progetto primavera #9

questa domenica torno con il progetto primavera (la verità è che considero anche il post della settimana scorsa come parte del progetto, nonostante il particolare positivo lì sia un po’ difficile da scovare, quasi da “sentire” tra le righe).

quindi, se ancora non lo sai, ti parlo di un fatto, anche piccolo, della settimana che mi abbia fatto rifiorire come un bocciolo di rosa nel mese di maggio, o rincuorato come un caldo raggio di sole nell’aria frizzantina.

l’istantanea di oggi riguarda un evento a cui ho partecipato un paio di giorni fa: un laboratorio di poesia e scrittura creativa, nato all’interno di un progetto che si chiama “vita nella città”, dedicato alla riscoperta degli ambienti cittadini – della mia cagliari – e alla condivisione di spazi ed esperienze tra persone di culture differenti.

si tratta un’iniziativa che non posso non ammirare e sostenere. nello specifico, il laboratorio di scrittura, nella sua semplicità, è stato divertente e stimolante, ha messo in moto l’immaginazione e ha permesso di confrontarci, attraverso le parole – in lingue diverse – sulla nostra peculiare percezione dei luoghi, su quanto mettiamo di nostro, di intimo spesso, nel vocabolario che scegliamo per descrivere e raccontare ciò che ci circonda. un’occasione per conoscere le nostre diversità, le caratteristiche personali di ognuno, ma anche – sempre – le cose che tutti noi abbiamo in comune.

il laboratorio è stato una bellezza non solo per la tematica in sé, lo è stato per l’atmosfera piacevole che si respirava tra tutte le persone che hanno partecipato, e per ultimo – ma non per importanza – per il luogo in cui si è svolto: l’orto botanico della mia città (di cui puoi vedere un dettaglio nella bella foto di floriana sanna), un piccolo paradiso verde, che trasmette una grande pace.

Annunci

ogni maledetta domenica – una piccola stalker

questa volta volevo parlarti d’amore, volevo raccontarti dello spettacolo tragi-comico che sono state le mie relazioni sentimentali, mostrarti il mio punto di vista sulla faccenda. ma la verità è che non ci riesco, non riesco a parlarne come avrei voluto, forse non riesco proprio a parlarne.

può darsi che sia troppo ferita, come è possibile, e forse più probabile, che non sappia affatto cosa sia l’amore. a volte mi do un tocco romantico e decadente immaginandomi come la protagonista di una storia di tim burton. come indossare un cuore rosso per fingere di averne ancora uno intero, o come coprire un buco nel muro con la carta stellata del presepe.

quindi non posso parlare d’amore. ti spiego giusto il titolo di questo post, che si riferisce a quella che ho sempre considerato la mia prima cotta. avevo circa  10 anni e stavo in adorazione di un ragazzetto più grande di me che lavorava come aiutante in un supermercato. trovavo mille scuse per andare a comprare lì, a volte giravo semplicemente tra i corridoi sperando di incontrarlo. per me era bellissimo. e non gli ho mai, mai, rivolto la parola, neanche per chiedergli dove fosse il cioccolato o qualcosa del genere. credo che i miei occhi si siano ingranditi allora, a furia di osservarlo.

insomma, questa volta va così, non riesco ad approfondire. in compenso ho registrato un video in cui leggo alcune poesie del mio amico tim. se ti va di ascoltarle clicca qui. spero ti piacciano.

 

immagine: numb-synapse (deviantart)