Il salmone del dubbio e altre impressioni di settembre

Di solito mi vergogno di essere un’adulta tanto confusa, imperfetta, incompiuta. Allo stesso tempo non mi piace nascondere le mie debolezze, i miei limiti, per cercare di apparire una persona migliore. È quello che si fa, lo so, per sopravvivere, ma credo di aver sviluppato una certa intolleranza a questo atteggiamento, con tanto di sfoghi cutanei. Questa doppia sensazione non mi abbandona mai e mi rende selettiva nelle confessioni e rivelazioni che faccio persino a me stessa. La consapevolezza resta però un traguardo, che sia condivisa o meno, la capacità (e il coraggio) di guardarsi dentro e vedere quello che effettivamente c’è e quello che non c’è, quello che c’era e ha subito un processo di erosione. L’accettazione è un passo successivo in cui ancora non ho avuto successo.

In queste settimane ho letto Il salmone del dubbio, il libro di Douglas Adams che comprende per due terzi articoli e altri scritti saggistici, e per un terzo l’inizio di quello che forse sarebbe stato il volume numero tre dell’investigatore olistico Dirk Gently, oppure il numero sei della Guida galattica per gli autostoppisti. Tutto ciò che riesco a dire su questo libro è esclusivamente personale. È stato come conoscere più a fondo uno dei miei autori preferiti e salutarlo per un’ultima volta (anche se non si saluta mai uno scrittore un’ultima volta). È stato un po’ doloroso capire quante cose avrebbe potuto raccontarci ancora, quanto era lì pronto per essere vissuto e svelato e resterà invece un mistero. Il Dirk Gently che si trova nella corrente del salmone del dubbio è un individuo che comincia a indagare su se stesso, prende appunti quando qualcuno gli fa notare qualcosa di sé di cui non era consapevole, si lancia, con il suo inconfondibile stile, in una ricerca senza senso, pronto ad accogliere qualsiasi cosa verrà. Con questa lettura mi è stato ancora più chiaro perché amo Mr Adams: per il suo umorismo tutt’altro che fine a se stesso, e per il suo animo fanciullesco e avventuroso, che richiama il mio al gioco e alla sfida di un salto nel buio.

In queste settimane ho anche ripreso a pieno ritmo la visione di film e, soprattutto, serie tv, perché se c’è una cosa che faccio con regolarità è distrarmi dalla realtà. L’elemento davvero rilevante è che la maggior parte delle cose che guardo non è di genere fantastico, quindi non mi permette di evadere dal mondo così come lo conosciamo (con poche, peculiari, eccezioni – come Doctor Who, American Horror Story, o Castle Rock, che però ha sortito l’unico effetto di risvegliare in me la voglia di leggere Stephen King). Sono ormai consapevole di essere dipendente da un certo tipo di film e serie tv che soddisfino il mio bisogno di emozioni e di identificazione: Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, Demolition, Search Party, Atypical, Shameless, Kidding, sono solo alcuni titoli per tracciare un identikit dell’unico tipo di droga che il mio corpo sembra richiedere. Un messaggio reiterato di ricostruzione, di rivalsa, della necessità di liberarsi del vecchio per fare spazio al nuovo.

È stato un anno bello ricco di prove e consapevolezze, ed ora mi sento come se volessi iniziare qualcosa di nuovo ma ricadessi sempre nei vecchi meccanismi, che mi rendono un marchingegno inceppato. Ci sono diverse cose che sono capace di fare: prendere una buona abitudine e portarla avanti (non l’esercizio fisico, però); rinunciare a un cibo poco sano senza particolari rimpianti; studiare con regolarità per un test; provare esperienze/ambienti nuovi nonostante l’ansia sociale; mettere ordine tra le cose. Dovrei aggiungere che sono piuttosto brava a fare liste e schemi, ma non altrettanto brava a costruire cose (mobili o relazioni). L’attanagliante dubbio è che sia molto più importante quest’ultima cosa di tutto il resto.

Mi ripeto spesso che se riuscissi ad aiutare me stessa allora riuscirei finalmente ad aiutare gli altri, ma non mi sento mai abbastanza sicura, metto sempre in dubbio ogni cosa, atteggiamento totalmente fuori moda. Però ci sarà qualcuno, lì fuori, che si senta smarrito, insicuro, demotivato, non allineato alla società? Magari apprezzerà di non essere solo. Se poi fosse pure giovane, sappia che c’è qualcuno che sta peggio di lui e si senta rinvigorito da questo: hai tutto il tempo per capire cosa fare della tua vita, per stravolgerla magari, cambiare te stesso e punto di vista. A meno che non passi il tuo tempo a guardare serie tv e a vivere quelle vite, quelle emozioni, disabituandoti a guardare qualcuno negli occhi e a tutti i tempi morti che di norma in un film o in una serie verrebbero tagliati. Allora saresti fottuto, perché il tempo scorre veloce, velocissimo.

Ma niente panico, come la vecchia saggia megera di un libro di Douglas Adams, ti dico: puoi prendere esempio da me, se farai l’opposto di ciò che faccio io, andrà tutto bene.

2 pensieri riguardo “Il salmone del dubbio e altre impressioni di settembre

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