Miyazaki Collection

Una collezione di storie con la quale sono cresciuta, questa dei lungometraggi animati di Hayao Miyazaki. Un immaginario dallo stile inconfondibile, avventure mozzafiato, la natura spesso protagonista e sempre sorprendente, i piccoli gesti di coraggio e di gentilezza, e la magia nascosta proprio qui, nelle trame della semplice realtà.

Non tutti apprezzano gli anime e il loro sapore marcatamente giapponese, io credo di essermene innamorata sin da bambina e ho continuato ad esserne attratta da adulta, apprezzandone sempre di più le atmosfere da fiaba e i personaggi molto simili a degli eroi, in miniatura. Chi pensa si tratti solo di “cartoni” mi prenderà per pazza, ma ognuna di queste storie mi ha lasciato qualcosa di prezioso: un piccolo misterioso tesoro, che Miyazaki conosce molto bene – lo si può capire dal suo sorriso.

Impossibile per me eleggere un film favorito; voi avete qualche preferenza?

Lupin III Il castello di Cagliostro (1979)

Nausicaa della valle del vento (1984)

LaputaCastello nel cielo (1986)

Il mio vicino Totoro (1988)

KikiConsegne a domicilio (1989)

Porco Rosso (1992)

I sospiri del mio cuore (1995 – solo sceneggiatura)

Principessa Mononoke (1997)

La città incantata (2001)

Il castello errante di Howl (2004)

Ponyo sulla scogliera (2008)

ArriettyIl mondo segreto sotto il pavimento (2010 – solo sceneggiatura)

La collina dei papaveri (2011 – solo sceneggiatura)

Si alza il vento (2013)

Prossimamente… How do you live? (2020)

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I preferiti della fine del 2017

Prima di tutto il mio nuovo buon proposito per l’anno nuovo. Visto che ogni anno mi ripropongo di mettermi in forma, cioè in una forma decente per le mie potenzialità, e finisco sempre per avere una routine di allenamento che difficilmente si può definire tale, per quest’anno l’obiettivo è: sopravvivere.

Ed ora passiamo ai consueti argomenti di questo blog, con l’elenco dei migliori film e documentari, le migliori serie tv e il libro migliore dell’ultimo periodo di questo turbolento e curiosamente proficuo 2017.

Film:

To the Bone – Fino all’osso. La storia di una ragazza che lotta contro l’anoressia e di altre persone che, come lei e assieme a lei, cercano quotidianamente di affrontare i loro demoni interiori e di riaccendere la scintilla della voglia di  vivere. Un film intenso, e a mio parere onesto, che trasmette una buona dose di speranza.

La mafia uccide solo d’estate. Cosa nostra, i suoi crimini e gli interventi di contrasto alla mafia da parte di giudici e magistrati esemplari, visti attraverso il racconto di un palermitano doc, Pif, che li filtra attraverso il suo sguardo ironico e calorosamente umano.

The Book of Henry. Racconta la storia di un ragazzino dalle mente brillante che, consapevole delle violenze subite da una sua compagna di classe nonché vicina di casa, decide di escogitare un piano per salvarla. Il destino si metterà brutalmente contro di lui, ma questo non gli impedirà di lasciare un segno indelebile nella vita degli altri.

Dickens, l’uomo che inventò il Natale. Siamo nel 1843, Charles Dickens, scrittore di successo, è in crisi per il fallimento delle sue ultime pubblicazioni. Una nuova storia bussa all’improvviso alla sua porta e si insinua nel suo animo tormentato da celati ricordi d’infanzia, una storia sul Natale e su un uomo di nome Scrooge.

Coco. L’ultimo capolavoro della Disney Pixar. Il protagonista è Miguel, un ragazzino messicano con il sogno di diventare musicista. Nella sua famiglia però la musica è stata bandita da tempo e il piccolo dovrà ribellarsi per raggiungere il suo obiettivo, dovrà compiere una vera e propria odissea e coinvolgere persino i suoi cari estinti, per coronare il sogno e non perdere la sua famiglia.

