Black Mirror e gli interrogativi etici

Black Mirror è una serie tv che ha fatto molto scalpore. Quando vidi le prime due stagioni, e nessuno ne aveva mai sentito parlare, da buona amante delle produzioni britanniche particolari, ne andai subito pazza. Poi si è sparsa la voce dell’esistenza di una serie antologica capace di rivoltarti l’anima e tenerti sveglio la notte, senza mai sconfinare nell’horror vero e proprio, e Black Mirror è diventata la serie di culto che conosciamo. Il genere è quello fantascientifico, o ancor più precisamente distopico, e le riflessioni che scaturiscono dalle singole puntate riguardano sempre lo stretto legame dell’essere umano con le tecnologie e le conseguenze, spesso drammatiche e terrificanti, che possono derivarne.

Ultimamente si è sentito molto parlare della quarta stagione di Black Mirror. Come già era accaduto per la terza, che ha segnato il cambio di produzione, affidata ora alla grande azienda statunitense Netflix, anche questa stagione ha lasciato la maggior parte dei fan della serie parzialmente delusa, per non avervi ritrovato quel senso di devastazione, smarrimento e totale assenza di speranza che la caratterizzava in precedenza. In pratica nessuno ha da ridire sulla qualità altissima di questo prodotto, ma il pubblico, quasi unanime, ha gridato il suo disappunto per il cambiamento di tono, per la generale edulcorazione delle vicende narrate.

Ma non voglio soffermarmi su un dettaglio tanto evidente quanto irrilevante, quale è secondo me il cambiamento di Black Mirror. Nonostante la scontata influenza di mamma Netflix e di papà U.S.A., la scrittura della serie continua ad essere nelle mani di Charlie Brooker, ottimo sceneggiatore e profondo conoscitore del mondo dei mass media e di videogiochi. Quello che mi è sempre piaciuto di questa serie tv, e che continua a piacermi, è la capacità di portarmi all’interno delle storie che racconta e di suscitare degli interrogativi etici che non riguardano solo un ipotetico futuro, ma la vita che stiamo già vivendo e vedendo evolversi intorno a noi.

Quanto spazio ha la tecnologia nelle nostre vite? Quanto influisce sul nostro modo di pensare e di agire? Come sta cambiando la realtà attraverso l’uso che facciamo del web e dei social in particolare? A quali nuovi livelli di schiavitù stiamo andando incontro?

E anche la quarta stagione di Black Mirror offre buoni spunti di riflessione su questo tema.

Utilizzerei mai la realtà virtuale per prendermi una rivalsa su tutto ciò che non va nella mia vita? Per vendicarmi di qualcuno che non mi va a genio o che mi ha fatto soffrire? (USS Callister)

Imporrei il mio totale controllo su qualcuno che amo, con la convinzione di poterlo così proteggere? (Arkangel)

Accetterei che la privacy di tutti fosse costantemente violata, affinché la giustizia potesse punire incontestabilmente i colpevoli? (Crocodile)

Quanto vorrei che la tecnologia si spingesse oltre nel migliorare le nostre vite? Scegliendo i nostri partner (Hang the DJ), facendo tutto il “lavoro sporco”, trovando un espediente che ci permettesse di vivere per sempre (Black Museum)?

La maggior parte di questi quesiti etici (se non addirittura tutti) non riguarda un futuro immaginario, fantasioso e lontano da noi. Riguarda il nostro presente.

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7 risposte a "Black Mirror e gli interrogativi etici"

  1. Sono alla metà della quarta stagione e devo riconoscere di aver trovato anch’io l’assenza di mordente tipica delle prime due stagioni (anch’io ho visto le prime due quando ancora BM non era così popolare, su Sky). Tuttavia, resta un prodotto davvero sensazionale, il livello si mantiene comunque alto, e la riflessione del dopo visione ti resta dentro 🙂

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  2. Torno per aggiornarti: Il quinto mi sembra essere il più debole del secondo trittico. Hang the DJ e Black Museum, invece, vincono la palma di Migliori della Stagione. Quest’ultimo, in particolare, somiglia molto a White Christmas per struttura, diverse storie in una storia principale. Davvero ben fatto.

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      1. Il terzo non l’ho trovato esaltante, ma decisamente più buono del secondo (il peggiore stagionale per me). In linea generale, comunque, la stagione è promossa pienamente 😉

        Non conosco l’altra serie tv, annoto e ti dico 🙂

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  3. L’ho scoperta solo ora e me la sono scaricata tutta vedendo già le prime puntate. Serie davvero ben fatta con interrogativi molto intelligenti talvolta forse già superati dalla stessa realtà. Il guaio è che su questi interrogativi al momento nessuno è intenzionato a dare risposte quindi , probabilmente, il vivere in un futuro distopico sarà ciò che accadrà alle future generazioni. La nostra è una generazione ponte e credo che siamo fortunati ad aver vissuto questa epoca forse irripetibile…

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    1. È una sensazione che capisco bene… le risposte le cercano le persone che hanno la curiosità e l’intelligenza per farlo, ma il più delle volte queste persone non sono al potere. Ciò che l’uomo comune può fare – contro la distopia – è allenare il pensiero critico e praticare l’onestà.

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