La bottiglia magica

La bottiglia magica è un libro edito nel 2016, scritto da Stefano Benni e illustrato da Luca Ralli e Tambe. Io sono sempre ben disposta verso i lavori di Benni, perché è uno dei miei autori preferiti, anche se i miei giudizi non sono sempre e indifferentemente positivi. Alcune sue opere (come Cari mostri) non mi hanno entusiasmato e potrei dire siano state deludenti. In questo periodo sono particolarmente ispirata dalle graphic novel e La bottiglia magica si può collocare facilmente in questo genere, dato che i disegni vanno di pari passo con il racconto e contribuiscono a far andare avanti e arricchire la storia. Questo è un elemento che ho apprezzato e ci tengo a sottolinearlo perché non sia mai che ci si convinca che i libri illustrati siano “solo per bambini”. Ci sono state un paio di cose che non mi hanno soddisfatta (la risoluzione frettolosa e semplicistica di alcune situazioni, e l’insistenza quasi ossessiva dello scrittore per certe tematiche), ma nel complesso ho apprezzato il racconto di formazione, e la lettura, anche se breve, è stata coinvolgente e divertente.

COSA MI È PIACIUTO: 1. che si usi il fantastico come trasfigurazione della realtà per metterne in luce gli aspetti grotteschi, come nei migliori romanzi di Benni e come nei migliori romanzi in generale;

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2. che sia pieno di riferimenti letterari (Alice nel paese delle meraviglie, Pinocchio, e anche Moby Dick, Biancaneve e i sette nani, Il corvo…);

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3. che ci sia il Duca Bianco, ovvero David Bowie, come rappresentante della buona vecchia musica e dell’arte autentica;

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4. che si ritrovi il solito umorismo benniano, spesso mirato a ridicolizzare le maggiori tendenze del nostro tempo (es. Justin Biberon, Monsterchef);

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5. le illustrazioni.

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BONUS. Mi piacciono anche i tanti omaggi che Benni fa alla mia terra, la Sardegna. Particolarmente apprezzata qui è la dea Hic Nusa… probabile che sia stata d’ispirazione. Allora direi di rileggere il libro sorseggiando una bottiglia di birra, meglio se in compagnia, e scaturirà la magia!

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Dance with Murakami

Prima ancora di iniziare (!) dirò che questo libro di MurakamiDance dance dance – è il SEGUITO del romanzo Nel segno della pecora. Io, come molti altri lettori poco informati, l’ho letto senza saperlo, e in effetti la prima volta che è comparso scritto “l’uomo pecora” al suo interno, mi sono chiesta se l’autore mi stesse trollando. Detto ciò, non credo che la lettura sia risultata meno piacevole e interessante per la mancanza di questo tassello.

Il romanzo racconta in prima persona la storia di un giornalista free-lance di 34 anni che, richiamato in sogno da una giovane donna con cui ha avuto una relazione, decide di andare a cercarla laddove l’aveva vista per l’ultima volta, ovvero nell’Albergo del Delfino (Oh albergo, sei il mio delfino – volevo dire – il mio destino… direbbe George McFly), che però ora non esiste più: al suo posto è sorto il grande e lussuoso Dolphin Hotel. Proseguendo, la storia si fa man mano più intricata, il protagonista si relaziona a diversi personaggi e in qualche modo sembra che tutto sia connesso, tutto fa parte di un puzzle a cui però mancano dei pezzi. La ricerca del giovane si rivela come qualcosa di più spirituale e allo stesso tempo concreto: il tentativo, incerto e disperato, di sconfiggere la solitudine.

Il libro è stato scritto ed è ambientato negli anni ’80 ed è ricco di riferimenti alla cultura pop, abbondano i nomi di artisti del panorama pop-rock, così come nomi di marchi famosi di abbigliamento e di automobili. Anche il cibo trova molto spazio tra le pagine. Ma, fortunatamente, nelle quasi 500 pagine del libro occupano più spazio, assieme al susseguirsi degli eventi, le riflessioni ed emozioni del protagonista con cui si può ben empatizzare, visto che, come lui, anche il lettore si ritrova spesso stordito e perplesso. Immersi nel caos che è la realtà, ciò che di meglio si può fare è danzare, danzare, danzare, un passo dopo l’altro.