Documentari:

Jim & Andy, The Great Beyond. Il documentario mostra i dietro le quinte dell’interpretazione intensa e totalizzante che l’attore Jim Carrey diede del personaggio controverso Andy Kaufman, nel film Man on the Moon.

Joan Didion, The Center Will Not Hold. Una icona della letteratura americana dagli anni ’60, antesignana del giornalismo narrativo, racconta dei suoi alti e bassi nella carriera e nella vita personale.

Minimalism, A Documentary About the Important Things. È un concetto molto semplice quello che due giovani americani, in questo documentario, cercano di trasmettere a più persone possibili: quanto si possa vivere meglio possedendo meno.

Raiders! The Story of the Greatest Fan Film Ever Made. Documentario per veri nerd d’annata, Raiders è la storia di un piccolo gruppo di amici che è riuscito – con molte difficoltà – a realizzare un’impresa epica: rigirare dall’inizio alla fine il film Indiana Jones – I predatori dell’Arca perduta.

Serie tv:

Crazy Ex-Girlfriend. Una serie che mi ha fatto impazzire, in senso positivo eh. Se anche a voi piacciono quelle serie tv che raccontano in modo divertente qualcosa che, a ben guardare, tanto divertente non è, e quelle canzoni che sembrano serie ma hanno testi sarcastici ed esilaranti, allora dovete vederla.

Dark. Serie “culto” del dicembre 2017, è stata anche per me una delle serie tv più coinvolgenti, non solo di quest’anno appena passato, ma degli ultimi anni. Un thriller drammatico, con protagonisti ragazzi e adulti, e arricchito da un elemento fantascientifico: consigliato agli amanti della suspense e dei ragionamenti ingarbugliati.

Libro:

Nessun dove. Romanzo di cui scriverò probabilmente una recensione, del mio nuovo amore letterario Neil Gaiman.

Conoscete qualcuno di questi titoli e cosa ne pensate? E quali sono le vostre cose preferite del 2017? Auguro a tutti i blogger e ai lettori un 2018 pieno di nuove scoperte e tanta buona energia!

 

Anime e core #1 – Mamoru Hosoda

Gli anime mi sono sempre piaciuti. Li considero semplicemente una forma d’arte, un genere cinematografico, o televisivo, che può regalare dei veri capolavori, al pari di molti altri generi. I giapponesi, poi, hanno tematiche privilegiate e un modo di trattarle del tutto particolare. Ci sono le tradizioni, il rapporto con la natura e col proprio istinto, il valore del coraggio, i legami profondi e sottili tra le persone, e gli elementi magici che, nella loro varietà, si amalgamano sempre perfettamente alla realtà.

Uno dei miei registi preferiti è Mamoru Hosoda. Qui voglio consigliarti, in breve, la sua filmografia. Se sei incuriosita/o dagli anime, è molto probabile che i suoi film non ti deluderanno.

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Il primo è La ragazza che saltava nel tempo (2006). Il plot è chiaro sin dal titolo! Una ragazza inciampa nel laboratorio di scienze della sua scuola e inavvertitamente compie un salto temporale. Le tematiche affrontate principalmente sono la giovinezza, con le sue leggerezze e i suoi turbamenti, e un principio che si ritrova spesso negli anime: cambiare fatti del passato, seppur minimi, può sconvolgere gli equilibri del mondo.

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Summer Wars (2009) invece ha come protagonista un ragazzo genio della matematica. Lui, come altri milioni di utenti, vive nella realtà virtuale di Oz, attraverso la quale si compiono operazioni reali (finanziarie, di monitoraggio medico, ecc.). Un’intelligenza artificiale minaccia le sorti del mondo e un’intera famiglia dovrà fare gioco di squadra per sconfiggerla.

