Dance with Murakami

Prima ancora di iniziare (!) dirò che questo libro di MurakamiDance dance dance – è il SEGUITO del romanzo Nel segno della pecora. Io, come molti altri lettori poco informati, l’ho letto senza saperlo, e in effetti la prima volta che è comparso scritto “l’uomo pecora” al suo interno, mi sono chiesta se l’autore mi stesse trollando. Detto ciò, non credo che la lettura sia risultata meno piacevole e interessante per la mancanza di questo tassello.

Il romanzo racconta in prima persona la storia di un giornalista free-lance di 34 anni che, richiamato in sogno da una giovane donna con cui ha avuto una relazione, decide di andare a cercarla laddove l’aveva vista per l’ultima volta, ovvero nell’Albergo del Delfino (Oh albergo, sei il mio delfino – volevo dire – il mio destino… direbbe George McFly), che però ora non esiste più: al suo posto è sorto il grande e lussuoso Dolphin Hotel. Proseguendo, la storia si fa man mano più intricata, il protagonista si relaziona a diversi personaggi e in qualche modo sembra che tutto sia connesso, tutto fa parte di un puzzle a cui però mancano dei pezzi. La ricerca del giovane si rivela come qualcosa di più spirituale e allo stesso tempo concreto: il tentativo, incerto e disperato, di sconfiggere la solitudine.

Il libro è stato scritto ed è ambientato negli anni ’80 ed è ricco di riferimenti alla cultura pop, abbondano i nomi di artisti del panorama pop-rock, così come nomi di marchi famosi di abbigliamento e di automobili. Anche il cibo trova molto spazio tra le pagine. Ma, fortunatamente, nelle quasi 500 pagine del libro occupano più spazio, assieme al susseguirsi degli eventi, le riflessioni ed emozioni del protagonista con cui si può ben empatizzare, visto che, come lui, anche il lettore si ritrova spesso stordito e perplesso. Immersi nel caos che è la realtà, ciò che di meglio si può fare è danzare, danzare, danzare, un passo dopo l’altro.

Io conosco ancora poco Murakami, ma ho potuto già scoprire quali tematiche gli stanno più a cuore: i sogni che si fondono con la realtà, l’uomo che sente il peso dell’abbandono, della perdita, e la sua continua ricerca d’amore, le donne che sono presenti ed evanescenti insieme, e sono sempre un mistero. Sono tanti gli elementi in comune di Dance dance dance con L’uccello che girava le viti del mondo, è quasi la stessa storia anche se succedono cose diverse. Questa ripetitività, assieme alla lentezza e alle atmosfere spesso surreali che possono lasciare insoddisfatti i palati più pragmatici, avrebbe potuto deludermi, ma non è stato così.

Capisco ogni critica che viene mossa a questo autore, ma gli stessi motivi che vengono usati per criticarlo sono quelli che me lo fanno apprezzare.

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il mio “incontro” con murakami

è stato in un caldo giorno d’estate. uno di quei giorni in cui non capisci se ti sei assopita e stai sognando, oppure se la realtà ha assunto contorni così sfocati da essere inafferrabile. quel giorno ho iniziato a leggere l’uccello che girava le viti del mondo, di haruki murakami.

ho iniziato a conoscere la storia di okada toru, un ragazzo di circa 30 anni, sposato con kumiko da 6, che ad un tratto vede la sua vita serena e “normale” sprofondare nel caos più oscuro, e tutte le sue certezze sgretolarsi a poco a poco.

prima sparisce il gatto di casa, poi la moglie kumiko, ed entrano ed escono di scena personaggi che a definirli bizzarri gli si fa un favore. ognuno sembra nascondere un segreto, ognuno ha un ruolo solo apparentemente casuale e va pan piano a comporre un puzzle attorno al personaggio centrale. mi ritrovo a pregare che la storia vada a parare da qualche parte.

cosa si nasconde dietro il personaggio del cognato, uomo viscido e calcolatore, intento a compiere la sua scalata verso successo e potere? e l’uccello gira-viti, che può essere sentito di rado e visto mai, riuscirà a girare le viti del mondo, affinché tutto funzioni come deve funzionare?

ok, forse qualche interrogativo non avrà una risposta esauriente, forse qualche elemento dovrà essere interpretato, intuito o immaginato, ma questo romanzo è come un viaggio, con i suoi panorami e le sue disavventure, e vale la pena affrontarlo (con le sue 832 pagine) anche solo per finire addormentandosi con un sorriso.

tra sogni sempre più vividi e una vita quotidiana che sbiadisce, tra ricordi straordinari e ipotesi di realtà azzardate, questa storia e il suo protagonista prendono forma e consistenza, nel tentativo – disperato ma paziente – di non attraversare il flusso della vita come un guscio vuoto alla deriva.

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“mi sembra che le persone a una a una vadano silenziosamente cadendo giù dal bordo del mondo sul quale mi trovo io. tutti procedono in direzione di quel bordo che da qualche parte deve esserci, e di colpo spariscono.”