La bottiglia magica

La bottiglia magica è un libro edito nel 2016, scritto da Stefano Benni e illustrato da Luca Ralli e Tambe. Io sono sempre ben disposta verso i lavori di Benni, perché è uno dei miei autori preferiti, anche se i miei giudizi non sono sempre e indifferentemente positivi. Alcune sue opere (come Cari mostri) non mi hanno entusiasmato e potrei dire siano state deludenti. In questo periodo sono particolarmente ispirata dalle graphic novel e La bottiglia magica si può collocare facilmente in questo genere, dato che i disegni vanno di pari passo con il racconto e contribuiscono a far andare avanti e arricchire la storia. Questo è un elemento che ho apprezzato e ci tengo a sottolinearlo perché non sia mai che ci si convinca che i libri illustrati siano “solo per bambini”. Ci sono state un paio di cose che non mi hanno soddisfatta (la risoluzione frettolosa e semplicistica di alcune situazioni, e l’insistenza quasi ossessiva dello scrittore per certe tematiche), ma nel complesso ho apprezzato il racconto di formazione, e la lettura, anche se breve, è stata coinvolgente e divertente.

COSA MI È PIACIUTO: 1. che si usi il fantastico come trasfigurazione della realtà per metterne in luce gli aspetti grotteschi, come nei migliori romanzi di Benni e come nei migliori romanzi in generale;

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2. che sia pieno di riferimenti letterari (Alice nel paese delle meraviglie, Pinocchio, e anche Moby Dick, Biancaneve e i sette nani, Il corvo…);

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3. che ci sia il Duca Bianco, ovvero David Bowie, come rappresentante della buona vecchia musica e dell’arte autentica;

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4. che si ritrovi il solito umorismo benniano, spesso mirato a ridicolizzare le maggiori tendenze del nostro tempo (es. Justin Biberon, Monsterchef);

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5. le illustrazioni.

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BONUS. Mi piacciono anche i tanti omaggi che Benni fa alla mia terra, la Sardegna. Particolarmente apprezzata qui è la dea Hic Nusa… probabile che sia stata d’ispirazione. Allora direi di rileggere il libro sorseggiando una bottiglia di birra, meglio se in compagnia, e scaturirà la magia!

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ed è solo l’inizio

L’altro giorno ho avuto l’occasione di conoscere una fan di Stefano Benni. Nell’istante della scoperta i colori sono diventati più vividi, la mente ha ripercorso in un colpo solo le innumerevoli tappe del mio rapporto con lo scrittore, meglio di quanto sarebbe riuscita a fare con la mia intera esistenza se fossi stata in punto di morte. Si tratta, in fin dei conti, di vent’anni di rapporto amoroso (ben inteso, a senso unico) nei quali ci sono stati – come è giusto che sia – momenti di quieta indifferenza, di affettuosa perplessità e, perlopiù, di passione entusiasta. La sua fantasia linguistica e la malinconica ironia delle sue storie hanno conquistato la me stessa adolescente, e hanno continuato a farlo anno dopo anno.

Questi sono gli incipit dei romanzi del Lupo che amo di più (a parte l’ultimo che è della sua nuova uscita, che attendo di leggere con amorepreventivo). Spero che ti incuriosiscano.

Il bar sotto il mare

Non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l’altra metà a credere in ciò che altri deridono.

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Saltatempo

Quand’ero molto piccolo ho visto un Dio. Scarpagnavo verso la Bisacconi. Scarpagnare vuol dire camminare a saltelli per via del dislivello, io abitavo in montagna, la scuola era in basso.

Achille piè veloce

L’uomo con i libri sottobraccio uscì di casa e il mondo non c’era. Guardò meglio e vide che c’era ancora, ma una fitta nebbia lo nascondeva, forse per salvarlo da qualche pericolo.

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Terra

La notte del trenta agosto 2039 un’ondata di caldo eccezionale soffocava gli Stati Uniti. Il termometro a New York segnò quarantadue gradi; a mezzanotte tutte le docce della città emisero un ululato di agonia, e il rantolo delle tubature annunciò che l’erogazione di acqua era sospesa fino alle otto di mattina.