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Wolf Children (2012) tratta il tema della maternità. Una giovane donna si innamora di un ragazzo-lupo e insieme hanno due bambini, Yuki e Ame, che hanno la capacità di trasformarsi in lupi. Rimasta vedova, la ragazza cresce i suoi figli con difficoltà e amore, e decide di trasferirsi in campagna per permettere loro la scelta tra una vita da essere umano e una da lupo.

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L’ultimo, e anche il mio preferito, è The boy and the beast (2015). È la storia di un bambino che, scappato di casa dopo la morte della madre, si ritrova in un mondo parallelo al nostro: il mondo delle bestie. Qui conosce un orso molto potente che diventerà il suo maestro e andrà a colmare, nel tempo, quel vuoto lasciato dalla mancanza di una figura paterna. Un film sulla crescita e sull’accettazione di sé stessi.

Il regista ha da poco annunciato l’uscita del suo nuovo film, prevista per maggio 2018. Il titolo sarà Mirai (futuro) e tratterà del rapporto tra fratelli maggiori e minori. Io non vedo l’ora!

 

quando i mostri e i morti non fanno paura

in questi primi quattro mesi dell’anno ho visto ben pochi film rispetto al mio solito e ho notato anche una maggiore difficoltà ad avere facili entusiasmi, cosa che potrebbe essere buona, a seconda dei punti di vista. ci sono stati comunque due film che hanno attirato la mia attenzione e che potrebbero rientrare nella mia personale classifica di film belli e strani, anzi belli proprio in quanto strani.

large_large_9bdjz7b4wdjul0kvu42yfegqzypil primo è swiss army man [uomo-coltellinosvizzero]. è il debutto al cinema dei registi daniel scheinert e daniel kwan (insieme conosciuti come daniels), una commedia un po’ folle che passa dall’assurdo al profondo con leggerezza, come una melodia di ukulele. hank (paul dano) è bloccato su un’isola deserta e ha perso ogni speranza di tornare a casa. un giorno tutto cambia quando un cadavere di nome manny (daniel radcliffe) compare sulla riva. i due diventano sorprendentemente e velocemente amici e compiono assieme un’avventura epica che porterà hank dalla donna dei suoi sogni e ad una consapevolezza tutta nuova. il film crea un’atmosfera quasi fantastica, ma svela man mano due personaggi con sogni e paure molto reali. i due attori sono perfetti nel dare il giusto equilibrio tra umorismo ed emotività; il risultato è un film che parla della vulnerabilità umana e dei rapporti tra le persone in modo surreale, divertente e del tutto originale.

1490027860_a-monster-calls-2016il secondo film è a monster calls [un mostro chiama – sette minuti dopo la mezzanotte], un dramma visivamente spettacolare del regista j.a. bayona, tratto dal romanzo omonimo di patrick ness. il dodicenne conor (lewis macdougall) si ritrova ad affrontare la grave malattia della madre (felicity jones) che la rende sempre più debole. il padre è lontano e la nonna (sigourney weaver) non sembra essere molto empatica col nipote; inoltre a scuola il ragazzo si scontra spesso con un bullo, ma non riesce a reagire. una notte, esattamente alle 12.07, compare alla finestra della sua stanza un mostro dalle sembianze di un antico e massiccio albero (a cui dà voce e movimento l’attore liam neeson). sarà proprio il mostro a diventare il primo alleato di conor, mostrandogli cosa sia la fede, il coraggio e la verità.

due film sulla vita e sulla morte molto diversi tra loro, ma entrambi potenti e fantasiosi antidoti alla paura.

il meglio visto a gennaio (film e serie tv)

eq9rq521hg4yrcpeg2ivkgcicczCAPTAIN FANTASTIC

è la storia di un uomo che decide di far crescere i suoi sei figli lontano dalla civiltà, nei boschi dello stato di washington. insegna loro a cavarsela nella natura selvaggia attraverso un’intensa preparazione fisica e offre loro, attraverso un’altrettanto intensa preparazione intellettuale, i mezzi per ribellarsi alla dominante cultura consumistica.

il meglio:

i paesaggi naturali immensi, che sono respiro per la mente, e i colori vivaci dei protagonisti, che spiccano sulla normalità un po’ spenta della società moderna.

viggo mortensen in tutto e per tutto, ma anche le interpretazioni degli altri attori e la caratterizzazione di ogni personaggio.

gli spunti di riflessione che offre sui diversi stili di vita, sulle ideologie e i principi per cui lottare e sul profondo concetto di libertà.

