Tipi psicologici in sala d’attesa

Ci sono moltissimi luoghi e altrettante situazioni particolarmente adatti all’osservazione dell’essere umano. Gli autobus e in generale i mezzi pubblici, per esempio, offrono infinite possibilità di studio e di stimolo per l’immaginazione. “Quel tipo è arrabbiato con la vita e cerca il litigio… Quella signora ha voglia di chiacchierare… Quel ragazzo lo riconosco, fa parte del club dei nerd.” E così via, fino a supporre mestieri, gusti e passatempi segreti.

Altro posto stimolante per l’individuazione dei cosiddetti “tipi psicologici“, sono sicuramente le sale d’attesa: gli uffici postali, le banche, i centri per l’impiego, i vari studi medici. L’altro giorno ho partecipato ad una selezione di un’agenzia di formazione e mi sono ritrovata in una bella sala spaziosa e rinfrescata assieme a un gran numero di persone, in attesa come me del colloquio individuale. Ho scambiato un po’ di parole con diversi di loro e oggi posso dire di aver individuato alcuni “tipi”, che catalogherò in questo modo:

IL COMICO DI COLORADO, quello che vuole rompere il ghiaccio ed essere divertente a tutti i costi (e spesso non ci riesce)

L’ELLEN DEGENERES, quello che è simpatico in modo naturale e riesce davvero a rompere il ghiaccio

IL CAPITAN AMERICA, quello timido e un po’ insicuro, ma che mostra di volersi aprire (e lo fa)

L’EDWARD CULLEN, quello che appare timido, ma in realtà non vuole “mischiarsi” con la plebe

L’ALBUS SILENTE, quello che ne sa più di tutti gli altri ma non lo fa pesare, perché affabile e modesto

IL LEGOLAS, quello che fa il modesto per un attimo, poi ne approfitta per mettersi in mostra

Ed io, che tipo sono? Sono quella che ha stilato questa lista, quindi… il tipo strano!

 

7 modi per incrementare la tristezza

Felicità: molti ti consigliano come ottenerla. Ma magari tu non stai cercando di essere felice, le tue azioni mirano all’opposto! Vuoi essere il più triste sfigato che naviga nel mare della tristezza. Molto più semplice da ottenere, e questo video contiene 7 tattiche per instradarti verso le “correnti oscure”. Almeno una di queste la stai già usando.

Iniziamo! Per prima cosa, stai fermo. Resta al chiuso il più possibile, preferibilmente nella stessa stanza. Sii il corrispettivo umano di un mucchio di panni sporchi: inerte, immobile. Non lasciare che una bellissima giornata ti tenti per una passeggiata. Evita qualsiasi cosa di vagamente movimentato. Questo mantiene lontane dal tuo cervello sostanze chimiche che potrebbero farti muovere e l’immobilità ti porterà a vari problemi di salute che continueranno il circolo vizioso. L’immobilità è la cosa più efficace, per essere un mucchio di panni sporchi. Rendi la tua stanza da letto la stanza di qualsiasi cosa. Vivi, lavora, gioca e dormi nel minor spazio possibile.

Il ché ci porta a: incasina il tuo sonno. Il fastidio dell’insonnia sarà il tuo copilota nel mare della tristezza. La sua sola presenza è spiacevole ma ti aiuterà anche a confondere la parte produttiva del tuo cervello, che potrebbe sembrare ti porti verso le isole della felicità all’orizzonte. Su questo torneremo dopo. Un ciclo regolare del sonno è una cosa fragile e ha bisogno di almeno tre giorni per stabilizzarsi. Assicurati allora di variare l’ora in cui vai a dormire di diverse ore almeno due volte la settimana. Ancora meglio: varia l’ora in cui ti svegli. Dormi fino a tardi, preferibilmente molto tardi, ma solo in alcuni giorni. E dì a te stesso che ti stai preparando per il sonno per sentire che stai facendo qualcosa di salutare, anche se ti senti malissimo sia quando ti svegli presto, sia quando ti svegli tardi. Il sonno irregolare è un’altra delle correnti del mare. Più vari il tuo sonno più diventa difficile il sonno regolare, il ché renderà il tuo sonno più variabile. Non dormire o svegliarsi mai alla stessa ora è l’obiettivo.