Io conosco ancora poco Murakami, ma ho potuto già scoprire quali tematiche gli stanno più a cuore: i sogni che si fondono con la realtà, l’uomo che sente il peso dell’abbandono, della perdita, e la sua continua ricerca d’amore, le donne che sono presenti ed evanescenti insieme, e sono sempre un mistero. Sono tanti gli elementi in comune di Dance dance dance con L’uccello che girava le viti del mondo, è quasi la stessa storia anche se succedono cose diverse. Questa ripetitività, assieme alla lentezza e alle atmosfere spesso surreali che possono lasciare insoddisfatti i palati più pragmatici, avrebbe potuto deludermi, ma non è stato così.

Capisco ogni critica che viene mossa a questo autore, ma gli stessi motivi che vengono usati per criticarlo sono quelli che me lo fanno apprezzare.

Vita di un ribelle

No, non vi racconterò la vita di Doddore Meloni, indipendentista sardo arrestato il mese scorso nel “giorno della Sardegna”, anche se sarebbe interessante farlo. Quest’anno, ad essere ricordato in quella giornata, è stato un personaggio del Risorgimento italiano, un sardo che ha voluto fortemente l’unità d’Italia, ma ha dedicato la sua lotta politica in gran parte alla sua terra, la Sardegna appunto, che è anche la mia.

18278736_1866157610339004_7701362569806674077_oParlo di Giorgio Asproni. A lui è dedicato il libro Giorgio Asproni – Vita di un ribelle, edito da Palabanda Edizioni e scritto da Arianna Onidi.

Il libro racconta in prima persona le tappe fondamentali della sua vita, dalle origini nel cuore della Barbagia all’attività politica nel parlamento del Regno d’Italia, dall’amicizia con Mazzini all’avversione per Cavour, dal ruolo di canonico alla partecipazione alla spedizione dei mille, fino a quella nella massoneria.

Si tratta di un libro divulgativo, adatto alle scuole, ma scritto quasi come un diario, che porta facilmente il lettore fra le trame di quell’importante periodo storico. Vediamo uno spaccato della realtà sarda dell’epoca, le sue usanze e i suoi problemi, e vediamo tutto il fervore del cambiamento, attraverso gli occhi di un uomo. Così ci sembra quasi di conoscerlo, Giorgio, animato dagli ideali di libertà, unità ed integrità morale: un uomo di altri tempi.

Bello pensare che la ribellione nella sua vita scaturisse da un rifiuto perentorio della corruzione. Si ribellò in primis al suo ruolo nella Chiesa per poter praticare la politica, e poi si ribellò al governo, per promuovere democrazia e giustizia. Più di ogni altra cosa, Asproni promosse l’istruzione libera per tutti, perché – come diceva – libertà e conoscenza vanno sempre a braccetto.

Altri racconti della sua vita, o di quello che accadeva attorno a lui e che in qualche modo lo coinvolgeva, dipingono man mano un ritratto umano di quella che altrimenti sarebbe una figura storica bi-dimensionale. Il racconto della partecipazione attiva nel Risorgimento di alcune donne da lui stimate, il profondo valore dato al giornalismo come mezzo di diffusione d’idee, il duello alla pistola voluto per essere stato diffamato: sono tutti pezzi del puzzle che fu la sua vita.

È una buona occasione questa lettura, per i ragazzi, di apprendere in modo diretto e scorrevole un pezzo di storia italiana, e anche per gli adulti, di attivare uno sguardo riflessivo su quell’epoca e sul concetto stesso di ribellione.

Dandelion – qual è il tuo desiderio?

Questa raccolta di racconti, edita da Nativi Digitali, è il risultato di un concorso della community del Writer’s Dream (forum ben noto agli appassionati e ai professionisti del campo editoriale, di cui anche io faccio parte). Il nome del concorso ha dato il titolo a questo libro: Dandelion. Si tratta del fiore tarassaco, comunemente detto dente di leone o soffione, per tradizione legato ai desideri, e proprio a questo tema sono ispirati i dodici racconti dell’antologia. Ci tengo a dire che metà del ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza.

La prima cosa ad avermi colpito nella lettura è stata la qualità molto alta dei racconti, soprattutto nella prima metà del libro. Nella seconda parte ho avuto l’impressione che sarebbe stato necessario un po’ di editing in più, per curare nel dettaglio la punteggiatura e alcuni passaggi narrativi: in questo modo la raccolta sarebbe stata più che notevole e al livello di molti testi di grandi autori. Il libro resta comunque molto piacevole da leggere, vario, intrigante, mai noioso.