 

boy-and-the-beast1THE BOY AND THE BEAST

la storia narra di un bambino che, scappato di casa in seguito alla morte di sua madre, si ritrova suo malgrado in un altro mondo, abitato solo da bestie. qui l’orso più forte e scorbutico del paese lo accoglie come suo discepolo e inizia – a modo suo – a prendersi cura di lui.

il meglio:

i disegni, ricchi di particolari, e la dinamicità di tante scene (il regista e illustratore è lo stesso de la ragazza che saltava nel tempo, altro anime intenso e dinamico).

i dialoghi e le scene divertenti, che danno la giusta dose di leggerezza ad una trama dai vari risvolti drammatici.

i temi trattati, dalla rabbia all’accettazione dell’altro e di sé, dal concetto di famiglia alla natura stessa dell’essere umano, con i suoi bisogni e le sue lotte quotidiane.

 

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la storia racconta di un parco a tema western abitato da androidi, in cui i visitatori umani vivono avventure preconfezionate, liberi di agire secondo i loro più bassi istinti senza subire alcuna conseguenza. gli androidi, però, sempre più perfezionati ed umanizzati dai costruttori, sembra inizino ad avere “coscienza” delle loro vite e di ciò che ripetutamente subiscono.

il meglio:

il cast stellare, la scrittura, la regia, gli effetti speciali, direi ogni singolo aspetto tecnico di questa serie tv, assieme all’eleganza di certi dettagli, che contribuisce a renderla sensazionale e “vera” allo stesso tempo.

l’unione armoniosa di più generi diversi, la fantascienza e il western in primis, ma anche il thriller, il mistero, e il dramma, tutta una serie di sfumature che arricchiscono la trama fornendo man mano allo spettatore svariate chiavi di lettura, che vanno ben aldilà di un certo uso della tecnologia e delle sue conseguenze etiche.

 

le altre serie tv preferite del mese sono sherlock e una serie di sfortunati eventi, di cui penso parlerò in post dedicati. e tu hai qualche visione da consigliare?

 

 

 

benvenuto 1994!

“il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando.”

che sia per noi iniziato il 2017, o debba ancora concludersi il 1395 (calendario persiano) o il 5777 (calendario ebraico), poco importa: le cose accadono aldilà delle nostre schematizzazioni. ma il potere dei nuovi inizi è reale, e anche io come tanti sento l’inizio di questo nuovo anno come la possibilità di una svolta. non mi cullo nel pensiero che tutto magicamente cambierà con il cambio del calendario, né riempio fogli di buoni propositi al limite del paranormale, ma mi piace accogliere questa nuova energia che sarà necessaria per affrontare nuove sfide, o magari riaffrontarne di vecchie, e credere di riuscire a trarre o creare qualcosa di buono.

ma perché dare il benvenuto al 1994? che razza di calendario uso?

nessuno, a dire la verità; ci sono però due motivi per i quali saluto il 1994, come in un improvviso ed eccitante viaggio nel tempo. prima di tutto quest’anno fu per me un anno di grandi cambiamenti: iniziavo le scuole superiori, crescevo e facevo nuove amicizie, sentivo dentro di me (e ci sono numerosi reperti cartacei a dimostrarlo) un grande impulso alla sperimentazione, una spinta alla creatività, la volontà di fare esperienze e di lasciare la mia impronta nel mondo. voglio trasportare un po’ di quello spirito che mi animava allora nel presente, rianimare una voce zittita da troppi indici sulla bocca.