E per avere un aiuto in questo: aumenta il tuo tempo davanti a uno schermo. Stare davanti a uno schermo completa le precedenti tattiche di navigazione. La noia potrebbe portarti all’azione, allora lascia che lo schermo ti faccia svagare; la stanchezza potrebbe spingerti a dormire, allora lascia che lo schermo ti tenga sveglio, o quasi, il più a lungo possibile. Addormentati sempre con uno schermo in mano e rimetti i tuoi occhi su di esso non appena ti svegli. Ogni momento lontano da uno schermo è un momento in cui potresti notare l’orizzonte! Mantieni la testa bassa e lasciati guidare dalle correnti. Qui hai alleati sconosciuti: dietro agli schermi ci sono team delle persone più intelligenti e dei programmi più brillanti che competono per mantenere la tua attenzione su di loro il più possibile. Lascia che ti raggiungano per riportarti indietro se ti allontani.

In più, gli schermi aiutano con il numero quattro: usa lo schermo per alimentare le tue emozioni negative, per nutrire la tua rabbia o ansia riguardo cose su cui non hai controllo o potere. Sii ben informato mentre non fai nulla. Le cose a cui tieni potrebbero essere delle guide per navigare fuori dal mare, delle ragioni per lasciare la tua stanza e compiere azioni significative con gli esseri umani attorno a te. Ma invece puoi usare le cose a cui tieni come ulteriori fonti di tristezza. Concentrati sul negativo per alimentare il tuo risentimento o la tua disperazione. Se devi contribuire, fallo solo in inutili modi simbolici e resta deluso della mancanza di cambiamenti.

Stiamo giungendo alla fine e, se lo stai facendo bene, l’infelicità sta aumentando. Ma una parte del tuo cervello si sta ribellando, sta cercando di voltare la nave fissando un obiettivo. Se non stai attento, quella parte del tuo cervello potrebbe salvarti! Ma fortunatamente possiamo fare di più che azzopparlo: possiamo ingannarlo per navigare più a fondo nel mare. Per raggiungere degli obiettivi questi devono essere specifici, misurabili, fattibili, devi esserne responsabile, e devono durare un tempo limitato. “Girerò il timone di un grado, ora”. Invece imposta la parte produttiva del tuo cervello su obiettivi insulsi: vaghi, senza forma, torta-nel-cielo (!), irrilevanti, spostati avanti nel tempo. Rendi l’obiettivo poco chiaro e il percorso poco chiaro. Se la motivazione regge, mira ridicolmente in alto per garantirti il fallimento. “Pulirò tutta la casa oggi” è molto meglio di “laverò questi panni”. Pulire un’intera casa è impossibile: c’è sempre altro da fare, quindi fallirai sempre. Concentrati su obiettivi che sono oltre quello che speri di raggiungere. Impara come vendere una app prima di imparare a programmarla. Questo distrarrà la parte produttiva del tuo cervello abbastanza bene. E assicurati di aspettare la motivazione anziché impostare un tempo preciso. Farai qualcosa quando te la sentirai, che sarà mai o mai abbastanza da importarti. Con obiettivi insulsi trasformerai la parte produttiva del tuo cervello da una pericolosa fonte di auto-miglioramento che ricompensa ogni piccolo passo avanti, a un costante brontolone che ti rimprovera a ogni passo per il fallimento di non aver ancora raggiunto il tuo obiettivo.

Ora gli obiettivi insulsi dovrebbero distrarre la parte produttiva del tuo cervello, ma se ancora lotta contro di te, indirizzala verso un miraggio nel mare della tristezza: le stesse isole della felicità. Insegui la felicità direttamente. La mente umana è tale che se navighi dritto verso la felicità, arriverai nel punto opposto. Immagina la felicità come un posto dove persone felici sono felici per tutto il tempo. Questo trasforma la felicità in un sentimento irraggiungibile di costante beatitudine che nessuno prova. La vera felicità è come un uccello che può posarsi sulla tua nave, ma non lo farà mai se cerchi costantemente di catturarlo. Invece, migliora la tua nave e naviga verso acque più calde: l’uccello si poserà quando non starai guardando. Ah, quindi assicurati di non farlo! Punta al miraggio della felicità, piuttosto che migliorare la nave sulla quale navighi.