Ci sono i racconti horror, in cui compaiono demoni a volte fin troppo umani (Nel buio, Occhi di ametista testa di corvo, La vite rossa); quelli fantasy dal sapore di fiaba, talvolta dolce, talvolta amara (La storia dell’uccello dalle piume di mille colori, Sidera, Il volo delle aquile). Ci sono i racconti di fantascienza nei quali si tirano in ballo la fisica quantistica, l’eugenetica o la guerra “razziale” di uomini contro androidi (La pistola con centomila pallottole, Il caso Peiz, i miei preferiti, Deus ex machina); e poi quei racconti che potrebbero definirsi di realismo magico, che ci immergono nel mistero di un deserto, di un’antica tomba egizia o di una villa piena di oggetti provenienti da tutto il mondo (Il vortice, La camera segreta, La stanza).

Come ho detto, è difficile annoiarsi sfogliando Dandelion, e a volte ci si ritrova pure a riflettere. Il filo rosso è quello del desiderio: istinto che dà vitalità e motivazione, ma che può condurre alla dannazione, che può travolgere fino ad ossessionare e far smarrire le menti per eccesso di avidità ed egoismo. Un istinto puramente umano.

Ora immagina di avere questo fiore tra le mani e pensa se avesse davvero il potere di realizzare ogni tuo desiderio… Soffia!

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Alice e Unlove, due graphic novel tristi

Ero indecisa se recensire questi due libri della casa editrice Lettere Animate, della collana Wonderland. Ora ne parlo, singolarmente, e poi accennerò il perché di questa indecisione.

dsc_0004UNLOVE, l’uomo nato senza cuore (illustrazioni di Simona Valentina Tornabene, soggetto di Roberto Incagnoli e sceneggiatura di Daniela Cervellera) è la storia – il titolo è piuttosto esplicativo – di un uomo nato letteralmente senza cuore .

Sono John Centopaglie e sono nato senza cuore. Non sono una persona crudele, sono fisicamente nato senza cuore. Il primo caso al mondo di umano senza quello che tutti definiscono, a ragione, l’organo più importante. Oggi sono una persona sola, sono quasi sempre stato una persona sola, ma oggi ancor di più perché ho rifiutato di cambiare la mia natura. Non si può prevedere come e quando ogni individuo faccia quella mossa sbagliata che inevitabilmente porta al cambiamento definitivo della propria esistenza, io questa decisione l’ho presa qualche ora fa.
Sono nato senza cuore e non provo niente.

John ci racconta la sua vita e subito capiamo che un’esistenza senza emozioni, senza calore, senza empatia non può riservare belle sorprese. L’incontro incredibile con una ragazza opposta a lui farà nascere l’illusione del sentimento, ma l’illusione è per definizione destinata a svanire e a lasciare il posto alla fredda realtà di quell’abisso creato dall’assenza. La conclusione, che non rivelerò, è poetica nella sua drammaticità. Le illustrazioni sono molto belle, quasi da racconto noir, ricche di dettagli e capaci di trasmettere tutte quelle sensazioni che il protagonista non può sperimentare.

dsc_0003ALICE (illustrazioni di Fabrizio Lavezzi, soggetto e sceneggiatura di Roberto Incagnoli e Mary Fazi) è la storia di una ragazza tormentata nel suo, personalissimo, paese delle meraviglie.

Rivisitazione dell’opera più famosa di Lewis Carroll, in chiave gotica e, direi io, psicologica, tutto il racconto, fatto in prima persona, sfrutta abilmente i riferimenti a quel paese delle meraviglie, rivelandoci una realtà ben più spaventosa. Alice si abbandona nella tana del Bianconiglio alla ricerca del suo tempo perduto, il tempo della giovinezza passato tra abusi, solitudini e autodistruzione. Troppo grande il suo ego per arrendersi al fallimento che è la sua vita, si nutre di speranze e poi le vomita, incapace di trattenere la vita. Alice, unica protagonista, si scalda con i suoi deliri come con una tazza di tè e sembra non riuscire a venire a patti con la regina di cuori, che reclama la sua testa. Le illustrazioni colpiscono per la loro delicatezza e allo stesso tempo per come riescano ad evocare l’inquietudine profonda di Alice; lo stile, surreale e dark, ricorda quello burtoniano.