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l’altro motivo è che il 1994 si è ripresentato nella mia vita prepotentemente in questi ultimi tempi anche attraverso quelle che sono le mie passioni, film, libri e musica. ho scoperto che l’arte in un certo senso invecchia insieme a noi, alcune creazioni vedono particolarmente il passare del tempo, tanto più sono nate intrise dal presente che le ha viste nascere, altre sembrano volare sulle nostre teste, in una dimensione atemporale e sappiamo che sono datate solo per il fatto che fanno parte di noi, ci hanno accompagnato attraverso tanti inverni. così, finalmente, ho letto l’ultima lacrima, di stefano benni, e vi ho trovato il seme di quella malinconia che poi benni ha sviluppato nel corso dei decenni, ho trovato una critica alla società ancora giovane, a volte ardita, a volte ingenua. ho visto, dopo vent’anni dalla volta in cui dissi di volerlo vedere, clerks – commessi, uno dei più acclamati film indipendenti di tutti i tempi, e ho percepito un’autenticità che la maggior parte delle commedie (in particolare quelle americane) non possiede. ho ascoltato l’album grace, di jeff buckley, non per la prima volta ma per l’ennesima, con orecchie vecchie e nuove insieme, e ogni nota ha vibrato dentro di me, in un tempo sospeso, e ancora riesce a diventare fuoco.

in qualsiasi anno stiate viaggiando, vi auguro i bagagli più leggeri, i più bei panorami e la migliore colonna sonora.

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i film più belli… che finiscono male

il 2016 è stato un anno difficile. lo dicono un po’ tutti e lo dico anch’io, è stato duro da un punto di vista globale e da un punto di vista personale. è stato così dannatamente duro che mi ha convinto di quanto sia necessario lottare.

ma questo non sarà un post diverso dagli altri, non parlerò di politica, né dell’esistenza in termini metafisici né pratici, parlerò semplicemente di film. in particolare di 7 film che, seppur finendo in tragedia, sono così belli che vale la pena vederli e, se siete un po’ come me, saranno una ricca fonte d’ispirazione e vi lasceranno quindi qualcosa di buono dentro.

 

l’attimo fuggente. tutti conoscono questo film, quindi non starò a raccontarvi del professor keating e del suo motto “carpe diem”. la storia degli studenti è altrettanto interessante, ci racconta di quanto sia difficile, spesso, trovare il proprio posto nel mondo e lottare, anche contro tutti, per i propri ideali e le proprie aspirazioni. molti ragazzi, sentendosi sopraffatti, finiscono per non farcela, proprio come neil perry.

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risvegli. ispirato a una storia vera, parla di un medico che si impegna per sperimentare un farmaco per la cura degli stati catatonici. i risultati ottenuti sono, purtroppo, parziali e quindi deludenti, poiché la medicina “ridà la vita” a diversi pazienti ma solo per un tempo limitato. questo tempo, trascorso assieme al paziente principale, insegna al medico molto più sulla vita di quanto abbia appreso in anni di studio solitario.

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american history x. per chi non lo conoscesse, è la storia di un neo nazista che si ravvede, che prende coscienza degli errori commessi per un ideale malato e dell’ipocrisia che si cela dietro il razzismo professato dal branco. niente ci viene mostrato in modo edulcorato, al contrario, vediamo tutte le terribili conseguenze di queste “scelte sbagliate”, il cui denominatore comune è la violenza.

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into the wild. racconta la storia vera di christopher mc candless, che subito dopo la laurea abbandona la famiglia per compiere un viaggio di due anni attraverso gli stati uniti, fino alle terre selvagge dell’alaska. la sua è una ricerca disperata di una libertà e di una felicità che spesso sfuggono all’uomo civilizzato. una ricerca che ha avuto le sue risposte, seppur con una conclusione che si fa fatica ad accettare.