Per ultima cosa, ma più importante: segui i tuoi istinti. La navigazione più profonda nel mare della tristezza è abbastanza semplice, perché c’è un campo magnetico oscuro che punta la bussola dei tuoi istinti nella giusta direzione, una volta che hai iniziato. Tu VORRAI stare a casa, tu VORRAI non allenarti, tu VORRAI dormire fino a tardi, tu VORRAI fare ciò che sai ti renderà più triste dopo averlo fatto. La tua bussola indica la strada, fuori e dentro, perciò segui il vero nord dei tuoi istinti e stai alla larga dall’altro polo del lungo-termine. È tutto molto semplice. Inizia con queste tattiche e lasciati trasportare dal mare.

NOTA BENE: il video mira ad illustrare cosa NON si dovrebbe fare per incrementare la tristezza.

7 cose su di me – the versatile blogger award

questa domenica approfitto di una nomina ricevuta da parte di baylee della siepe di more, che ringrazio, per raccontarti 7 cose su di me.

the versatile blogger award funziona così: 1) ringrazia chi ti ha nominato e metti il link al suo blog, 2) mostra l’immagine del premio, 3) scrivi 7 fatti su di te, 4) nomina 10 blogger. mi perdonerai (forse) se anche questa volta non seguirò alla lettera tutte le regole, infatti le cose che ti racconterò non sono veri e propri fatti ma aspetti della mia personalità, e tutti si considerino taggati, qualora volessero partecipare in modo simile o diverso dal mio!

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conosci il test della personalità denominato MBTI (sviluppato da myers e briggs  a partire dalla teoria di jung)? io mi baserò sul risultato ottenuto da uno dei test analoghi a quello ufficiale trovato su internet per raccontarti 7 cose di me, perché si dà il caso che la descrizione venuta fuori coincida quasi perfettamente con i principali aspetti della mia personalità. eccoli qui sintetizzati:

il mio tipo psicologico, denominato INFJ, è caratterizzato principalmente dall’intuizione, l’emotività e l’introversione, uno spiccato idealismo, una propensione per la sincerità e per l’empatia verso il prossimo. per scacciare qualche dubbio, preciso che essere introversi significa per lo più essere introspettivi e aver bisogno della solitudine per ricaricarsi, il contatto sociale può essere faticoso ma non per questo indesiderato.

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tendo ad essere molto dura con me stessa e a sentirmi frustrata quando il mio idealismo si scontra con la dura realtà.

ho una predilezione per le metafore.

mi sono sempre sentita un po’ diversa e anche incompresa, a torto o a ragione.

i miei maggiori interessi sono (e sono sempre stati) l’arte, la cultura e le scienze umane; leggere, scrivere, ascoltare e fare musica sono le mie più grandi passioni; guardare un bel film o fare una buona ed intima conversazione davanti ad una tazza di tè sono tra le cose che preferisco.

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per la maggior parte del tempo sono stata orientata verso il passato o il futuro, solo ora sto imparando a vivere più a fondo il presente.

amo scherzare, anche se a volte può non sembrare così, ho un ottimo senso dell’umorismo; una volta scalfita la corazza che mi ricopre, può venir fuori una soffice, gustosa e spumeggiante ironia.

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se ti va di fare il test fammi sapere a quale tipo psicologico corrispondi e se la descrizione ti rappresenta bene, sono curiosa!

