza. Detto questo, ho capito che i difetti trovati in questi due libri non siano tali da non farmeli apprezzare, e perciò ho voluto parlarne qui, per illustrare le qualità di entrambi i progetti e consigliare la loro lettura!

 

 

la fiaba racconto di vita – non proprio una recensione

un po’ di tempo fa, la casa editrice inknot mi ha gentilmente inviato un ebook dal titolo la fiaba: racconto di vita, un viaggio tra emozioni e fantasia, scritto da anna riva e eugenia russo. in questo libro le autrici fanno un vero e proprio elogio della fiaba, dimostrano il suo grande valore didattico, emotivo e relazionale, non solo per i bambini più piccoli ma anche per quelli cresciuti, per gli adulti. le funzioni che può avere una fiaba personalizzata, così, si moltiplicano, perché in essa ci si può ancor meglio immedesimare, si possono vedere esplicitati sentimenti rimasti inespressi e sentire un’infusione di speranza nel seppur costruito lieto fine. i piccoli imparano un po’ a crescere, e i grandi imparano a tornare un po’ bambini.

questo libro contiene, oltre a una parte saggistica riguardante la narrazione fiabesca e in particolare quella scritta “su misura”, 5 fiabe per raccontare 5 diversi momenti di vita: la nascita di un fratellino vista dagli occhi di un bambino, l’importanza dell’amicizia e dell’identità in un gruppo per l’adolescente, l’attesa di un figlio, la nascita dell’amore tra due persone, il ruolo della famiglia, sia essa di sangue o allargata.

ecco allora la mia fiaba personalizzata, non una dichiarazione né una richiesta, solo il sogno di una alessandra nella sua versione più piccola ed ingenua.

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c’era una volta un bosco nel quale vivevano molte creature; oltre agli animali vi erano fate, gnomi, troll e persino elfi. vi era anche una creatura per metà troll e per metà elfo. essa era troppo elfica per i troll, e troppo rozza e puzzolente per gli elfi.

questa creatura trascorreva gran parte del tempo a costruire la sua dimora, una che fosse bella come le altre del bosco, ma più si arrabattava nella costruzione, più la dimora cadeva a pezzi. la sua non era altro che una casa diroccata, a confronto delle graziose abitazioni delle fate, e lei si sentiva sempre più stanca.

un giorno giunse nel bosco un esploratore da molto lontano. aveva viaggiato in lungo e in largo, e la sua conoscenza era pari solo alla sua curiosità. studiò a fondo gli abitanti di quel luogo e, quando pensava di essere ormai alla fine della sua permanenza, trovò il rifugio della strana creatura.

quando se la ritrovò di fronte, rimase inebetito: mai avrebbe pensato di incontrare una libegnetta diroccante proprio lì! “perdona la mia espressione – le disse – è solo stupore”.

la creatura era imbarazzata, quell’essere sembrava molto interessato a lei e alla sua dimora diroccata, ma non riusciva proprio a capire per quale ragione il suo sguardo fosse – sì, non si sbagliava – di ammirazione.

“la mia casa cade a pezzi, lo so”, intervenne lei sulla difensiva.

“è bellissima, lo sai? è la tipica dimora di una libegnetta diroccante… l’ideale per ammirare le stelle!”

da quel giorno l’esploratore guarda le stelle dalla casa diroccata nel bosco, mentre la creatura si riposa al suo fianco, credendo, a ragione o torto, che la sua dimora sia perfetta così com’è.