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milk. altro film biografico, narra le vicende di harvey milk, il primo gay dichiarato ad essere stato eletto ad una carica politica negli stati uniti. la storia non nasconde sorprese e così, come sappiamo che il titanic affonda, sappiamo anche che milk viene assassinato. ma scopriamo soprattutto delle sue lotte per i diritti dei gay, della sua perseveranza e della sua fermezza, anche davanti alle discriminazioni e ai pregiudizi più abietti.

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infine, due film molto particolari di cui voglio svelarvi il meno possibile e che vi consiglio di vedere, se non ne avete mai sentito parlare prima, senza cercare alcuna informazione al riguardo. uno è non lasciarmi, tratto dal romanzo omonimo di kazuo ishiguro, l’altro melancholia, pellicola realizzata da lars von trier in seguito ad un suo episodio di depressione. entrambi film drammatici con qualcosa “in più”, fanno riflettere sulla natura dell’animo umano, sulla psiche, l’amore, la solitudine, la sofferenza e tutto ciò che riusciamo ad accettare, persino la fine.

perché speriamo sempre che a una fine corrisponda un nuovo inizio, e chissà che non sia davvero così.

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il mio natale nerd

questo post forse farà un po’ di luce sul nome scelto per il blog: aliena come te. non una luce che come un faro puntato sul soggetto lo mostri nudo al centro della scena, ma più come un lumino intermittente da decorazione natalizia che ne faccia intuire i tratti.

ricordo i natali di quando ero bambina, erano gli anni 80, i gremlins erano delle creature nuove di zecca, io aspettavo babbo natale e nel frattempo cantavo e giocavo con mia sorella e le mie cugine mentre i grandi si occupavano della cena, i nonni c’erano ancora e facevano del loro meglio per festeggiare… ricordo i cambiamenti nel corso degli anni, quando sono diventata grande e i film erano più o meno sempre gli stessi, ma i nonni non c’erano più e così anche i cenoni, e non aspettavo più babbo natale ma l’augurio di una persona speciale che puntualmente arrivava e mi rendeva felice. alle abbuffate ho sempre preferito la musica e il bicchiere della staffa con quell’amico che pensavo ci sarebbe stato per sempre. gli addobbi sono invecchiati e hanno accumulato polvere, così come i brindisi e i buoni propositi. le cose cambiano… ma se davvero bastasse il pensiero, farei sempre regali bellissimi perché – lo so che sembra strano per un’aliena come me – non c’è cosa migliore che vedere qualcuno ricevere un regalo.

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quest’anno non sarà un natale coi fiocchi, ma so che sarà un natale migliore di quello dell’anno scorso, in generale un dicembre migliore. da brava nerd, continuerò a leggere e a guardare film e serie tv senza alcuna vergogna. devo concludere la lettura di l’ultima lacrima, vecchio libro di stefano benni, trovato in un mercatino dell’usato con tanto di dedica; leggere diversi ebook di alcune giovani case editrici che in questo periodo stanno facendo offerte sui loro cataloghi (nativi digitali, i sognatori, lettere animate); completare la visione dei film in lista su netflix, perlopiù non natalizi. una bella eccezione è stata miracolo nella 34a strada, nella versione del 1947, un vero classico sul trionfo dei buoni sentimenti, con un pizzico di ironia che lo rende veramente perfetto. tra i film di animazione che ho preferito, questo mese nessun anime, ma una pellicola americana in stop motion tratta da una storia di roald dahl e diretta da wes anderson: fantastic mr. fox.