A guardare entrambe le storie e le immagini che le accompagnano sembrerebbero opere struggenti, sì, ma perfette. Purtroppo ci sono alcuni elementi che non mi permettono di dare un giudizio totalmente positivo. Le sceneggiature sono appesantite, in alcuni punti, da frasi inutilmente complesse, nel tentativo forzato di essere profonde, quando invece avrebbero giovato, proprio per le tematiche dolorose, di una costruzione più “leggera”. La stessa pesantezza la si riscontra già nella struttura di queste graphic novel, caratterizzata dall’alternanza tra disegni e blocchi compatti di testo, che lasciano ben poco respiro alle parole.

Qualche difetto di editing, a cui Lettere Animate mi ha già abituata, credo sia rivelatore della filosofia generale di quelle piccole case editrici che si trovano a dover preferire la pubblicazione di numerose opere di discreta qualità, a quella di poche opere curate nel minimo dettaglio, per pura sopravvivenza. Detto questo, ho capito che i difetti trovati in questi due libri non siano tali da non farmeli apprezzare, e perciò ho voluto parlarne qui, per illustrare le qualità di entrambi i progetti e consigliare la loro lettura!

 

 

la fiaba racconto di vita – non proprio una recensione

un po’ di tempo fa, la casa editrice inknot mi ha gentilmente inviato un ebook dal titolo la fiaba: racconto di vita, un viaggio tra emozioni e fantasia, scritto da anna riva e eugenia russo. in questo libro le autrici fanno un vero e proprio elogio della fiaba, dimostrano il suo grande valore didattico, emotivo e relazionale, non solo per i bambini più piccoli ma anche per quelli cresciuti, per gli adulti. le funzioni che può avere una fiaba personalizzata, così, si moltiplicano, perché in essa ci si può ancor meglio immedesimare, si possono vedere esplicitati sentimenti rimasti inespressi e sentire un’infusione di speranza nel seppur costruito lieto fine. i piccoli imparano un po’ a crescere, e i grandi imparano a tornare un po’ bambini.

questo libro contiene, oltre a una parte saggistica riguardante la narrazione fiabesca e in particolare quella scritta “su misura”, 5 fiabe per raccontare 5 diversi momenti di vita: la nascita di un fratellino vista dagli occhi di un bambino, l’importanza dell’amicizia e dell’identità in un gruppo per l’adolescente, l’attesa di un figlio, la nascita dell’amore tra due persone, il ruolo della famiglia, sia essa di sangue o allargata.

ecco allora la mia fiaba personalizzata, non una dichiarazione né una richiesta, solo il sogno di una alessandra nella sua versione più piccola ed ingenua.

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c’era una volta un bosco nel quale vivevano molte creature; oltre agli animali vi erano fate, gnomi, troll e persino elfi. vi era anche una creatura per metà troll e per metà elfo. essa era troppo elfica per i troll, e troppo rozza e puzzolente per gli elfi.

questa creatura trascorreva gran parte del tempo a costruire la sua dimora, una che fosse bella come le altre del bosco, ma più si arrabattava nella costruzione, più la dimora cadeva a pezzi. la sua non era altro che una casa diroccata, a confronto delle graziose abitazioni delle fate, e lei si sentiva sempre più stanca.

un giorno giunse nel bosco un esploratore da molto lontano. aveva viaggiato in lungo e in largo, e la sua conoscenza era pari solo alla sua curiosità. studiò a fondo gli abitanti di quel luogo e, quando pensava di essere ormai alla fine della sua permanenza, trovò il rifugio della strana creatura.

quando se la ritrovò di fronte, rimase inebetito: mai avrebbe pensato di incontrare una libegnetta diroccante proprio lì! “perdona la mia espressione – le disse – è solo stupore”.

la creatura era imbarazzata, quell’essere sembrava molto interessato a lei e alla sua dimora diroccata, ma non riusciva proprio a capire per quale ragione il suo sguardo fosse – sì, non si sbagliava – di ammirazione.

“la mia casa cade a pezzi, lo so”, intervenne lei sulla difensiva.