Baol

È una tranquilla notte di Regime. Le guerre sono tutte lontane. Oggi ci sono stati soltanto sette omicidi, tre per sbaglio di persona. L’inquinamento atmosferico è nei limiti della norma. C’è biossido per tutti. Invece non c’è felicità per tutti.

Comici spaventati guerrieri

Lucio Lucertola festeggiò il suo settantesimo compleanno svegliandosi.

Elianto

C’era un gran rumore negli universi.

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Pane e tempesta

Nei sogni della notte i cattivi chiedono perdono ed i buoni uccidono. Ma dietro gli occhi chiusi, ognuno mantiene il proprio segreto. Perciò non sapremo mai cosa sognava il Nonno Stregone quella notte…

Margherita Dolcevita

Sono andata a letto e le stelle non c’erano più. Ho pulito per bene il vetro della finestra, ma niente da fare. Erano sparite.

Prendiluna

La vecchia guardava la luna, e viceversa.

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benvenuto 1994!

“il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando.”

che sia per noi iniziato il 2017, o debba ancora concludersi il 1395 (calendario persiano) o il 5777 (calendario ebraico), poco importa: le cose accadono aldilà delle nostre schematizzazioni. ma il potere dei nuovi inizi è reale, e anche io come tanti sento l’inizio di questo nuovo anno come la possibilità di una svolta. non mi cullo nel pensiero che tutto magicamente cambierà con il cambio del calendario, né riempio fogli di buoni propositi al limite del paranormale, ma mi piace accogliere questa nuova energia che sarà necessaria per affrontare nuove sfide, o magari riaffrontarne di vecchie, e credere di riuscire a trarre o creare qualcosa di buono.

ma perché dare il benvenuto al 1994? che razza di calendario uso?

nessuno, a dire la verità; ci sono però due motivi per i quali saluto il 1994, come in un improvviso ed eccitante viaggio nel tempo. prima di tutto quest’anno fu per me un anno di grandi cambiamenti: iniziavo le scuole superiori, crescevo e facevo nuove amicizie, sentivo dentro di me (e ci sono numerosi reperti cartacei a dimostrarlo) un grande impulso alla sperimentazione, una spinta alla creatività, la volontà di fare esperienze e di lasciare la mia impronta nel mondo. voglio trasportare un po’ di quello spirito che mi animava allora nel presente, rianimare una voce zittita da troppi indici sulla bocca.

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l’altro motivo è che il 1994 si è ripresentato nella mia vita prepotentemente in questi ultimi tempi anche attraverso quelle che sono le mie passioni, film, libri e musica. ho scoperto che l’arte in un certo senso invecchia insieme a noi, alcune creazioni vedono particolarmente il passare del tempo, tanto più sono nate intrise dal presente che le ha viste nascere, altre sembrano volare sulle nostre teste, in una dimensione atemporale e sappiamo che sono datate solo per il fatto che fanno parte di noi, ci hanno accompagnato attraverso tanti inverni. così, finalmente, ho letto l’ultima lacrima, di stefano benni, e vi ho trovato il seme di quella malinconia che poi benni ha sviluppato nel corso dei decenni, ho trovato una critica alla società ancora giovane, a volte ardita, a volte ingenua. ho visto, dopo vent’anni dalla volta in cui dissi di volerlo vedere, clerks – commessi, uno dei più acclamati film indipendenti di tutti i tempi, e ho percepito un’autenticità che la maggior parte delle commedie (in particolare quelle americane) non possiede. ho ascoltato l’album grace, di jeff buckley, non per la prima volta ma per l’ennesima, con orecchie vecchie e nuove insieme, e ogni nota ha vibrato dentro di me, in un tempo sospeso, e ancora riesce a diventare fuoco.

in qualsiasi anno stiate viaggiando, vi auguro i bagagli più leggeri, i più bei panorami e la migliore colonna sonora.

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