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non poteva poi mancare la scorpacciata di serie tv. sorvolando su quelle che ho già lodato (shameless che si è appena conclusa e doctor who di cui aspetto lo speciale di natale) e quelle che mi hanno parzialmente deluso (una mamma per amica – di nuovo insiemeblack mirror – terza stagione e the returned), mi ritengo conquistata da due. la prima, bojack horseman, è una serie animata per adulti, che sulle prime può trarre in inganno perché può apparire più demenziale  di quanto non sia in realtà. lo è, ma è anche la storia profondissima di un attore fallito e autodistruttivo che cerca in tutti i modi (anche quelli evidentemente sbagliati) di riscattarsi. occhi lucidi, amaro in bocca e sorriso sulle labbra… l’ho sorseggiata come un buon cocktail di cui si voglia dilazionare la fine. la seconda serie tv, che si intitola per intero dirk gently – agenzia di investigazione olistica, è basata sull’omonimo personaggio creato dalla penna di douglas adamsun simpatico detective che risolve misteri seguendo il principio della “fondamentale interconnessione di tutte le cose”. conto di recuperare la trilogia libresca nel prossimo futuro, intanto la serie mi ha regalato una serata goduriosa al pari di un pandoro inzuppato nella cioccolata, perché non ne ho mai abbastanza di enigmi, humor e accento britannico.

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come ho già detto, quest’anno sarà un natale migliore di quello dell’anno scorso, e non perché sarà più nerd, ci tengo a precisarlo. prometto di vedere anche la parte mezza piena del bicchiere, e di svuotarlo in compagnia. buone feste a tutti!

storia di uno scrittore e dell’editore che ha creduto in lui

ho deciso di vedere il film genius attirata principalmente dagli attori (colin firth e jude law) e dal soggetto. è la storia di thomas wolfe, scrittore americano vissuto all’inizio del ‘900, considerato il capostipite della beat generation, e in particolare del suo incontro con l’editor maxwell perkins, che pubblicò il suo primo romanzo di successo. a differenza degli altri talenti scoperti da questo editore, hemingway e scott fitzgerald su tutti, wolfe era, fino a pochi giorni fa, un nome a me del tutto sconosciuto, e non solo a me, posso dire che, almeno in italia, sia tuttora un autore poco letto, rispetto persino agli scrittori che ha ispirato.

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credo che il film gli abbia reso giustizia. ho letto qualcosa della biografia di questo scrittore, e la pellicola sembra raccontare una buona parte della sua vita, del suo temperamento e del suo lavoro, senza cadere troppo nel romanzato. mostra un giovane uomo pieno di vitalità, pieno del suo ego ma anche di fragilità, una personalità abbastanza complessa in cui non mancano certo i lati oscuri e i difetti esasperanti, un artista incontenibile e geniale, sì, ma pur sempre un essere umano che sbaglia e, a volte, riesce ad essere odioso. cosa ancor più interessante, poi, è la relazione che si instaura con l’editore, un uomo agli antipodi dell’artista, metodico e razionale, una relazione iniziata con l’unico scopo di trasformare il fiume di scrittura di wolfe in un libro pubblicabile e leggibile dal pubblico americano dell’epoca, e diventata ben presto una profonda amicizia.

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proprio per il suo spirito inarrestabile e prepotente, lo scrittore, a un certo punto, deciderà di allontanarsi dall’editor, convinto di aver subito ingiustamente troppi tagli e limitazioni nella realizzazione delle sue opere. perkins, dal canto suo, ha cercato solo di compiere il suo lavoro: avendo tra le mani migliaia di pagine di una scrittura fluida, poetica, intima, gli ha dato la forma del romanzo, la concretezza di un libro da poter sfogliare, assaporare e poi riporre nella libreria, accanto ad altre opere immortali. il merito di questo film è l’aver mostrato questo processo dando il giusto spazio al carattere, all’animo dei personaggi principali, mettendo in luce il legame di due personalità interessanti quanto opposte, che valeva proprio la pena conoscere.

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“make your mistakes, take your chances, look silly, but keep on going. don’t freeze up.” (thomas wolfe)

tra le principali opere tradotte in italiano:

angelo, guarda il passato

dalla morte al mattino

storia di un romanzo