“è bellissima, lo sai? è la tipica dimora di una libegnetta diroccante… l’ideale per ammirare le stelle!”

da quel giorno l’esploratore guarda le stelle dalla casa diroccata nel bosco, mentre la creatura si riposa al suo fianco, credendo, a ragione o torto, che la sua dimora sia perfetta così com’è.

gustav lafav, un ebook da dimenticare

gustav lafav e la camera segreta è il secondo libro scritto dai ragazzi della pagina facebook l’umorismo di piton, luca gariboldi e rinald sefa, pubblicato da nativi digitali edizioni (il primo è gustav lafav – lo studente dimenticato). si tratta del seguito delle vicende del bulletto di origine messicana, imbucatosi nella scuola di magia lashogwarts. la sinossi, dal sito ufficiale, ci dice questo: a lashogwarts i casini sembrano non finire mai. alcuni degli scapestrati studenti (e professori) ricevono un invito sospetto per un improbabile festino in quel di nigga island, altri spariscono dopo essere entrati in una misteriosa “camera segreta”, che si rivela un portale per nientepopodimeno che il gigiworld. ne seguiranno rivalità d’amore tra maghi e hobbit, gigimon particolarmente volgari, razzisti, osceni o con accento friulano, assassini seriali, complotti per la conquista del mondo e altre simpatiche amenità. il sito ci dice anche che il genere del romanzo è: parodia, umoristico, fantasy.

faccio una piccola premessa alla mia recensione. io amo i racconti umoristici e l’ironia, sono una fan di douglas adams, del fantastico e in generale della letteratura che non si prende troppo sul serio. anche se non impazzisco per la volgarità, non mi sento una bacchettona e di norma non mi scandalizzo, riesco addirittura ad apprezzarla se consacrata ad un politicamente scorretto intelligente.

detto questo, gustav lafav (1 e 2) è indifendibile.

è scritto moderatamente male. è come se gli autori si fossero incontrati una sera, avessero – diciamo – bevuto qualche birra, e avessero registrato i loro sproloqui sulla saga potteriana, dopodiché avessero deciso di far trascrivere quelle registrazioni e pubblicarle così, senza neppure rileggerle.

la trama è semplicemente un’accozzaglia di situazioni e personaggi tratti da opere note e amate da un vasto pubblico e stravolte in modo che si possa parlare di parodia, riferimenti che sarebbero potuti essere simpatici, se non avesse regnato ovunque lo squallore. sì, perché ciò che gli autori fanno non è altro che trasformare harry potter (e con lui tutti gli altri) in un emerito cretino.

«Autobus, che diavolo stai facendo?! Non siamo noi i resp» Ganjalf non riuscì a finire la frase che Stilente lo colpì con un potente calcio in faccia, ma fu subito assalito da Godo, che nuovamente saltò sulla sua schiena tenendolo fermo, mentre Ganjaf col suo bastone lo colpì al petto. Jerry saltò a bomba verso tutti, e il gruppo si sciolse dolorosamente a terra.

Ad un certo punto Stilente tirò fuori la sua bacchetta (quella magica, cosa avete capito?!), però Godo e Ganjalf si stavano ormai allontanando verso il labirinto all’interno del giardino della residenza.

«Zio ci sono scappati! Ma ho un’idea» Disse Jerry a Stilente.

L’ingenuo studente pensò bene di usare l’entrata contraria, in modo da fermarli al centro.

Al primo bivio i due si erano già persi.

ho scelto un estratto a caso, e non penso sia il peggiore.

credo che l’umorismo sia ben altra cosa, quantomeno quello che diverte me lo è. forse questo libro è piaciuto ai fan della pagina facebook e potrebbe piacere a qualcun’altro. magari a qualcuno che non ama leggere libri, ma si limita di solito alla lettura dei post sui social (se non sono troppo lunghi), qualcuno che sappia apprezzare, diversamente da me, la poetica comicità di una scorreggia.

la notte dei desideri – recensione ebook

la_notte_immaginate se un giorno vi svegliaste e scopriste che il desiderio espresso da voi la sera prima si fosse inspiegabilmente avverato. sarebbe qualcosa di buono, oppure il vostro vicino si ritroverebbe con la bocca cucita o peggio?

il libro la notte dei desideri (titolo preso in prestito dal mio amato michael ende, chissà se volutamente), scritto da federico toninelli ed edito da nativi digitali, parte proprio da questa premessa fantastica ed inaspettata, per poi seguire le vicende di alcuni giovani che, in seguito a quella fatidica notte, si ritrovano a dover gestire poteri difficilmente controllabili e le loro inevitabili conseguenze.

alex è un pompiere che in servizio ha perso sia un collega che l’uso delle gambe. si risveglia che può nuovamente camminare e presto scopre che il suo corpo non prova più alcun dolore, pur non essendo esente da ferite e traumi. la sua amica becca, sorella del collega deceduto, teme di aver resuscitato il fratello, che si sarebbe risvegliato in una bara, senza ossigeno e senza via di scampo. nel frattempo dante, un ragazzo frustrato e incapace di fare autocritica, rischia di radere al suolo la città (firenze) con il suo potere altamente distruttivo. per fortuna conte, giovane studente di medicina, “intuisce” il pericolo che incombe sul mondo che lo circonda e si mette subito in azione per bloccare quella che ha tutta l’aria di una strage epocale.