 

come una pianta #inspiringblog

nelle prossime settimane prenderò ispirazione da alcuni blog che seguo per scrivere una serie di articoli di argomenti diversi.

questa settimana il blog ispiratore è Ri-Trovarsi, che tratta di psicologia e crescita interiore.

io non sono una psicologa, sono semplicemente una persona a cui piace andare a fondo e cercare di capire i meccanismi che ci portano ad essere quelli che siamo.

a volte la crescita è contorta e dolorosa, con ostacoli oggettivi ed altri che erigiamo noi stessi come difesa, una difesa a doppio taglio. spesso si soffre proprio nel tentativo  di distruggere o superare quegli ostacoli, spesso è il nostro stesso corpo che ce lo chiede, parlandoci molto più di quanto noi riusciamo, o vogliamo ascoltare.

la scoliosi si è manifestata su di me verso i 9 anni, quasi da un giorno all’altro, secondo mia madre.

nel corso di quegli anni di busti ortopedici, mi sono sentita spesso causa di ulteriore disagio per i miei genitori, poiché non ero io ad avere un problema, ma piuttosto ero io a rappresentare un problema per loro.

se c’era un mondo in cui riuscivo veramente a isolarmi, ma anche a riprendermi, era quello del fantastico, dei libri…

ricordo le parole rivolte da mio padre a mia madre: sarà meglio iscriverla al liceo perché, per come è messa, chi vuoi che se la prenda? il peso di quelle parole, quasi come una profezia che si autoadempie, è uscito poi fuori negli anni.

per riprendermi, per riportarmi in asse, per ritrovare un’unità, la strada passa necessariamente attraverso l’accoglienza del dolore di allora… quella bambina non riconosciuta chiede ora, a volte con forza, cure, riconoscimento, accoglienza, amore, ed è sempre pronto il tranello del “non ti curi di me, allora io non valgo niente”.

mi sono resa conto di essere nei miei confronti un giudice inflessibile, di esigere tantissimo da me e di sentirmi spesso inadeguata e non a posto… in alcuni momenti in cui ho percepito l’armonia dentro di me, ho capito che in realtà sono sempre stata quella che sono e che il mio vero essere è sempre stato schiacciato sul fondo e ora sta tornando a galla. [afra]

“la scoliosi è un eccesso di forza”. per quanti anni, per quanto tempo mi ero sentita ripetere il contrario, quante persone, quanti dottori mi avevano detto che dovevo “fare”, che dovevo irrobustire i muscoli deboli, che dovevo sforzarmi…

ero come una pianta che vuole crescere nella crepa di un muro.

rividi come un flash quegli anni di adolescente con una corazza, rividi le sofferenze, i sacrifici… sentii dentro di me una profonda rabbia per il passato, ma anche un’infinita sensazione di liberazione. nessuno mi avrebbe ridato quegli anni, ma oggi, a 35 anni,  ho trovato finalmente la strada per ascoltare il mio corpo: per la prima volta ho accettato di andare verso il dolore, per farlo uscire per sempre, e non contro il dolore, per cercare di sconfiggerlo come un semplice nemico. ho cercato di sentire quello che aveva da dirmi. e piano piano ho ritrovato una nuova scioltezza nei movimenti, una percezione diversa delle parti del mio corpo… ho avuto l’impressione che il mio corpo, da sempre rigido e rattrappito, si aprisse, si espandesse. diventavo la donna che avevo sempre pensato di poter essere. [laura]

 

estratti da il linguaggio emozionale del corpo di laura bertelé

il coraggio di comunicare

viviamo in un’epoca in cui ognuno ha sempre qualcosa di impellente da dire, specialmente sui social network. quando cerchiamo di comunicare siamo come fluttuanti all’interno di bolle, e capita che si continui a parlare anche se l’interlocutore se n’è andato da un pezzo (o ha cambiato argomento).

aldilà di facili egocentrismi, la comunicazione resta una cosa complessa, non si può negarlo, anche solo per il fatto che ognuno ha una visione personale della realtà e che quindi le interpretazioni del linguaggio (verbale e non) sono molteplici, se non infinite. e questo vale tra persone che condividono la stessa cultura, figuriamoci quando si parlano lingue diverse.