3753265_245976quello che riesce a fare meglio il romanzo è tracciare man mano i caratteri dei personaggi, rendendoli vivi e portando il lettore a partecipare alla loro avventura con sempre maggiore trasporto. ho apprezzato parecchio anche l’ironia che qua e là fa capolino, a volte timidamente, altre con più prepotenza, e in generale lo stile che, seppur ancora da perfezionare, scorre agile tra le pagine, senza particolari intoppi. forse avrei speso giusto qualche frase in più sulla conclusione, che comunque è chiara e azzeccata. da amante della guida galattica per gli autostoppisti, poi, non potevo non apprezzare il riferimento finale all’utilità di un asciugamano in caso di panico!

la mia mente cinefila, inoltre, non ha potuto fare a meno di visualizzare la possibile trasposizione di questo libro in film, selezionando sia un cast italiano che uno hollywoodiano. nella pellicola la notte dei desideri – the wishes’night avremmo: nei panni di alex (il pompiere muscoloso) claudio santamaria/channing tatum, nei panni di becca (rossa sensibile e sveglia) francesca inaudi/emma stone, in quelli di conte (il medicastro vagamente disadattato) elio germano/jesse eisenberg, e in quelli di dante (il vendicatore isterico) luca marinelli/jake gyllenhaal. peccato che in italia sia già uscito lo chiamavano jeeg robot, mentre negli stati uniti… beh, lì non si stancano mica di fare film sui supereroi!

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in conclusione, consiglio questo romanzo a tutti gli amanti di douglas adams, di misfits, di una fantascienza molto umana e che non si prende troppo sul serio, ma anche semplicemente a chiunque voglia dedicarsi a una lettura surreale ma verosimile, divertente e incalzante allo stesso tempo.

il silenzio di rosa – recensione ebook

questo romanzo, scritto da gabriella grieco, è uscito nel dicembre del 2015 con la casa editrice lettere animate. l’autrice, che ha all’attivo diversi libri e racconti di genere giallo e thriller, con il silenzio di rosa realizza un tipo di narrazione diverso, lontano dalla suspense incalzante e molto vicino al lento trascorrere del tempo di una vita.

il silenzio del titolo riguarda il mutismo che contraddistingue la giovane protagonista sin dalla nascita, ma anche la sua incomunicabilità con un mondo da lei sentito come distante, ostile, a volte spaventoso. un mondo di ghiaccio è quello in cui si ritrova la piccola rosa quando, morta la nonna che si era sempre presa cura di lei, arriva un padre mai conosciuto, scontroso fino all’assurdo, che la sradica dal suo paese. il suo caldo paese del sud, vicino al mare: unico conforto assieme ad un grosso cane nero che la accompagna sin da quando è bambina e dal quale dovrà separarsi.

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la storia va avanti, tra poche ma importanti svolte e le emozioni di una ragazzina che cresce, seppur nella sua armatura di silenzio. alcune scene descrivono davvero bene come ci si possa sentire quando “non si ha più nulla da perdere”, e anche quanto un luogo, un semplice oggetto o un piccolo gesto possano scaldare il cuore, più di tante parole. le descrizioni dei luoghi sono particolarmente vivide, fatte attraverso tutti i sensi, compreso quel sesto senso che ci può far comprendere quando siamo a casa, o molto lontano da essa.

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devo dire che mi è un po’ dispiaciuto trovare svariati errori nell’editing che, a momenti, mi distraevano; inoltre mi è parso che alcuni passaggi – come per esempio il finale – fossero lievemente frettolosi, ma forse solo perché avrei voluto passare un po’ più di tempo con rosa e il suo grosso cane nero. sono contenta di averli conosciuti, e del sapore di dolce malinconia che questa lettura mi ha lasciato dentro.