non so se sono l’unica a provare una certa ansia all’idea di non capire o di non riuscire a farmi capire. contrariamente a quanto si possa pensare, l’ansia è sì quella che ci fa fare le più grandi figure di melma, ma anche quella che ci spinge a migliorare, a fare nuovi tentativi. è quindi tutt’uno con la necessità innata di comunicare, potremmo quasi considerarla un propulsore per il confronto (se decidiamo di affrontarla, ovviamente).

così un giorno ti ritrovi a parlare con un signore del bangladesh che non capisce altre lingue fuorché la sua e a scoprirti un mimo provetto, seppur con imbarazzo; oppure ti ritrovi gelata durante una conversazione in inglese perché improvvisamente non ricordi più parole che fino a ieri conoscevi benissimo, e ti dispiace perché vorresti mostrare qualcosa di meglio della tua senilità precoce…

ti ritrovi a voler esprimere un’emozione a parole e riuscire semplicemente a scherzarci su; o a studiare una lingua come il cinese e poi non avere il coraggio di dire una parola quando un cinese ce l’hai di fronte, e dopo pensare “avrei potuto dire così”!

ecco, queste sono solo alcune delle sfide della comunicazione, e possono presentarsi in qualsiasi stadio della vita. e sapete perché non rinuncio a migliorare, nonostante i miei radicati limiti? prima di tutto perché sono testarda, e poi perché ogni tanto (e anche più di ogni tanto) da quelle figure di melma nasce un’espressione condivisa con l’altro, un’espressione che non è necessario tradurre, perché fa parte del vocabolario innato di ogni essere umano. e in quel momento, diventa tutto più chiaro.

zhu ni hao yun! 🙂

non sono mica wonder woman!

avete mai pensato a come e perché siano nati i supereroi? la letteratura ci insegna che da sempre l’uomo è attratto dalla scintilla eroica e ne ha raccontato manifestazioni più o meno realistiche – dai poemi omerici a quelli cavallereschi, dalle avventure di sherlock holmes, a quelle di zorro e di james bond, passando per la terra di mezzo, fino ad arrivare ad hogwarts – in ogni epoca troviamo la rappresentazione dell’uomo che diventa “super” per contrastare il male, per proteggere un bene più grande di quello del singolo.
i supereroi dei fumetti (prima mandrake e phantom, poi superman, considerato il padre di tutti gli eroi in calzamaglia della dc comics) sono nati in un periodo particolare, in cui si ricordavano le atrocità della prima guerra mondiale e si presagiva con inquietudine lo scoppio di una seconda.
non credo sia un caso che, durante questa seconda guerra, i supereroi fossero diventati ancora più popolari; sopravvissero alle bombe, alla miseria, alla morte, perché di questo l’essere umano aveva bisogno: di credere nella vittoria del bene.

l’uomo troppo spesso compie l’errore di non credere in se stesso, sa che il male esiste, ma chiude gli occhi o scappa perché non pensa di poterlo affrontare, non crede di poter fare la differenza, si convince che qualcun’altro se ne occuperà, prima o poi, non sente la responsabilità delle proprie scelte e azioni.
vive tra i conflitti, la carestia, la depressione – quella economica e ancor di più quella spirituale – e spera che arrivi un nuovo supereroe a salvare tutti, qualcuno di straordinario che riesca a fare l’impossibile.
la verità è che ognuno di noi può fare qualcosa di buono per questo mondo, e non è così importante alla fine in quale corpo siamo nati e cosa possediamo – se siamo più dei thor armati di mjöllnir o dei ratman possessori di piccettino – se crediamo in noi, possiamo essere ogni giorno dei supereroi.

yoga per scimmiette pigre

da circa un mese ho scoperto un canale youtube davvero utile per chiunque sia interessato al mondo dello yoga e del benessere fisico: la scimmia yoga.
dopo alcune settimane di allenamento costante giornaliero, inizio a notare i primi miglioramenti nel mio corpo, nella resistenza, nell’equilibrio e nella flessibilità.
può sembrare una cosa banale e ovvia, ma, credetemi, per una persona che ha sempre avuto un rapporto molto intimo con le sedie e ben poco da spartire con lo sport, con una colonna vertebrale non convenzionale e l’adolescenza alle spalle già da quindici anni, non è per niente una cosa ovvia.
i video sono divisi in base al tipo di allenamento, per principianti, per un livello intermedio, per mantenersi in forma e per il rilassamento; ci sono video più o meno brevi che mostrano esercizi specifici per le diverse parti del corpo, e video più lunghi con varie serie di posture e allenamento completo. il tutto mostrato e spiegato da sara, una ragazza italiana maestra certificata di yoga.
so per esperienza che arriverà un momento in cui dovrò allenarmi di più, per continuare a vedere dei miglioramenti, e sarà in quel preciso momento che dovrò ricordare a me stessa l’importanza della perseveranza e bacchettare quella piccola scimmia pigra che alberga dentro di me.
“il miglioramento continuo è meglio della perfezione in ritardo” – mark twain

senso della vita e burro di noccioline

qualche giorno fa, in un gruppo di facebook che frequento, un ragazzo chiedeva quale fosse lo scopo della nostra vita (individuale) e quanto tempo avessimo impiegato per scoprirlo. io ho ammesso di non averlo ancora trovato.

la verità è che per tanto tempo ho avuto la convinzione che un senso non ci fosse proprio, e che non valesse la pena scervellarsi per questo, ma bastasse capire cosa ci piace e cosa no e agire di conseguenza. il ragionamento però si è rivelato essere un po’ troppo ingenuo.

“se non sai dove stai andando, qualsiasi strada ti ci porterà” – diceva lo stregatto. così si può arrivare ovunque, ma anche da nessuna parte. perché è facile che la motivazione si perda lungo il cammino.

è come preparare il burro di noccioline in casa: prendi una bustona di noccioline, le sbucci ad una ad una con le tue manine nel tempo in cui potresti guardare almeno due puntate di doctor who, poi le trituri per bene, ci aggiungi un cucchiaino d’olio e mescoli il tutto fino a formare una crema omogenea e spalmabile. a questo punto puoi godere del tuo burro di noccioline per un paio di giorni al massimo, e viene da chiedersi se non convenga mangiare qualcos’altro che non richieda la stessa laboriosa preparazione.

la motivazione giusta è l’amore per il burro di noccioline, capite?

quindi col tempo mi sono resa conto sempre di più della necessità di una direzione, di uno scopo che sentissi profondamente mio, perché senza una direzione, perdeva valore persino il viaggio. e la ricerca continua.

pulizie di primavera

è arrivata la primavera e finalmente posso dire di avere dato il via alle pulizie, anche se ne sentivo la necessità già da qualche mese. bisogno di luce, di calore, di colori e di un po’ di chiarezza.
anche se la pulizia di cui parlo non riguarda strettamente le cose materiali, sicuramente fare ordine intorno a sé può aiutare a fare ordine dentro di sé.
periodicamente, per esempio, butto via tutte le cartacce e cianfrusaglie che trovo sulla scrivania, o nella borsa, o sul desktop; regalo i vecchi vestiti o il make up che non uso più; compro qualcosa di nuovo solo se penso che mi serva davvero. la meta è l’essenziale.

e se ad alcune cose non potrò mai rinunciare, principalmente perché mi fanno star bene, ad altre, non materiali, farei volentieri a meno. pulizia quindi dalle convinzioni limitanti, dalle paure sconsiderate e dai dubbi esistenziali, spesso più superflui dei peli. vorrei che i miei pensieri si semplificassero, si ripulissero dal lerciume nato come autodifesa e diventato l’esatto contrario, lasciando così maggiore spazio per le sensazioni positive e la creatività.
non è facile, lo ammetto. è come liberarsi di un coinquilino un po’ stronzo – o l’oscuro passeggero alla dexter morgan – che abbiamo tollerato per così tanto tempo da affezionarcene, e non ne vuole proprio sapere di andar via.
ma è primavera (anche se non sembra) e io ho voglia di luce, calore, colori e chiarezza…